Siamo consumatori distratti: non leggiamo le etichette alimentari

Quanti grassi? Quanto zucchero? I dubbi potrebbero durare poco: i cibi confezionati non hanno segreti, tutto è scritto sulle etichette alimentari. Basta leggerle. Cosa che non fanno proprio coloro che ne avrebbero più bisogno. Secondo uno studio presentato al Congresso della European Society of Cardiology (Monaco 26-29 agosto) le persone a rischio di malattie cardiovascolari non dedicano alla lettura degli ingredienti dei prodotti il tempo che sarebbe necessario. Inoltre, quei pochi che interrompono la spesa per leggere le informazioni sulle confezioni, per lo più, non comprendono il messaggio e ignorano la quantità di grassi e zuccheri che finisce nel carrello.

Le persone trovano le etichette alimentari confuse e non sanno cosa cercare,   ha detto Claire Duffy, autrice principale dello studio:  ‘Hanno ancora difficoltà a comprendere e interpretare le etichette dei prodotti alimentari’.

Lo studio ha coinvolto 200 uomini e donne di età compresa tra i 18 e gli 85 anni che frequentavano un centro di cura. Tutti i partecipanti sono stati invitati a compilare un questionario con domande sui fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e sull’uso e la comprensione delle etichette alimentari. Il 40 per cento del campione era in sovrappeso o obeso.

La lettura, si sa, è donna. E il caso delle etichette alimentari non fa eccezione: il 65 per cento delle donne ha dichiarato di leggere sempre o spesso le informazioni nutrizionali rispetto al 37 per cento degli uomini.

Sorprendentemente però le persone a rischio di malattie cardiovascolari non sono risultate più attente delle altre alla composizione di ciò che acquistano.

Ben il 40 per cento dei partecipanti con malattie cardiovascolari ha dichiarato di non leggere le etichette. E chi le legge lo fa in modo superficiale: il 67 per cento del campione si informa sul contenuto dei grassi ma solamente il 33 per cento approfondisce lo “studio” arrivando a scoprire la quantità di grassi saturi, fibre e sale.

Inoltre, solamente il 56 per cento di chi fa la spesa per un parente con diabete legge la percentuale di zucchero presente nel prodotto, mentre solo il 60 per cento si informa sul contenuto di sale.

Si potrebbe pensare che le persone con un levato livello di colesterolo controllino il contenuto di grassi saturi del cibo,  dice Duffy:  ‘Ma ciò non succede sempre’.

I partecipanti sono stati sottoposti a un semplice test per valutare la loro capacità di comprensione delle etichette alimentari: bastava indicare, dopo aver letto i numeri sulla confezione, se il cibo in questione avesse un contenuto basso, medio o alto di grassi, zuccheri, fibre e sale.

Ebbene, solamente il 20 per cento del campione ha risposto correttamente sul contenuto di grasso affermando che si trattava di un alimento mediamente grasso e solamente il 14 per cento ha saputo riconoscere il cibo come ‘poco salato’.

La comprensione delle etichette migliora significativamente quando vengono usati i bollini colorati, verde, giallo e rosso per indicare livelli bassi, medi o alti di grassi e zucchero.

Le etichette alimentari devono essere migliorate,   ha dichiarato Duffy,  soprattutto per chi ha difficoltà di lettura.

 

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