Taranto, sparatoria 10 feriti: convalidato fermo 37enne

“Pericolo di fuga, elevato livello di aggressività e atteggiamento tutt’altro che collaborativo”. Per questi motivi il gip del tribunale di Taranto ha convalidato il fermo del 37enne del rione Tamburi, rintracciato dagli agenti della Squadra mobile della città ionica, dopo aver sparato 6 colpi di pistola calibro 9 che hanno ferito 10 persone, in seguito a una lite avvenuta nel discopub di Capo San Vito (Taranto), la notte tra il 21 e il 22 luglio scorsi. La gip Rita Romano ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, così come chiesto dal pubblico ministero Enrico Bruschi, confermando le accuse di duplice tentato omicidio, aggravato da futili motivi, nei confronti di due ragazzi presenti alla serata perché il 37enne “poneva in essere atti diretti in modo non equivoco a cagionare la morte ” di 2 persone. Una sarebbe stata colpita al capo con la canna della pistola, arma subito dopo usata per esplodere 3 colpi che hanno ferito entrambi cagionando a una il “traumatismo dell’arteria femorale superficiale con ischemia dell’arto” e all’altra la “frattura del perone”. Contestate, inoltre, la detenzione e il porto di pistola, le lesioni personali.

Quanto al pericolo di fuga, la gip ha scritto che gli “elementi concreti sono rappresentati dalle circostanze che l’indagato si sia reso irreperibile, tra la notte e l’alba, presso i luoghi dove lo stesso dovrebbe essere abitualmente rintracciabile e che presso l’abitazione della compagna siano stati rinvenuti elementi indicativi del fatto che vi fossero preparativi in corso non soltanto per coprire le tracce del delitto, ma anche per rifornirsi di abiti puliti in vista di un’imminente fuga, preceduta dal momentaneo rifugio presso un ulteriore appartamento”. Rispetto alla pistola che ancora non è stata trovata, la gip ha evidenziato che, essendo stata nascosta, “ciò palesa l’intenzione di recuperare l’arma e pertanto la sua volontà di servirsene ulteriormente anche in vista di una fuga imminente”. Per la gip sussiste, inoltre, il pericolo di reiterazione del reato anche tenuto conto del fatto che l’indagato è “dotato di un elevatissimo grado di aggressività” e che “ha assunto un comportamento tutt’altro che collaborativo non intendendo rivelare il luogo in cui ha nascosto la pistola, verosimilmente al fine di poterla recuperare anche a mezzo di persone di sua fiducia”. Concreto e attuale, infine, è il pericolo di inquinamento delle prove “essendo ancora in corso le indagini finalizzate alla esatta ricostruzione dei fatti e del movente”.

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