Siri è stato messo al governo da Arata? Spuntano i nomi di Berlusconi e Salvini

Proseguono le indagini sul caso Siri e le informazioni a disposizione degli inquirenti si moltiplicano in poco tempo in seguito alla decisione di Nicastri di collaborare con le autorità. Le informazioni comunicate sono tutte da confermare ma rappresentano una pista. Secondo le ultime ipotesi, Armando Siri potrebbe essere stato messo al governo proprio da Arata, che avrebbe smosso le acque con una serie di telefonate anche ad esponenti politici.

L’indiscrezione, pericolosa per la Lega, arriva dalle colonne del ‘Corriere della Sera’. Arata si sarebbe mosse nelle maglie della politica per favorire l’inserimento di Siri nella squadra dei sottosegretari.

Nelle registrazioni tra Arata senior e suo figlio, il re dell’eolico comunica che Arata, se fosse entrato nella squadra di governo, avrebbe agevolato l’approvazione di determinati decreti. I servizi, sempre stando alle registrazioni, avrebbero avuto un costo economico. I famosi 30.00 euro dell’intercettazione.

Il quadro che emerge coinvolge politici italiani di primo ordine, ma anche l’ambasciatore degli Stati Uniti, tanto per citare alcuni dei profili emersi. Gli investigatori dovranno confermare o meno le informazioni a disposizione. Nei virgolettati di Arata riportati dal CorSera emergono nomi di primo piano della scena politica italiana. Quello di Berlusconi, ad esempio, che avrebbe contattato Siri, e quello di Matteo Salvini. “Salvini non sa dove mettere Armando, poi io gli ho detto che deve fare il viceministro con la delega dell’energia e lui lo ha chiesto a Salvini e Salvini ha chiamato anche casa nostra ieri“.

Se un contatto telefonico tra Berlusconi e Siri ci sarebbe stato, non sembrano esserci prove di una telefonata di Matteo Salvini al suo sottosegretario. Non nei tempi dell’intercettazione degli Arata almeno. Gli Arata (e chi per loro) avrebbero provato a caldeggiare il nome di Arata anche presso il Colle, non trovando però terreno fertile in casa Mattarella.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, torna a parlare del caso di corruzione che ha coinvolto l’ex sottosegretario ai Trasporti, Armando Siri, e l’imprenditore Paolo Arata: “Siamo orgogliosamente dei rompiscatole. Ho letto un’intercettazione in cui si dice che il Movimento 5 Stelle rompe le scatole, per non dire un’altra cosa e ferma emendamenti che dovevano servire a far fare business a un certo Arata, in combutta con Nicastri che, si dice, sia il prestanome di Matteo Messina Denaro”, afferma a margine del Giffoni Film Festival:”Se, a volte, diciamo qualche no, è perché i nostri no servono ad arginare interessi loschi che si stavano anche aggirando intorno a questo Governo”, continua il vicepresidente del Consiglio pentastellato, rispondendo alla stampa. Già in mattinata, comunicando la sua partecipazione al Festival, ha scritto: “Un po’ di positività ci vuole, con tutte queste notizie che intossicano le giornate. Tipo questa storia di Arata che è inquietante. Diceva che siamo dei “rompic…” mentre parlava con la mafia. Un’altra medaglia al valore per il MoVimento 5 Stelle. Vedete che facciamo bene a dire NO quando serve? Anche perché di mio ho sempre diffidato da chi dice di SÌ a tutto e a tutti.  Badate bene, la legalità non è uno slogan, abbiamo un Paese corrotto da nord a sud, nessuno investe più da noi. Se da fuori ci vedono ancora come “spaghetti e mafia” è perché i partiti ancora si imbarcano questa gente”.

 

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