Siria: gli Usa verso attacco, Pentagono prepara intervento di 3 giorni

Nonostante gli appelli alla pace e l’indecisione dell’Europa,che sull’ipotesi di una guerra alla Siria, si mostra divisa, gli Usa sono sempre più convinti che ricorrere alle armi sia l’unica strada percorribile.  A dimostrazione di ciò, il Pentagono sta pianificando l’invio di raid aerei in Siria, nel corso .di tre giorni, piu’ lunghi e intensi rispetto a quanto originariamente programmato. La notizia arriva direttamente dal Los Angeles Times. Secto americano consisterebbe nell’invio di un  massiccio sbarramento di missili, seguito rapidamente da altri attacchi contro obiettivi non distrutti dopo l’attacco iniziale, secondo responsabili del Pentagono citati dal giornale. Secondo il quotidiano, la Casa Bianca ha chiesto un elenco ampliato di obiettivi per includerne “molti di più” rispetto alla lista iniziale di 50

Il regime di Assad è “responsabile” del peggior attacco con armi chimiche del 21esimo secolo. “Noi siamo gli Stati Uniti e non possiamo chiudere gli occhi davanti alle immagini che abbiamo visto”, anche se è accaduto “dall’altra parte del mondo”. Lo afferma il presidente americano, Barack Obama, nel discorso del sabato.

Un’azione limitata, senza truppe di terra: “non sarà un altro Iraq o un altro Afghanistan”, ha poi ribadito Obama nel discorso settimanale, sottolineando che ”qualsiasi azione” contro il regime siriano sarà limitata, in termini di portata e di tempo”.

”Non solo un attacco alla dignità umana” ma anche una “seria minaccia alla nostra sicurezza nazionale. C’e’ un motivo perchè i governi che rappresentano il 90% della popolazione mondiale” si sono accordati sul divieto di uso di armi chimiche. Il presidente Usa ha sottolineato che le armi chimiche non causano solo morte e distruzione ma possono cadere nelle mani di terroristi che vogliono “farci male”

Una decisione “solenne” non presa alla leggera. Cosi’ Barack Obama spiega la sua decisione di agire militarmente contro il regime siriano. “Come leader della più antica democrazia costituzionale al mondo, so che il nostro Paese è più forte e le nostre azioni piu’ efficaci se agiamo insieme. E’ per questo che ho chiesto al Congresso” di votare.

La Germania ha deciso di unirsi all’appello contenuto in un documento firmato ieri a margine del G20 da 11 Paesi – tra cui l’Italia – per una reazione internazionale “forte” dopo l’attacco con armi chimiche del regime di Assad. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Guido Westerwelle. Berlino non aveva firmato il documento. “Dopo aver visto questa posizione eccellente e molto saggia dell’Unione europea, la cancelliera Merkel ed io abbiamo deciso di sostenere” la dichiarazione firmata da 11 Paesi a margine del G20, ha spiegato Westerwelle. Nel documento si sostiene la necessità di una risposta “forte” della comunità internazionale all’attacco chimico compiuto da Assad ma non c’è alcuna menzione all’uso della forza e all’attacco voluto da Stati Uniti e Francia.

La posizione italiana. Intanto l’Italia frena ancora sull’intervento. L’Italia ha ”un’alleanza strategica con gli Usa”, ma mantiene ”una differenza sul metodo di reazione” in Siria, ha detto Emma Bonino a Vilnius definendo ”impensabile” un’azione militare senza l’Onu. ”Se poi mi vogliono far passare per anti-americana, a me poverina…”, ha chiosato la titolare della Farnesina allargando le braccia. La Francia e’ stata ”chiarissima”: attenderà il rapporto degli ispettori dell’Onu prima di partecipare a un’eventuale azione militare in Siria, ha detto Emma Bonino. Bonino ha poi aggiunto di ritenere che gli stessi Stati Uniti terranno conto di questa decisione di Parigi, annunciata ieri dal presidente Francois Hollande a margine del G20 di San Pietroburgo e confermata a Vilnius dal suo ministro degli Esteri, Laurent Fabius.

L’Unione europea ha “espresso una voce unica nell’indignazione dell’uso delle armi chimiche in Siria”, ha detto Emma Bonino. “Siamo convinti che ciò non si debba ripetere e che i responsabili ne debbano rispondere alla Corte penale internazionale, e concordiamo di aspettare il rapporto degli ispettori e le conseguenti decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha aggiunto.

Ong, 10mila bimbi trucidati da inizio conflitto – “Più di 10mila bambini sono stati trucidati in Siria dall’inizio del conflitto dalle forze armate del regime di Damasco”. Lo afferma la Rete siriana dei diritti umani, una ong con sede a Londra, vicina all’opposizione. Tra questi 2.305 avevano meno di dieci anni.

 

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