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Sold out per Beatrice Rana a Santa Cecilia, un recital di pura emozione.

Sala Sinopoli sold out per il recital della pianista pugliese tra Prokof’ev, Debussy e Čajkovskij. Due bis, applausi lunghissimi e un’interpretazione che va oltre il virtuosismo. Il suono respira, vibra, commuove.

Sala Sinopoli esaurita da giorni, un’attesa densa e partecipe. Mercoledì 28 gennaio, il ritorno di Beatrice Rana all’Auditorium Parco della Musica si è confermato uno degli appuntamenti più sentiti della stagione cameristica di Santa Cecilia. Più che un semplice recital, il suo è stato un incontro, un momento di condivisione profonda tra artista e pubblico.

Reduce dalle recenti tappe al Teatro San Carlo e alla Scala di Milano, Beatrice Rana arriva a Roma nel pieno di una stagione internazionale di altissimo profilo. Eppure, in sala, non c’è distanza, non c’è solennità che separi, la sua presenza è raccolta, autentica, intensamente comunicativa. L’ingresso in scena la vede con il medesimo abito delle ultime apparizioni, iconico, totemico quasi, un segno riconoscibile di questo periodo della sua vita illuminato dall’annuncio della prima gravidanza, ci restituisce l’immagine di un’artista in uno stato di pienezza serena, quasi luminosa, che sembra riflettersi immediatamente nel suono.

Il programma, costruito come un percorso teatrale ed emotivo, attraversa mondi molto diversi, da Prokof’ev a Debussy, passando per Čajkovskij, ma ciò che colpisce non è il contrasto tra gli stili, quanto la continuità dell’intensità con cui tutto viene vissuto e trasmesso.

Beatrice Rana non si limita a suonare, lei respira con il pianoforte. Il fraseggio nasce da un impulso naturale, fisico, e il suono appare come un’estensione del gesto e del pensiero, dove nulla è freddo né dimostrativo. Anche nei passaggi più complessi, ciò che arriva in platea non è la difficoltà superata, ma l’emozione che attraversa la musica.

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Nelle pagine da Romeo e Giulietta di Prokof’ev, il pianoforte si fa teatro, tensione, slancio, delicatezza convivono in un racconto che sembra animarsi davanti agli ascoltatori. Con il secondo libro degli Études di Debussy, il clima si raccoglie in una dimensione più interiore, fatta di colori, sfumature, respiri sottili e la musica sembra vibrare nell’aria prima ancora che nelle corde. Nella suite dallo Schiaccianoci di Čajkovskij nell’arrangiamento di Pletnev, emerge un lato più luminoso e giocoso, dove il virtuosismo si trasforma in leggerezza, in movimento, quasi in danza.

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A chiudere il recital, la Sonata n. 6 di Prokof’ev porta tutto in una zona più scura e intensa, dove l’energia si fa concentrata, trattenuta, profondamente espressiva. Anche qui, però, non c’è mai durezza fine a sé stessa, il suono resta vivo, vibrante, attraversato da intenzioni chiarissime.

La forza di Beatrice Rana, artista dalla statura tecnica e interpretativa riconosciuta a livello internazionale, sta proprio nella capacità di farla dimenticare quella tecnica. Il virtuosismo diventa linguaggio emotivo, la complessità si trasforma in immediatezza, la forma musicale si fa esperienza viva. Il pubblico lo sente chiaramente e il silenzio è carico, l’ascolto è totale, gli applausi finali hanno il suono della gratitudine.

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Richiamata più volte sul palco, la pianista concede due bis (lo Studio op. 2 n. 1 di Skrjabin e lo Studio per le 8 dita di Debussy) come naturale prolungamento di un dialogo già aperto, in un clima di bellissima condivisione.

Si esce dalla sala con una sensazione semplice e preziosa, quella di essere stati toccati nel profondo ed è forse proprio questo lo spirito con cui andrebbe ascoltata Beatrice Rana, non per verificare una grandezza già nota, ma per lasciarsi attraversare dal suono, dal respiro, dalla vibrazione che riesce a creare.

Il suo pianoforte non impressiona soltanto, ma commuove!

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BEATRICE RANA
pianoforte

Mercoledì 28 gennaio 2026 20.30
Sala Sinopoli

Prokofiev da Romeo e Giulietta Op. 75:

No. 6 I Montecchi e i Capuleti
No. 7 Frate Lorenzo
No. 4 Giulietta, giovane ragazza
No. 8 Mercuzio

Debussy Études: Libro II
Čajkovskij/Pletnev Lo Schiaccianoci, suite
Prokofiev Sonata n. 6

Concerto trasmesso in diretta da Rai RadioTre

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Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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