Seta, quando Baricco diventa immagine: il viaggio, l’amore e il tempo sul palcoscenico del Brancaccio

Dal romanzo all’emozione visiva: il Teatro Drammatico di Plovdiv porta a Roma una delle opere più amate di Alessandro Baricco trasformandola in un’esperienza fatta di corpi, musica e memoria.

Ci sono libri che sembrano già teatro. Eppure, assistendo a Silk (Seta) del Teatro Drammatico di Plovdiv al Teatro Brancaccio di Roma, si scopre che persino una delle opere più evocative di Alessandro Baricco può trovare una nuova dimensione.

La differenza è sottile ma decisiva.

Nel romanzo, Baricco scrive per sottrazione. La sua prosa lascia spazio al silenzio, all’immaginazione, all’invisibile. Come certi racconti giapponesi, procede per accenni, evocazioni e vuoti che il lettore è chiamato a riempire.

Sul palcoscenico, invece, quelle stesse immagini prendono corpo.

La regista Diana Dobreva, tra le figure più autorevoli del teatro bulgaro contemporaneo, insieme all’adattamento di Alexander Sekulov, trasforma la materia letteraria in una partitura visiva dove scenografia, musica, danza e videoproiezioni dialogano continuamente. La lingua bulgara, accompagnata dai sottotitoli italiani, non rappresenta una distanza ma diventa essa stessa ritmo, musicalità e presenza fisica.

Le scenografie di Mira Kalanova si intrecciano alle videoproiezioni di Petko Tanchev, creando continui cambiamenti di piano emotivo. Le immagini non illustrano semplicemente il racconto: lo amplificano.

E proprio qui emerge uno degli aspetti più affascinanti dello spettacolo.

La seta non è soltanto una merce, né soltanto il motore della vicenda del commerciante francese Hervé Joncour. Diventa una metafora.

La seta è l’amore.

È l’abbraccio.

È la sensualità.

È qualcosa che si può sfiorare ma non trattenere.

I bachi da seta, che sulla scena si trasformano progressivamente in farfalle e poi in uccelli, sembrano raccontare visivamente l’evoluzione del sentimento: la nascita, la trasformazione, il desiderio di elevarsi oltre ciò che siamo.

Lo spettacolo si apre con una dimensione quasi introspettiva. Il protagonista appare come se osservasse la propria vita da una distanza temporale ormai matura. Da quel punto prende forma il racconto dell’imprenditore della seta, del suo viaggio verso il Giappone e della sua lenta trasformazione interiore.

Ma Seta non racconta soltanto una storia d’amore.

Racconta anche un mondo che cambia.

Attraverso il viaggio emerge il passaggio storico verso la modernità: l’apertura del Canale di Suez, la fine di molte barriere geografiche, la possibilità di attraversare continenti che fino a pochi decenni prima apparivano irraggiungibili.

Lo spettacolo ricorda quanto fosse difficile viaggiare nell’Ottocento e quanto il viaggio rappresentasse un’esperienza quasi iniziatica. Ogni spostamento comportava rischi, mesi di assenza, l’attraversamento di mondi sconosciuti.

Anche la celebre sequenza del bordello assume qui un significato che va oltre la semplice narrazione. Diventa la rappresentazione simbolica dei sogni dell’Occidente arricchito, della ricerca di piaceri e desideri che spesso finiscono per allontanare dall’essenziale.

E proprio in questo contrasto emerge una delle riflessioni più profonde dello spettacolo: la prosperità non coincide necessariamente con la felicità.

A rendere tutto ancora più suggestivo è il lavoro corale degli interpreti, guidati dalla regia di Diana Dobreva e accompagnati dalla musica originale di Petya Dimanova, dal sound design di Yavor Karagitliev e dai costumi di Marina Raychinova.

Il risultato non è una semplice trasposizione teatrale del romanzo di Baricco.

È un’opera autonoma.

Un dialogo tra Italia e Bulgaria che trova nel Teatro Brancaccio la sua cornice ideale e che prosegue simbolicamente quel legame culturale nato nel 2019, quando Plovdiv e Matera condivisero il titolo di Capitale Europea della Cultura.

Alla fine dello spettacolo resta la sensazione che Baricco e il teatro abbiano percorso strade diverse per arrivare nello stesso luogo.

Il romanzo lascia che l’amore si nasconda tra le parole.

La scena gli dà un corpo.

E quando il sipario si chiude, quella seta continua a scorrere silenziosamente nella memoria dello spettatore, come un filo sottile che unisce viaggio, desiderio e nostalgia.

Barbara Lalle

Circa Barbara Lalle

Riprova

PAT – A Castel Belasi inaugurata la mostra ”Ritmi interiori” di Angelo Redaelli

Si è tenuta a Castel Belasi l’inaugurazione ufficiale di “Ritmi Interiori. India, dove i corpi …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com