Sergey Markov: ‘Salvini può parlare con Putin’

I negoziati con Vladimir Putin spettano “ai Draghi, ai Macron”, ma se i presidenti europei “non riescono a recepire le ragioni” della Russia allora “ben vengano i leader di partiti amici come Matteo Salvini”. Ad aprite al leghista le porte del Cremlino è Sergey Markov, in una succosa intervista al Corriere della Sera. “Il problema va risolto – spiega Markov, consigliere e analista russo molto vicino al presidente -. Voi italiani avete già presentato un piano per un possibile compromesso. Ma qui da noi è stato fortemente criticato. Lo avete inviato a Mosca, e anche all’Onu. Ma Guterres è un personaggio totalmente filo-americano. Non so se per volontà sua o meno, non è in grado di rappresentare l’autorevolezza dell’Onu. Per noi è uno sponsor degli Usa. Il piano di Roma non tiene conto dell’enorme differenza tra la posizione russa e quella europea, che oggi non può essere ricondotta a un compromesso”.

Secondo Markov, che rappresenta la posizione del Cremlino, l’Ucraina è uno stato terroristico e filonazista e “sta facendo affondare nel sangue fino al ginocchio il suo popolo, con l’aiuto dei politici europei che per otto anni hanno sostenuto uno Stato terroristico. Quindi, al momento un accordo è assolutamente impossibile”. Ipotesi come il possibile viaggio di Salvini a Mosca “servono a trovare una futura via di uscita. L’Europa può rifiutare di ammettere la vera essenza dell’Ucraina, ma almeno potrebbe riconoscere l’esistenza di una minaccia diretta ed evidente allo Stato russo. Ed aiutarci ad eliminarla. La Russia usa la forza militare a causa di questa diretta minaccia mentre l’Unione Europea non desidera riconoscere che si tratta di uno Stato terroristico. Bisogna praticare una breccia in questo muro di due concetti così diversi. Salvini può dare un contributo, come Marine Le Pen. Se non ce la fa a convincere l’Italia e l’Europa, con il passare del tempo magari arriveranno attori come Leonardo Di Caprio e altri nomi famosi. Perché questo è un problema che riguarda tutti”, è la provocazione politica di Markov. 

“Esiste una possibilità che Salvini venga ricevuto da Putin – prosegue -. In fondo, è il capo di un partito alleato di quello del presidente, Russia Unita. Più probabile sarebbe un colloquio con Sergey Lavrov. Ancora più probabile, quasi certo, un incontro con lo speaker della Duma. Insomma, contatti a livello parlamentare proprio per via di questa vicinanza”. Una visita di Papa Francesco in Russia, analizza Markov, “non darebbe alcun risultato, perché il Papa deve prima formulare una proposta precisa”.

“Nell’intervista al Corriere  – sottolinea -, Francesco ha enunciato alcune osservazioni positive per noi, quando ha parlato di un ‘abbaiare della Nato alle porte della Russia’. Quindi la sua venuta sarebbe anche possibile. Ma al tempo stesso ha riservato giudizi negativi sul patriarca di Mosca, che già si trova in una posizione complicata perché uno Stato terroristico sta conquistando metà del suo gregge. Sull’opportunità di una visita del genere, verrà senz’altro interpellato Kirill. E vi dico già che la sua risposta non sarà positiva. Non può essere costruttiva nessuna opinione che ignori il semplice fatto che l’attuale regime di Kiev da otto anni uccide gente nel Donbass e in Ucraina. Se si chiude un occhio su questi fatti non si può essere considerati buoni cristiani né politici democratici. Immagino che Salvini sia interessato al Papa, perché i buoni cattolici fanno parte del suo elettorato. Quanto più si mostrerà pacifista, tanti più voti raccoglierà”.

Marcello Sorgi su LaStampa prova a spiegare la mossa di Salvini. Il viaggio annunciato per Mosca e ora messo momentaneamente in freezer di fatto ha creato non poche polemiche. L’editorialista de La Stampa prova però a spiegare cosa possa esserci dietro a questa decisione. E sorgi spiega tutto in modo piuttosto semplice. A quanto pare Salvini sarebbe avrebbe riscontrato in questi mesi difficoltà sempre maggiori dalle parti dell’imprenditoria italiana soffocata dalle sanzioni imposte alla Russia. Da qui la mossa di infilarsi in un piccolo spazio per tentare di sbloccare la situazione e dare ossigeno alle imprese che non condividono la linea del governo.

Ma di fatto, secondo Sorgi, ci sarebbe un altro motivo dietro questa volgia di Salvini di andare a Mosca. A quanto pare, secondo l’editorialista, ci sarebbero state anche pressioni da alcuni ambienti della Lega, quelli più duri e puri del Nord che inevitabilmente sono legati anche al mondo imprenditoriale che si trova a dover fare i conti con le sanzioni.

Ma il “no” arrivato da palazzo Chigie fatto trapelare dallo staff del premier ha in qualche modo messo nel congelatore l’ipotesi di un viaggio del leader della Lega verso la Russia. Al momento Salvini ha deciso di attendere. Ma una missione in Russia col rischio del fallimento potrebbe di certo portare a un effetto boomerang sulla tenuta politica della leadership dello stesso Salvini.

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