Stato di emergenza: non si andrà oltre il 31 marzo

E’ quanto ha dichiarato il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. Cadrebbero anche e misure ad esso legate.

La necessità di entrare in una nuova ottica della gestione pandemica è oramai tema di strettissima attualità. L’Oms ha detto chiaramente che potremmo entrare in una nuova fase, con una plausibile speranza di stabilizzazione, ma che è comunque “troppo presto per abbassare la guardia”.

Dunque è necessario, in attesa di capire se la variante Omicron segnerà l’attesa endemizzazione del virus, mettere in campo una serie di strategie. Che possano fare a meno delle misure legate allo stato di emergenza, che non verrà prorogato. Ecco cosa potrebbe accadere.

Nuove strategie

Detto che che il grande merito della stabilizzazione è da imputare ai vaccini, che, nonostante il numero ancora elevato di contagi, hanno abbattuto drasticamente il numero di ricoveri e morti, le armi da sfruttare nel prossimo futuro sono: Una “forte” sorveglianza e monitoraggio di queste nuove varianti, un’elevata diffusione della vaccinazione e delle terze dosi e un accesso equo e a costi abbordabili agli antivirali. Ma anche test mirati, la protezione dei gruppi ad alto rischio con mascherine di alta qualità e il distanziamento fisico se e quando appare una nuova variante.

Stato di emergenza: stop proroghe

“Non serve mettere fine al sistema dei colori come chiedono le Regioni. I contagi stanno calando“. E’ quanto dichiara all’Agi il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. “L’ondata dura dai 40 ai 60 giorni circa. La proroga allo stato di emergenza che scade il 31 marzo – conclude – “non ci sarà”.

In tal caso, con la fine dello stato d’emergenza, decadrebbero automaticamente tutte le normative associate ad esso. Tra queste l’uso del Green Pass sui trasporti e sui luoghi di lavoro, sebbene la certificazione vaccinale resterà necessaria per alcuni mesi. Il certificato verde “rafforzato” oltre che per entrare in ristoranti e bar al chiuso, teatri, cinema, sale concerto, stadi, feste (ad eccezione di quelle conseguenti alle cerimonie civili o religiose) e cerimonie pubbliche, è necessario fino alla fine dello stato di emergenza anche per accedere a musei, piscine e centri benessere al chiuso, palestre, centri termali e parchi divertimento, centri culturali e ricreativi al chiuso, sale gioco, sale bingo e casinò.

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