Stop all’utero in affitto, il governo Meloni detta la linea all’Onu: “Donne e bambini non sono merce”

Il governo Meloni guida il fronte delle nazioni che intendono fermare il business globale dell’utero in affitto: un affare da 30 miliardi di dollari l’anno che vede donne e bambini trattati alla stregua di merce. All’Onu prende in questi giorni forma una coalizione internazionale sostenuta dall’Italia e dal Vaticano per arrivare a una moratoria mondiale sulla maternità surrogata.

L’Italia si conferma all’avanguardia nella difesa della dignità della donna e dei diritti dei minori. Dopo aver introdotto il reato universale di maternità surrogata, il governo guidato da Giorgia Meloni porta ora la sua battaglia sul piano internazionale. A Ginevra, durante una sessione delle Nazioni Unite dedicata ai diritti umani, è stato compiuto un passo importante verso la costruzione di una coalizione di Stati favorevoli a una moratoria globale sull’utero in affitto.

“Oggi le nuove forme di patriarcato sono pratiche come l’utero in affitto, legale in alcuni Paesi ma non in Italia. È una pratica che offende la dignità femminile e riduce le donne a produttrici di qualcosa che non è più una maternità. Un bambino che non è il loro bambino”. Parole forti quelle del ministro per la Famiglia e le pari opportunità Eugenia Roccella dai microfoni dell’incontro “Patria è famiglia” a Palermo. La maternità “per altri”, lascia intendere, è una pratica molto imparentata con la violenza sulle donne.

Roccella: l’utero in affitto è una nuova forma di patriarcato
“Questa è davvero una commercializzazione dei bambini. E un modo di considerare le donne profondamente lesivo della libertà e della dignità femminile. Non si toglie un bambino a una mamma e non si toglie una mamma a un bambino”. Così il ministro Roccella che ha ribadito come questo governo abbia sempre messo al centro la famiglia, la natalità e anche le pari opportunità. “Lo abbiamo fatto mettendo in campo risorse consistenti sin dalla prima finanziaria, ormai quasi 5 miliardi. Abbiamo iniziato aumentando i congedi parentali e stiamo continuando a farlo. Quest’anno – ha ricordato Roccella – abbiamo deciso di mettere risorse sul bonus da mille euro per i nuovi nati perché l’assegno unico è sotto procedura d’infrazione in Europa. E abbiamo aumentato i rimborsi per gli asilo nido”.

“Le nostre preoccupazioni in merito al drammatico calo della natalità italiana si sono tradotte in misure concrete che hanno già dato risultati sul piano dell’occupazione femminile e speriamo che, coi tempi lunghi necessari, li diano anche sul piano delle nascite”. Infine un ‘chiarimento” sulla narrazione delle opposizioni sulla manovra del governo. “Non c’è stato alcun taglio alla sanità, questa è proprio una notizia falsa. Non c’è mai stato un investimento nella sanità come da parte del nostro governo. I problemi della sanità sono tanti e sono dovuti a molto fattori di cui tanti ereditati dal passato”, ha detto commentando

Utero in affitto: un business da 30 miliardi di dollari
Al Consiglio Diritti Umani è intervenuta Reem Alsalem, relatrice speciale dell’Onu sulla violenza contro le donne e le ragazze, che già nel 2025 aveva inserito la Gpa tra le forme di violenza. A Ginevra ha presentato un rapporto specifico sulle madri; povertà, discriminazioni, marginalità economica, migrazioni e guerre si accaniscono contro di loro. Con la Gpa, con il suo giro d’affari stimato tra i 23 e i 32 miliardi di dollari, le madri surrogate sperimentano molte forme di violenza e discriminazione, tra cui sfruttamento, manipolazione psicologica e dipendenza. Se il bambino non corrisponde a ciò che era stato pattuito, i contratti tra i genitori committenti e la donna che porta avanti la gravidanza possono prevedere l’aborto forzato. Esiste poi il trauma da separazione forzata del neonato subito dopo la nascita.

L’Italia protagonista all’Onu
A promuovere il confronto è stata la delegazione italiana, impegnata da tempo nel denunciare i rischi legati alla maternità surrogata. Nel corso dell’incontro è emersa la volontà di arrivare a una dichiarazione politica condivisa che ribadisca principi fondamentali: la dignità della persona, la tutela delle donne e la protezione dei bambini. Una linea che si inserisce perfettamente nell’azione portata avanti dall’esecutivo Meloni, che ha fatto della difesa della natalità, della famiglia e dell’infanzia uno dei cardini della propria agenda politica.
Roccella: «Serve una risposta internazionale»
«La Dichiarazione – ha rilanciato il ministro per la famiglia Eugenia Roccella nell’incontro di presentazione di lunedì 22 giugno – riafferma principi già sanciti dagli strumenti fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani. La Dichiarazione ora viene sottoposta al vaglio della diplomazia internazionale: il primo obiettivo è l’adozione di una moratoria internazionale sulla Gpa, ma l’orizzonte è lo sviluppo di un quadro giuridico internazionale per abolirla in tutto il mondo. «Collaboriamo – ha continuato il ministro italiano – per garantire che le donne siano protette dallo sfruttamento, che i bambini siano tutelati dalla mercificazione e che la dignità umana rimanga al centro di ogni politica che perseguiamo». «La dignità umana fondamentale non può dipendere dai confini geografici», ha concluso Roccella.

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