“Le nostre relazioni con l’Italia proseguono senza intoppi a tutti i livelli. Ovviamente Trump è molto deluso con l’Italia e altri Paesi” sull’Iran, perché “ritiene che, in un momento in cui affrontavamo una minaccia che riguardava non solo noi ma l’intera Europa, molti Paesi europei non si sono dimostrati all’altezza della situazione e non hanno fatto abbastanza. Purtroppo l’Italia è tra questi”. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio in Bahrain rispondendo ad alcune domande dei giornalisti.
“Il sistema iraniano è guidato da religiosi, radicali, è sempre stato così e continua ad esserlo. Detto questo, dobbiamo anche gestire gli aspetti geopolitici della situazione, e c’è un’opera in corso: se hanno cambiato mentalità, o se cambiano il loro approccio alle relazioni con gli Stati Uniti e i paesi vicini, allora daremo a questo sistema la possibilita’ di funzionare. Forse è cambiato”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con i giornalisti al termine del suo incontro con i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo a Manama.”Non sto dicendo che sia cosi’. Sto dicendo che il presidente vuole verificare se è effettivamente così, e se lo è, lo scopriremo. Ma non lo scopriremo da quello che dicono. Lo scopriremo da quello che fanno. Li giudicheremo dalle loro azioni, metteremo alla prova questa ipotesi e vedremo. Nessuno dice che sara’ facile, perche’ penso che alla fine sappiamo che le persone che sono ancora ai vertici di quel governo sono persone che sono qui per la stessa teologia e la stessa mentalita’ di coloro che lo hanno guidato in passato. Hanno alcune persone nei rami politici che sembrano piu’ flessibili e piu’ disposte a lavorare con noi. Sono loro con cui stiamo negoziando. Vedremo come andrà a finire”, ha spiegato.
“Penso che siamo stati chiari, potete chiamarla tassa, potete chiamarla pedaggio, chiamatela come volete. Se chiedete denaro per usare lo stretto, non lo sosterremo, non lo tollereremo, non lo permetteremo. E credo che su questo punto ci fosse unanimità in quella stanza”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con i giornalisti al termine del suo incontro con i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo a Manama. “In sala ho detto che tasse e pedaggi per me sono la stessa cosa. Ok, se paghi qualcuno per andare li’, non mi interessa se lo chiami tassa, pedaggio o donazione, e’ un pedaggio. Lo definiremo così. Quella è la via navigabile internazionale. Non c’è una nazione sulla terra che sopporti il dover pagare soldi per attraversare lo stretto. E non e’ nemmeno fattibile”, ha evidenziato. “Non credo si possa sparare o affondare le navi che si rifiutano di pagare”, ha evidenziato Rubio.
”L’Italia e la Romania sono state esplicitamente nominate dal Segretario Generale della Nato come partecipanti all’aggressione contro l’Iran. Esse, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione e nelle atrocità di massa commesse contro le popolazioni iraniane a Minab, Lamerd, Teheran, Isfahan, Sanandaj, Hamadan, Tabriz, Shiraz, Bandar Abbas, e altrove”. Lo ha scritto su ‘X’ il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei.
Mark Rutte ieri a Fox News ha parlato di 500 aerei americani decollati dall’Italia per supportare ‘Epic Fury’ e questo, afferma Baqaei, ”è una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite: una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite”. Per questo, ha aggiunto, la Nato ”e i suoi singoli Stati membri che hanno partecipato a tale processo decisionale devono essere ritenuti responsabili di tutte le conseguenze”.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, ha accusato la Nato di “complicità” nella “guerra di aggressione illegale” lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Baghaei ha commentato le dichiarazioni rilasciate dal segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte, alla rete americana Fox News. Rutte aveva affermato che “500 aerei americani sono decollati da basi statunitensi in Italia” per sostenere l’offensiva del 28 febbraio, rivelando inoltre che l’aeroporto di Bucarest aveva ridotto i voli civili per lasciare spazio ai velivoli di rifornimento e che tra 4.000 e 5.000 aerei Usa erano partiti da basi europee durante il conflitto. “Si tratta di un’ammissione chiara e schiacciante della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite”, ha scritto Baghaei su X.
Pasdaran: “Nessuno attraversa Stretto senza autorizzazione”
I pasdaran hanno avvertito che nessuna nave potra’ attraversare lo stretto di Hormuz senza l’autorizzazione di Teheran e hanno minacciato di adottare “misure appropriate” contro chiunque violi questa disposizione. La questione del futuro del passaggio marittimo strategico per il commercio mondiale di idrocarburi, di fatto bloccato dall’Iran durante la guerra con Stati Uniti e Israele, continua a rappresentare uno dei punti più controversi nei negoziati tra Teheran e Washington. L’Iran sta valutando l’introduzione di “pedaggi” per il transito, una prospettiva respinta dagli Stati Uniti, che considerano Hormuz una “via navigabile internazionale”, nonostante lo stretto si affacci sulle coste iraniane e omanite. “La sola rotta autorizzata per il passaggio nello stretto di Hormuz è quella annunciata dalla Repubblica islamica dell’Iran”, hanno dichiarato i Guardiani della rivoluzione in un comunicato. Qualsiasi traversata effettuata senza autorizzazione iraniana è stata definita “inaccettabile e pericolosa” e sarà oggetto di “misure appropriate”.Nel testo, la forza d’elite critica inoltre “l’annuncio da parte di alcune autorità di una nuova rotta marittima”. Hormuz e’ un corridoio marittimo largo circa 30 chilometri che separa l’Iran dall’Oman. Secondo Teheran, l’unico percorso autorizzato per il traffico navale e’ quello che costeggia le acque iraniane. Il memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana tra Iran e Stati Uniti per porre fine alla guerra prevede che il passaggio delle navi commerciali attraverso lo stretto avvenga gratuitamente “solo per 60 giorni”
Teheran: “Italia spieghi complicità, ci saranno conseguenze”
“L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate dal segretario generale della Nato come partecipanti all’aggressione contro l’Iran. Essi, insieme a tutti gli altri Paesi europei che hanno sostenuto l’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perche’ hanno scelto di colludere in questo palese atto di aggressione e nella commissione di atrocita’ di massa contro le popolazioni iraniane a Minab, Lamerd, Teheran, Isfahan, Sanandaj, Hamadan, Tabriz, Shiraz, Bandar Abbas”. Lo scrive su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqei, commentando l’intervista di ieri di Mark Rutte a Fox News. “Si tratta di una chiara e schiacciante ammissione della complicita’ attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite: una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite.
Almeno 500 aerei statunitensi decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione Epic Fury contro l’Iran. Le parole pronunciate dal Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, in un’intervista a Fox News piombano sulla politica italiana con l’effetto di una bomba. L’annuncio riapre immediatamente il complesso dibattito sull’uso delle basi militari nel nostro Paese e sui limiti imposti dagli accordi bilaterali, in un momento già delicatissimo per le relazioni tra Roma e Washington, gelate dalle recenti tensioni tra Donald Trump e la premier Giorgia Meloni. Il tycoon americano, infatti, accusa da giorni il governo italiano di uno scarso impegno nel sostenere la strategia USA contro il regime degli Ayatollah.
La furia dell’opposizione e la replica di Tajani
La reazione delle opposizioni è stata immediata e compatta nel chiedere che il governo riferisca d’urgenza in Parlamento. “Crollano le favolette del governo e dei suoi trombettieri”, attacca duramente il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, chiedendo che la premier Meloni chiarisca subito la situazione davanti al Paese. Sulla stessa linea il Partito Democratico, con i capigruppo Francesco Boccia, Chiara Braga e l’eurodeputato Nicola Zingaretti che incalzano: “O Rutte è un bugiardo o Meloni ha mentito”.
In serata, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha cercato di gettare acqua sul fuoco, garantendo la massima trasparenza dell’esecutivo: “È una tempesta in un bicchier d’acqua, il governo riferirà alle Camere con grande chiarezza”.
La Difesa frena: “Solo voli logistici, nessun attacco”
Per arginare le polemiche, il Ministero della Difesa è intervenuto con fermezza attraverso due note ufficiali. Via XX Settembre non ha smentito l’alto numero di voli, ma ha precisato la loro reale natura: si è trattato esclusivamente di missioni di supporto logistico e tecnico. “Sorprende che il Segretario della NATO, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, diffonda un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”, si legge nella nota della Difesa. Il ministero ha poi ribadito che l’Italia autorizza solo i transiti previsti dai trattati, i quali “escludono totalmente le attività cinetiche” (ovvero i raid d’attacco).
Il dietrofront della NATO alla vigilia del vertice
A distanza di poche ore, vista la gravità del caso, la NATO è corsa ai ripari da Bruxelles per ridimensionare le parole di Rutte. Un funzionario dell’Alleanza ha minimizzato spiegando che il Segretario Generale voleva solo sottolineare il rispetto degli accordi bilaterali da parte dell’Italia e ha confermato che il supporto fornito “riguarda unicamente la logistica o l’assistenza tecnica”.
Il caso resta comunque scottante e si inserisce in una vigilia geopolitica ad altissima tensione. L’uscita di Rutte – considerato molto vicino alle posizioni della Casa Bianca – è arrivata proprio mentre Giorgia Meloni atterrava a Berlino per il vertice E5 con i leader di Germania, Francia, Regno Unito e Polonia, un summit blindato per fare quadrato proprio in vista del turbolento vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio. Vertice a cui prenderà parte, in video collegamento, lo stesso Rutte.
Trump dopo “lo schiaffo” sull’Iran apre il fronte interno: scontro totale con il Senato
Archiviato, almeno parzialmente, il conflitto esterno con l’Iran, Donald Trump sposta la linea del fronte direttamente all’interno del suo partito. Dopo aver incassato uno schiaffo simbolico dal Senato proprio sulla gestione della crisi in Medio Oriente, il presidente americano ha deciso di passare alla controffensiva congelando l’agenda legislativa bilaterale e trasformando le storiche celebrazioni per il quarto di secolo degli Stati Uniti in un maxi raduno politico a pochi mesi dalle elezioni di medio termine.
Il ricatto sulle case e la caccia ai “traditori”
La prima mossa del tycoon è stata l’improvviso annullamento della cerimonia di firma di una legge bipartisan sull’edilizia abitativa, un provvedimento molto atteso e approvato a larga maggioranza da Camera e Senato per calmierare i costi delle case arrivati alle stelle. “Tutto cancellato fino all’approvazione del Save America Act”, ha tuonato Trump, usando la firma come moneta di scambio per far passare la sua controversa riforma elettorale, che mira a vietare il voto federale ai non cittadini.
Il provvedimento era stato bocciato alla Camera Alta a inizio mese a causa del voto contrario di quattro senatori repubblicani: Susan Collins, Lisa Murkowski, Mitch McConnell e Thom Tillis. Furioso per lo strappo, il presidente ha alzato il livello dello scontro anche con il leader della maggioranza al Senato, John Thune. Quest’ultimo gli ha ribadito di non avere i numeri per approvare la riforma, finendo nel mirino del presidente ma incassando la gratitudine di molti colleghi a Capitol Hill, che vedono nella sua resistenza un modo per proteggere i moderati e salvare la maggioranza repubblicana a novembre.
Lo schiaffo e il pranzo ad alta tensione
La tensione è emersa chiaramente durante un pranzo tra Trump e i senatori a Capitol Hill, arrivato all’indomani di un voto pesantissimo: l’approvazione di una risoluzione del 1973 (la famosa War Powers Resolution introdotta ai tempi di Richard Nixon dopo il Vietnam) che intima la fine delle ostilità in Iran senza l’esplicita autorizzazione del Congresso. Sebbene la misura non abbia valore di legge, rappresenta un durissimo segnale politico delle profonde lacerazioni interne al Grand Old Party.
Il Mall di Washington diventa un raduno MAGA
In questo clima di guerra fratricida, a Washington sono iniziate le celebrazioni ufficiali per i 250 anni della nascita degli Stati Uniti, che il presidente ha virato in chiave fortemente elettorale. Il monumentale Mall di Washington, il parco che unisce Capitol Hill al Lincoln Memorial, è stato trasformato nel palcoscenico di un mega comizio blindato.
Molti artisti inizialmente in scaletta – tra cui i Commodores, Martina McBride e Young MC – hanno cancellato le loro esibizioni per evitare che la propria immagine venisse associata a un raduno del movimento MAGA. Al loro posto, sul palco sono saliti fedelissimi del tycoon come Lee Greenwood, autore dell’inno God Bless the USA, e la cantante country Alexis Wilkins, legata sentimentalmente al direttore dell’FBI Kash Patel.
L’attrazione principale è diventata così lo stesso Trump, che su Truth ha annunciato la sua presenza autocelebrandosi con la consueta iperbole: “Porterò sul palco l’uomo che attira un pubblico molto più vasto di quanto facesse Elvis all’apice del successo, e ci riesce senza chitarra. L’uomo che alcuni definiscono il più grande presidente della storia”.
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