Silvio Berlusconi e la tragica illusione del Quirinale

Salvini e Meloni fanno  credere a Berlusconi  di poterlo portare per mano al Quirinale fino alla quarta votazione e si tratta solo di trovare quella di decina di grandi elettori che mancano all’appello. Il Cavaliere è certo di riuscire nell’impresa e tutto è fermo fino alla elezione del presidente della Repubblica. Berlusconi anche per questo non rompe la coalizione dopo la disfatta delle amministrative e guarda quel magma centrista che va formandosi in parlamento, tenendo buoni gli anti-sovranisti di Forza Italia, a partire dai tre ministri Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Renato Brunetta.

Questo è il quello che viene fuori dall’incontro in ‘Villa Grande’ che ripudia ogni tentazione proporzionalista, cosa che riapre una dinamica imprevedibile nel panorama politico italiano. Comunque del proporzionalismo si tornerà a discutere dopo il Quirinale.

Il Cav ferma le posizioni delle fila forziste convintamente draghiane eleggendo a capogruppo alla Camera Paolo Barelli, sodale di Antonio Tajani, il più filoleghista tra gli azzurri.

La Gelmini non si è tenuta e la frase merita di essere riportata per intero: ‘L’ultima stagione del berlusconismo non mi rappresenta e non rappresenta nemmeno lui, noi ministri siamo esclusi dai tavoli con Berlusconi, siamo rappresentati come un corpo estraneo’. Mai sentita una dichiarazione simile in Forza Italia.

Il vero problema è comunque un altro e si trova nel fatto che un ottantacinquenne, che lotta con acciacchi fisici, con pendenze giudiziarie e un passato che ha squarciato l’opinione pubblica nazionale e internazionale, possa pensare di poter essere in corsa nella successione a Sergio Mattarella.

E poi, è sinceramente terribile che Salvini e Meloni alimentino il sogno dell’ex premier di far nascere un super-centro che manderebbe in frantumi la destra sovranista e antieuropea. Questo certifica, fuor di ombra di dubbio, che il tandem Salvini-Meloni, alla guida di due partiti forti che non decollano e si danneggiano vicendevolmente, prendono tempo.

Il problema esiste nel fatto che i tre partiti che formano la coalizione hanno tre linee diverse che, sottotraccia, non trovano soluzioni. La coalizione è sotto un incantamento che blocca ogni iniziativa politica, è televisivamente ‘flashata’.  Berlusconi, che ha richiamato tutti a se gioca con il pallottoliere dei grandi elettori e  pensa già alla quarta votazione quando saranno sufficienti 505 grandi elettori per farsi eleggere al Quirinale. I numeri oggi dicono che se il centrodestra si presentasse compatto e convinto sul leader azzurro avrebbe 451 voti, la somma dei consensi di Forza Italia (127), Fratelli d’Italia (58), Lega (197), i totiani di Coraggio Italia più altri centristi (31), Noi con l’Italia-Sgarbi (5) e dei delegati regionali (33). Ne mancherebbero dunque all’appello 54.

L’unica forza della candidatura di Berlusconi è data dalla  garanzia che la legislatura continuerebbe.  Gli esperti di numeri confidano nella debolezza di una classe parlamentare che in larga parte è conscia di non essere rieletta, anche per il taglio del numero di deputati e senatori. Ufficialmente nessuno dei 233 grandi elettori del M5S potrà mai fare una dichiarazione a favore di Berlusconi. Né tantomeno appartiene alla sfera della realtà che uno fra i 133 dem o i 18 di Leu possa decidere di puntare le fiches sul Cavaliere.

Dice Paolo Romani che l’aiuto a Berlusconi non arriverà certo da Alternativa C’è, dove ci sono ex grillini tutti antiberlusconiani. Semmai puoi intercettare qualche ex pentastellato nel Misto spaventato dall’ipotesi Draghi al Colle, oppure i renziani che sono 43 fra Camera e Senato, ma  il piano A dei renziani resta Pier Ferdinando Casini.  Andrea Causin, ex azzurro ma oggi al Misto, afferma: ‘Berlusconi al Colle? Perché no? È evidente che sia un profilo di altissimo prestigio. La sua leadership è riconosciuta in ambito europeo. Diciamola tutta: sono quattro o cinque i quirinabili. E Berlusconi è fra questi’.

Anche  Ricardo Merlo, senatore del Maie, che fra Montecitorio e Palazzo Madama può mobilitare 5 o 6 grandi elettori: ‘Perché dovremmo dire no a Berlusconi? Di sicuro non metteremo veti’ assicura. Una posizione che a Montecitorio viene condivisa da un ex cinquestelle, come Nicola Acunzo, professione attore: ‘Prima di tutto bisognerà vedere quali saranno gli altri nomi in campo. Fatta questa premessa, i no a prescindere non valgano nulla in politica. Il personaggio è discusso, ma ha anche diversi lati positivi. Mai dire mai, dunque’.

Resta quanto scritto in precedenza riguardo stato di salute e precedenti giudiziari ma, per dirla con Marcello Dell’Utri, ‘con Berlusconi tutto è possibile’.

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