GIUSEPPE CONTE POLITICO , MOVIMENTO CINQUE STELLE

Spese militari e crisi di governo

La guerra in Ucraina rischia, indirettamente, di provocare una crisi di governo in Italia. O almeno è quello che si sta temendo in questi giorni, con Giuseppe Conte che ha avviato un braccio di ferro con il suo successore a Palazzo Chigi. Il leader del M5S ha fatto tremare i palazzi del potere sulla tenuta della maggioranza, tanto da rendere necessario un colloquio tra Mario Draghi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il leader pentastellato Giuseppe Conte ha incontrato il premier per opporsi chiaramente all’aumento della spesa militare. Una questione care al Movimento 5 Stelle, perché, come ha ribadito l’ex inquilino di Palazzo Chigi, “le priorità degli italiani sono altre”.

Conte ha dichiarato di aver avuto un confronto “chiaro, franco e sincero” con Mario Draghi, e non aver mai messo in discussione gli accordi presi con la Nato. Ai cronisti ha detto però di ritenere “improvvido” l’aumento della spesa militare.

Dopo la riunione è arrivata dal Governo quella che è sembrata una dura risposta, senza possibilità di replica, a Giuseppe Conte. Palazzo Chigi “intende rispettare e ribadire con decisione gli impegni Nato sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil. Altrimenti verrebbero meno gli impegni presi dalla maggioranza”.

Come a dire che senza l’aumento cadrebbero le condizioni per la continuazione dei lavori da parte dell’esecutivo. Si innescherebbe una crisi di governo che porterebbe alla caduta di Mario Draghi e a un nuovo giro di consultazioni che arriverebbe in un momento particolarmente difficile.

La nota del Governo parla però anche dei numeri dei governi Conte, smentendo la nuova vocazione pacifista del leader pentastellato. “Il bilancio della Difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale al 2008. Nel 2018 si registravano circa 21 miliardi di euro, nel 2021 24,6 miliardi, un aumento del 17%”.

Tra il 2021 e il 2022, invece, la differenza sarà di 26 miliardi di euro” a causa di un “aumento del 5,6%”. Numeri di gran lunga inferiori a quelli dei governi precedenti a maggioranza pentastellata, con aumenti della spesa di più dell’8% all’anno.

Durante la puntata del 29 marzo della trasmissione DiMartedì, condotta da Giovanni Floris su La7, Giuseppe Conte ha dichiarato di non aver sollevato alcuna crisi di governo. E che l’incontro tra Mario Draghi e Sergio Mattarella non riguarda la tenuta dell’esecutivo.

Il premier “avrà pure il diritto di informare il presidente”, ha commentato riguardo la salita al Colle. Per poi sottolineare che il Movimento 5 Stelle sostiene il Governo e ha detto sì agli aiuti finanziari, umanitari e militari all’Ucraina.

La posizione dei pentastellati è quella di evitare il finanziamento della Difesa attraverso la riduzione della spesa per le misure previdenziali e assistenziali, come il reddito di cittadinanza, bandiera del M5S.

Giuseppe Conte ha sottolineato che spesso e volentieri gli altri Paesi non rispettano gli accordi con la Nato, e non sarebbe così straordinario bloccare, almeno temporaneamente, l’incremento della spesa e la “corsa al riarmo”, come l’ha definita.

Si va quindi verso la crisi di governo? È improbabile che Giuseppe Conte voglia percorrere questa via. Possibile ipotizzare invece che i gialli faranno di tutto per fermare l’aumento della spesa facendo leva sui propri numeri in Parlamento, senza i quali Mario Draghi avrebbe le mani legate.

Proprio il premier potrebbe però giocare la carta della fiducia, e a quel punto mettere alle strette il Movimento 5 Stelle: o con lui e l’aumento della spesa, o cadrà il Governo.

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