Si fa presto a dire pazzo: da Trump una strategia già adottata da Nixon

Iran sfida l’ultimatum Usa per riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump minaccia attacchi devastanti Il regime di Teheran ha respinto l’ultimatum degli Stati Uniti per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Donald Trump ha ribadito la sua minaccia di “demolizione completa” del Paese.

Dallo stop a sanzioni alla tassa da 2 milioni per ogni nave a Hormuz. Un cessate il fuoco di due settimane in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz e il via a negoziati per rendere la tregua con l’Iran una pace permanente. È l’accordo – arrivato grazie alla mediazione del Pakistan – annunciato da Donald Trump a poco più di un’ora dallo scadere dell’ultimatum con cui aveva minacciato “la distruzione di una intera civiltà”. Ma cosa prevede nei dettagli l’accordo? L’impianto è un piano di pace presentato da Teheran in 10 punti, “completamente accettato dagli Usa”, secondo quanto sostengono le autorità iraniane, mentre Trump lo ha definito “una base praticabile su cui negoziare” L’elenco dei dieci punti, pubblicato dai media statali iraniani, includerebbe anche una serie di condizioni che gli Stati Uniti hanno respinto in passato. Tra queste la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran, il mantenimento del controllo iraniano sullo stretto di Hormuz, il ritiro delle forze armate Usa dal Medio Oriente, la garanzia che l’Iran e i suoi alleati non siano più attaccati, lo sblocco dei beni iraniani congelati e una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che renda vincolante qualsiasi accordo. Il piano consentirebbe all’Iran e all’Oman di applicare una tassa fino a 2 milioni di dollari per ogni nave in transito nello stretto che Teheran utilizzerebbe per la ricostruzione.

Dalle minacce apocalittiche all’Iran alla tregua, in poche ore. Anche stavolta (come fu per i dazi annunciati e poi tolti gradualmente) per Donald Trump si può scomodare la “teoria del pazzo”. Sofia Mauri per l’Istituto Germani ha realizzato un dossier accurato e approfondito che rivela da parte del presidente americano un approccio decisamente meno naif di quanto si possa immaginare.

Trump come Nixon: la teoria del pazzo
Possiamo partire dal parallelo tra Nixon e Trump tracciato da Andreas Kluth su Bloomberg, in un editoriale del dicembre 2024. Secondo Kluth, Donald Trump ha incarnato in molti modi la strategia del “re folle”, utilizzando il suo comportamento apparentemente irrazionale come leva nelle politiche interne e internazionali. Questo approccio, però, solleva interrogativi: quanto di questa “imprevedibilità” è calcolata e quanto è il risultato di un impulso naturale?

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Il precedente, in tempi storici relativamente vicini, risale alla fine degli anni ’60, in piena guerra fredda. La “strategia del pazzo” era stata adottata scientemente da Richard Nixon. Il presidente americano aveva istruito i suoi inviati affinché comunicassero in via confidenziale agli interlocutori che “era ossessionato dal comunismo” e che aveva sempre la mano sul bottone “nucleare”. Nixon disse al suo consigliere che era appunto la “madman theory”.

L’idea era quella di trasmettere l’immagine di un leader irrazionale, capace di agire in modo imprevedibile per spaventare i nemici. Durante la guerra del Vietnam, Nixon fece quindi di tutto per dare l’impressione di essere disposto a rischiare anche l’uso di armi nucleari, così da forzare l’Unione Sovietica e il Vietnam del Nord a fare concessioni per evitare il peggio.

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