Shimon Peres, una vita per il sogno della pace

E’ morto a 93 anni l’ex presidente israeliano Shimon Peres. La morte dello statista premio Nobel per la pace nel 1994 e’ stata riferita dalla radio militare, che ha interrotto la normale programmazione.  Sfavillante icona internazionale della politica israeliana in questo secolo, Shimon Peres, scomparso  per le conseguenze di un ictus che lo aveva colpito due settimane fa,  aveva dovuto misurarsi in precedenza con decenni di avversità    La carriera politica dell’uomo che a lungo è stato il più avversato di Israele,  e che solo in vecchiaia ha toccato record inauditi di popolarità,  iniziò di fatto nell’azienda agricola laburista di Ben Shemen, dove Shimon Perski (questo il nome che nel 1923 aveva ricevuto nella natia Polonia) cominciò a farsi le ossa. Il giovane era sveglio, e fu presto notato dagli emissari di David Ben Gurion, il futuro fondatore dello Stato. Mentre i suoi coetanei versavano il sangue nella guerra di indipendenza (1948-49), Peres era impegnato all’estero ad acquistare le armi per loro. Un incarico importante a livello nazionale, ma la macchia di ‘imboscato’ gli restò addosso per mezzo secolo. A 30 anni, Peres era direttore generale del ministero della Difesa. Da quella posizione seguì la guerra nel Sinai del 1956, condotta da Tzahal assieme con inglesi e francesi. Con questi ultimi gettò allora le basi per la costruzione della centrale atomica di Dimona (Neghev). Da ‘falco’ laburista seguì Ben Gurion: prima all’opposizione e poi, nel 1967, nel governo di unità nazionale. Nella Guerra dei sei giorni avrebbe potuto essere ministro della Difesa: ma l’incarico fu affidato a Moshe Dayan. Sette anni dopo, a seguito della cruenta guerra del Kippur, Dayan e la premier Golda Meir furono defenestrati da proteste popolari. Per Peres, un nuovo appuntamento con la Storia. Ma qualcuno si ricordò che a Washington c’era il brillante ambasciatore Yitzhak Rabin, che acquisì così la leadership laburista. Negli anni 1974-77 Peres (da ministro della Difesa) mal sopportò la premiership di Rabin, e gli procurò non pochi fastidi autorizzando le prime colonie ebraiche ideologiche in Cisgiordania. Nel 1977 Rabin scivolò su una buccia di banana: la rivelazione di un conto in banca in dollari lasciato improvvidamente attivo dalla moglie Lea negli Stati Uniti. Le dimissioni di Rabin gli aprirono un varco insperato: ma il 17 maggio 1977, a sorpresa, il leader della destra nazionalista Menachem Begin si aggiudicò le elezioni, dopo decenni di opposizione. Nelle piazze, il proletariato sefardita aizzato dalla retorica di Begin lo vituperava come ‘figlio di madre araba’. Solo nel 1984 Peres avrebbe strappato la nomina di premier: ma a metà, in rotazione col conservatore Yitzhak Shamir (Likud). In quegli anni il ‘falco’ laburista stava infatti trasformandosi in ‘colomba’. Nel 1992 Rabin riuscì a riportare i laburisti al potere e dietro le quinte Peres manovrò sapientemente per dar vita agli accordi di Oslo: la gloria andò però al suo rivale di partito, con cui spartì il premio Nobel per la pace. Nel novembre 1995 Peres e Rabin erano assieme ad una manifestazione per la pace a Tel Aviv. Dietro le quinte, c’era in agguato un terrorista ebreo: questi lasciò che Peres passasse indisturbato e poi abbatté a pistolettate Rabin. Nelle politiche del 1996 la vittoria di Peres era data per scontata: invece sul filo di lana prevalse il debuttante Benyamin Netanyahu (Likud). Anche la carica di capo dello Stato fu difficile da raggiungere. In un primo tentativo gli fu infatti preferito il candidato del Likud, Moshe Katzav. Solo nel 2007, Peres divenne presidente e riconosciuto come icona di Israele nel mondo. Aveva iniziato la carriera aiutando i coloni: ma con gli accordi di Oslo era diventato il principale fautore di un accordo di pace con i palestinesi. La ‘coabitazione’ con il premier Netanyahu è stata per lui spesso motivo di cruccio, alla luce delle profonde divergenze. Ma in Israele era ormai diventato un punto di riferimento obbligato: non solo i capi di Stato, ma anche i leader religiosi, gli intellettuali, gli scienziati e gli artisti di passaggio da Gerusalemme non perdevano mai occasione per un incontro con lui da cui in genere emergevano ancora più colmi di considerazione per la sua figura. Voglio, disse in una delle ultime interviste, che il nostro Paese si basi sì su radici storiche molto profonde, ma anche che sia proiettato verso il futuro, verso i successi della scienza. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato per stamane una seduta di lutto del governo israeliano. In un comunicato, Netanyahu e la moglie esprimono profondo dolore per la morte di una persona cara alla Nazione intera, ed ex capo di Stato di Israele.  ‘Nella sua vita e con le sue azioni mio padre ci ha lasciato in eredita’ il domani’, ha detto alla stampa il figlio di Shimon Peres, Chemi, incontrando la stampa nell’ospedale Tel Ha-Shomer di Tel Aviv: ‘Ci ha ordinato di edificare il futuro di Israele con coraggio e saggezza, e di spianare sempre strade per un futuro di pace’. Il presidente americano Barack Obama saluta l’ex presidente e premier israeliano Shimon Peres come un uomo di Stato il cui impegno per la sicurezza di Israele e la ricerca della pace è stato radicato nella sua base morale inscalfibile e nel suo ottimismo instancabile. In un comunicato diffuso dalla Casa Bianca, Obama afferma che Peres guardava al futuro guidato da una visione della dignità umana e di un progresso verso il quale lui sapeva che le persone di buona volontà avrebbero potuto avanzare insieme.

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