Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini (sx) e il ministro degli Esteri Antonio Tajani alla Camera dei deputati durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo. Roma, Mercoledì, 20 marzo 2024 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni with Transport minister Matteo Salvini (left) and Foreign minister Antonio Tajani in the Camber of deputies during the communications on the European Council on 21 and 22 March. Rome, Wednesday, March 20, 2024 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Sì del Parlamento alla difesa dei Paesi del Golfo

Il Parlamento ha approvato (prima alla Camera, poi al Senato) la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni dei ministri Tajani e  Crosetto. Al centro la richiesta di aiuti ai Paesi del Golfo sotto gli attacchi della rappresaglia iraniana. Respinte le risoluzioni di Pd, M5S e Avs. La posizione del governo, in queste ore di escalation del conflitto dagli esiti imprevedibile, è chiara, al netto del racconto delle opposizioni che come sempre in Aula hanno indossato l’elmetto. Ad anticipare il dibattito della giornata la premier Giorgia Meloni che, ai microfoni di Rtl 102.5, ha dettato la linea. “Voglio dire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Concetti ribaditi in aula dai ministri Tajani e Crosetto.

“L’Italia come Regno Unito, Francia e Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo”, ha aggiunto la premier. “Parliamo chiaramente di difesa aerea, non solo perché sono Nazioni amiche. Ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa duemila militari che dobbiamo proteggere. E il Golfo è vitale per gli approvigionamenti”. Tema affrontato da Meloni in un colloquio telefonico con il presidente francese Macron, nel quale i due leader hanno condiviso la necessità di un impegno comune a difesa di Cipro.

Primo obiettivo di Palazzo Chigi la de-escalation del conflitto puntando sulla diplomazia ma anche il sostegno difensivo per tutelare gli interessi strategici nazionale d’intesa con i partner europei. La risoluzione impegna il governo “a partecipare” allo “sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana”. E a “confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti”. Il testo parla anche del “dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani”.

Il ministro della Difesa ha sottolineato che l’Italia non ha parte attiva nel conflitto. “Così come non lo è nessun paese europeo”, ha spiegato nel ribadire che l’iniziativa degli Usa a Teheran si è svolta senza alcun avviso preventivo. “Una guerra che è partita all’insaputa del mondo. Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto. Porteremo assieme a spagnoli e francesi un aiuto a Cipro”. Anche sul tema del diritto internazionale, mantra delle opposizioni, il governo ha pronunciato parole chiare. Altro che sudditanza a Trump. “Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”, ha detto Crosetto in sede di replica. Parole che mettono a tacere le proteste urlate dei parlamentari delle opposizioni e smontano la tesi di una presunta ambiguità di Palazzo Chigi.

“La nostra nazione ha alle spalle una lunga tradizione di diplomazia. E si è sempre impegnata con fermezza e credibilità quando si tratta di difendere la sicurezza dei cittadini e la stabilità internazionale. Lo abbiamo fatto e lo faremo ancora”. Così Giangiacomo Calovini di FdI in dichiarazione di voto.

Elly Schlein non risparmia all’aula il consueto comizio anti-americano. Con l’altolà preventivo sull’utilizzo delle basi americane, richiesta che – riferisce il governo – non è ancora pervenuta. Su tutto la rituale invettiva contro la presunta assenza della premier Meloni. Che invece riferirà in Parlamento il prossimo 11 marzo sulla crisi mediorientale con tempi aggiuntivi.

“Noi diciamo no all’autorizzazione delle basi per appoggiare in un nessun modo questa guerra che viola il diritto internazionale. Il punto non è che tornerete qui se ve le chiedono. Dovete dire di no già adesso, perché sarebbe contro l’articolo 11 della costituzione. Il premier spagnolo ha detto: no alla guerra. Noi la pensiamo come lui e gli diamo tutto il supporto”. La segretaria dem preferisce guardare a Madrid mentre pretende di insegnare l’interesse nazionale alla maggioranza.

Solo Elly Schlein e la sinistra italiana possono andare in visibilio per l’eroe mancato del giorno: Pedro Sanchez, premier spagnolo di centrosinistra, che rimarrà famoso per la retromarcia sulla guerra in Iran. La stampa mainstream ne ha fatto “l’hombre vertical” capace di opporsi a Trump con un “no alla guerra” quanto mai fumoso: “L’uso delle basi che concede l’Italia – lo ha smascherato il ministro Crosetto- “è lo stesso di quello delle basi spagnole. Identico, perché il trattato è identico, è lo stesso uso che sta concedendo Sanchez. Quindi noi concederemo lo stesso uso di Sanchez, lui però è l’eroe…”. Un eroe di cartapesta. Il premier spagnolo ha poi inviato la fregata “Cristobal Colon” a Cipro e – altro imbarazzo-  dalle  due basi americane di Rota e Morón e continuavano a partire decine di aerei. Insomma, un “pacifinto”, ma per Elly è un eroe. Per la cronaca, un eroe di cartapesta. Con tanti guai che la metà bastano.

Sanchez ha un bisogno assoluto di dare segnali al suo elettorato socialista che lo sta abbandonando.

In Aragona si è votato a febbraio e a dicembre 2025 in Estremadura. Furono due legnate regione del nordest della Spagna. Sono elezioni locali ma rilevanti anche a livello nazionale. Come ci si aspettava ha vinto il Partito Popolare (PP) di centrodestra, come era successo a dicembre in Extremadura. Furono due legnate in due regioni che chi conosce la realtà spagnola può paragonare alle nostre regioni rosse Toscana ed Emilia Romagna. In Aragona il PP ha ottenuto il 34,2 per cento dei voti, mentre il Partito Socialista ha ottenuto il 24,2 per cento, con un distacco di dieci punti percentuali. Con 18 seggi contro i 23 che aveva.  Come ci si aspettava si è rafforzato il partito di destra Vox, che ha ottenuto 14 seggi, il doppio rispetto a quelli che aveva.

La sinistra italiana ci racconta la favola del modello Sanchez da imitare, ma gli spagnoli votano a destra. Il leader del Pp, Alberto Nunez Feijoo, ha fotografato in un “epitaffio” la parabola del premier spagnolo: “Lascerà una Spagna ferita e un Psoe morto”. “E’ un effetto domino che non si fermerà”, ha aggiunto Feijóo: “porteremo a termine il nostro compito con un cambio di governo in Spagna”. La situazione per Sanchez sta infatti  precipitando. Siamo infatti al quarto rimpasto di governo per il primo ministro spagnolo.

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Ci sono 2 commenti

  1. gianni

    Quanto è patetica questa sinistra!!!

  2. Riccardo

    Ci mancava quella faccia a CULO di bonelli .

di Alessandra Parisi – 5 Marzo 2026

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