Siberia devastata dagli incendi, in cenere 4.5 milioni di ettari. Russia: ‘E’ tutto normale’

La situazione sta divenendo ormai catastrofica in Siberia, ma la notizia purtroppo sembra non suscitare molto interesse sia tra i media che tra gli stessi governatori russi. Gli ettari finiti in cenere sono ben 4,5 milioni, mentre gli animali bruciati sono centinaia di migliaia. In atmosfera sono stati immessi oltre 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica mentre le nubi di fumo denso ormai stanno avvolgendo oltre 600 villaggi siberiani.

 Sta andando a fuoco il principale polmone verde della Russia e uno dei più grandi del mondo ma la notizia peggiore è che la situazione si aggraverà ancor di più nei prossimi giorni fin quando non arriveranno le piogge. Gli ettari di boschi destinati a diventare cenere aumenteranno sempre di più di ora in ora e altre centinaia di migliaia di animali selvatici periranno. Il governatore della regione di Krasnojarsk ha deciso di non intervenire con i propri mezzi di soccorso. Il dietro-front del governatore non lascia speranze alle vaste distese di verde della Siberia, in particolare nelle regioni di Krasnojarsk, Yakutia e Irkutsk, tra le più colpite dagli incendi.

 Il governatore della regione di Krasnojarsk, Aleksandr Uss, avrebbe dichiarato di annullare ogni intervento da parte di Vigili del Fuoco e di impedire ogni opera di spegnimento delle fiamme, perchè qualsiasi intervento non avrebbe senso e sarebbe addirittura dannoso per l’economia.  Stando alle parole del governatore tentare di spegnere gli incendi su così tanti chilometri quadrati sarebbe un enorme spreco di denaro. Ad avvallare questa sua decisione interviene anche una legge approvata nel 2015 dal Ministero per l’Ambiente, la quale afferma che all’interno delle “zone di controllo” non è obbligatorio spegnere gli incendi. Con “zone di controllo” si intendono, in Russia, aree remote difficilmente raggiungibili in breve tempo e soprattutto lontane dai grandi centri abitati. In queste aree gli incendi possono divampare liberamente e distruggere ogni filo d’erba senza alcun intervento di soccorso senza considerare il pesante impatto ambientale/climatico che questi incendi possono provocare.

Sino ad ora si è lottato solo su 90.000 ettari di boschi in fiamme (su 4,5 milioni) e gli interventi sono stati eseguiti principalmente da volontari.  “La situazione in Siberia è catastrofica”, le parole di Grigorij Kuksin, responsabile della sezione antincendi di Greenpeace Russia.  L’ambientalista interviene pesantemente anche sull’intervento clamoroso di Aleksandr Uss (governatore del Kasnojarsk) che qualche giorno fa ha affermato : “A nessuno verrebbe mai in mente di affondare un iceberg, così da poter avere un clima più caldo. La stessa cosa vale per gli incendi nelle zone di controllo, è un normale fenomeno naturale”.

La risposta di Kuksin: “Non c’è niente di usuale in questi incendi. Se fossimo nella regione di Mosca, a nessuno verrebbe mai in mente di dire ‘Ma sì, è un processo naturale’ ”.

 Lo scenario nelle aree bruciate in Siberia è davvero apocalittico. Oltre ai 4,5 milioni di ettari finiti in cenere sono decine di migliaia gli animali che hanno perso la vita, intossicati dal fumo o bruciati dalle fiamme. Alcuni volontari, nel tentativo di estinguere un rogo, si sono trovati davanti ad un orso uscito improvvisamente dalla foresta in fiamme : l’animale era visibilmente stremato e con parte della pelliccia bruciacchiata. Si è avvicinato agli uomini impegnati a spegnere l’incendio senza mostrarsi aggressivo, come se chiedesse aiuto.

I volontari hanno dato all’orso acqua fresca e dei biscotti, dopodichè l’animale si è allontanato tornando, purtroppo, nella foresta.

 Il presidente Putin ha da poco ordinato la mobilitazione dell’esercito per affiancare i pompieri al fine di tamponare i vastissimi fronti di fiamme che stanno devastando la Siberia. Il presidente russo si riserva anche di accettare l’aiuto di Trump e di diversi stati Europei al fine di porre fine a questo disastro ambientale senza precedenti.

Durante una manifestazione condotta da Greenpeace sono state espressamente chieste le dimissioni di Aleksandr Uss.

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