Simonetta Matone su Lavitola e Ranucci: ‘Qualcosa non torna, se fossi io il Pm…’

I silenzi di Ranucci, la confessione di Lavitola che non convince i magistrati, quella strana telefonata in codice tra i due il giorno delle perquisizioni, il ruolo tutto da definire del convitato di pietra/factotum Tavares, il tam tam impazzito sulla possibile mossa con boomerang incorporato di Conte e Schlein di valutare la candidatura del giornalista a un anno dalle elezioni. E, come se non bastasse, Selvaggia Lucarelli: che sul Corriere della sera compie la seconda incursione (della prima abbiamo dato conto ieri) nel nebuloso mondo del “cavaliere senza macchia” e nel teatro dell’informazione italiana.

Come? Con una rilettura del libro e del suo autore. E nulla è più divertente della collisione tra due colossali e inossidabili ego. Da una parte, allora, il “sacerdote del moralismo d’inchiesta”, l’infallibile conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Dall’altra Selvaggia Lucarelli, pronta con la penna intinta nel cianuro a dissezionare le debolezze di un giornalista uomo-simbolo della sinistra, e i suoi feticci. E il tutto mentre, sebbene non sia stata fissata ancora una data precisa, il Corriere della sera tra gli altri rinvia ancora oggi a una possibile nuova audizione in Procura del giornalista Rai: «Si tratta di appurare – scrive il quotidiano – perché mai Ranucci abbia tenuto fin qui per sé alcune circostanze.

Ranucci, e due. O meglio, seconda puntata: Selvaggia Lucarelli torna all’attacco
La rampa di lancio della nuova bordata è La scelta, l’autobiografia che il buon Ranucci ha dato alle stampe nel 2024 presentandola come un monumento di trasparenza. Sì, perché è proprio lì che Lucarelli affonda la lama. Lì, dove la presunta «autobiografia con il rigore dell’inchiestista», si trasforma magicamente in un «testo romanzato» non appena la stampa inizia a chiedergli conto degli episodi più imbarazzanti.

La giornalista dal “Corriere” fa pelo e contropelo al libro del conduttore di “Report” e al suo autore
Scrive infatti il Corriere: «Lucarelli rimarca la mancata onestà intellettuale di Ranucci, che ha sempre presentato il libro come un’autobiografia raccontata – parole dell’autore – «con lo stesso rigore del Ranucci inchiestista». Salvo poi trasformarlo in un autoritratto che contiene “parti romanzate” dopo l’uscita di articoli critici che riportavano “vari episodi controversi (dalla relazione sessuale con una stagista di Report, a quelle con alcune fonti delle sue inchieste)”. “A questo punto – scrive Lucarelli – la domanda è: La scelta è davvero un memoir con alcune parti romanzate, oppure è un’autobiografia vera, spudorata e a tratti molto imbarazzante, dalla quale oggi il suo autore prende le distanze?”».

Selvaggia Lucarelli gliele suona e le canta a Ranucci: anzi gliele ricorda tutte…
Del resto, di scivoloni ce ne sarebbero a iosa (e forse non solo nel testo). Di più: sembra un catalogo di condotte deontologicamente spericolate che, narrate con candido narcisismo, lasciano sbalorditi. L’”inchiestista implacabile” che sui teleschermi di Rai 3 fa pelo e contropelo alle vite private di mezza Italia, tra le sue pagine si dipinge come una sorta di irresistibile «Superman» de’ noi antri, immune ad ogni imbarazzo quando racconta della vicenda della stagista, fino alle “liaison d’impiego” con fonti di trasmissione e addette stampa.

«Liaison spregiudicate, paragoni con Superman e confessioni improvvide»
Tutto fa brodo nella newsletter della Lucarelli, e per una lettura che – riporta sempre il quotidiano di Via Solferino – «per la giornalista offre una chiave di interpretazione per spiegare come “tra liaison spregiudicate, paragoni con Superman e confessioni improvvide, a forza di vedersi eccezionale, Ranucci abbia finito per credere“» a chi, come Valter Lavitola, già lo vedeva a Palazzo Chigi».

Il re si riscopre nudo, eppure qualcuno lo vedeva incoronato premier…
E alla fine della fiera “il re del giornalismo d’assalto” si riscopre nudo, vittima della sua stessa vanità e di una memoria a geometria variabile. Resta però sul campo terremotato una lezione per il pubblico e per la Rai: chi vive per la spada del giustizialismo, prima o poi, finisce per inciampare rovinosamente nella propria penna…

All’indomani dell’attentato nei suoi confronti del 16 ottobre 2025, Sigfrido Ranucci nel programma Agorà della Rai “volava basso” attribuendo l’eventuale responsabilità a un qualche imprenditore infastidito per l’attività da ficcanaso di Report. E lo ribadiva da Bianca Berlinguer che non credeva “a una mano politica dietro la bomba davanti alla sua abitazione”. Salvo poi pensare, da Giovanni Floris, “a menti raffinatissime”. Secondo la deputata della Lega Simonetta Matone, però, il conduttore di Report “dovrebbe chiedere scusa al governo perché lui e i suoi accoliti si sono precipitati a incolpare il governo nell’immediatezza dell’attentato, facendo riferimento a oscuri apparati dei servizi manovrati appunto dalla maggioranza e all’interno di questa vicenda”. Ed è per tale ragione che, interpellata durante la puntata del programma 4 di Sera, l’ex magistrata di Cassazione ha spiegato che di questa storia “non torna assolutamente nulla”.

Ed effettivamente le motivazioni del reo confesso Valter Lavitola, mandante dell’attentato, non hanno convinto la gip Iole Moricca che le ha definite “inverosimili”. Il faccendiere, il cui rapporto con Ranucci è tutto ancora da decifrare, ha dichiarato che l’attentato sarebbe stato un tentativo di rafforzare la scorta del giornalista. Per la giudice, invece, era uno stratagemma per accrescere la popolarità del suo “amico” e valutarne la sua forza politica per una futura candidatura nel centrosinistra.

Ed è per questo ingarbugliato panorama di possibili moventi e interessi che l’onorevole Simonetta Matone suggerisce una strada da intraprendere: “Se io fossi il pm la prima cosa che chiederei a Ranucci, incrociando le sue dichiarazioni con quelle di Lavitola, è il contenuto di quella fitta conversazione da 120 minuti che hanno avuto durante la perquisizione” di cui Il Tempo ha scritto nel dettaglio. L’ospite del programma di Rete 4 condotto da Alessandra Viero vuole vederci più chiaro.

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