Sovaldi, epatite C e tanto rumore per nulla

Sono appena trenta gli italiani che finora hanno potuto giovarsi del “superfarmaco” contro l’epatite C, quello in grado di eradicare, cioè sconfiggere definitivamente il virus, dopo che è stato chiuso il programma di “uso compassionevole”, poco meno di 900 i pazienti che vi sono rientrati.  Il numero è venuto fuori lunedì 26 gennaio, quando il direttore dell’ Agenzia del farmaco (Aifa), Luca Pani, ha presentato con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, i dati dell’Osservatorio sui consumi di medicinali (Osmed) nel nostro Paese nei primi nove mesi del 2014. Ebbene, come si ricorderà, dopo mesi di grancassa e polemiche sull’efficacia e, soprattutto, sul costo, l’Aifa e l’azienda produttrice di sofosbuvir (Gilead) avevano trovato un accordo sul prezzo di rimborsabilità del medicinale da parte del Servizio sanitario pubblico. Lo scorso 5 dicembre, infatti, nella Gazzetta Ufficiale era stata pubblicata la determina Aifa che rendeva possibile la commercializzazione di Sovaldi, questo il nome commerciale del farmaco. Certo, a un prezzo tutt’altro che “popolare”: 70 mila euro per ciclo di trattamento per chi volesse comprarselo di tasca propria; un bel po’ meno, ma non proprio “low”, il costo per il Ssn: 40 mila euro. Non per nulla, la legge di Stabilità ha previsto un fondo di 1,5 miliardi di euro “per i farmaci innovativi”. Una cifra che, comunque, sarebbe largamente insufficiente per trattare i circa 50 mila italiani con malattia epatica grave causata dall’Hcv, non tutti, però, colpiti dai ceppi curabili con sofosbuvir, per non parlare dei 300 mila che comunque hanno avuto una diagnosi certa. Fatto sta che, a oggi, solo sei Regioni sono state in grado di erogare il farmaco, tra cui Lombardia ed Emilia Romagna. Ma «c’è troppa frammentarietà e discrimine», ha detto Pani. Perciò abbiamo chiesto alle Regioni di individuare i centri dove somministrare il nuovo farmaco per l’epatite C accelerando tutto il processo, ha annunciato il ministro Lorenzin, perchè ci sono 50 mila casi di cui occuparsi. Non si può ritardare nemmeno di un mese perchè si tratta della vita o della morte di persone.

Clementina Viscardi

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