L’aula del Senato ha approvato l’articolo 2 del ddl costituzionale sulla riforma della giustizia sulla Separazione delle carriere. Il testo, votato per alzata di mano, interviene sull’articolo 102 della Costituzione stabilendo che le norme sull’ordinamento giudiziario disciplinano anche le distinte carriere dei magistrati giudicanti e richiedenti.
Trattandosi di una riforma costituzionale, la separazione delle carriere deve essere votata due volte dalle singole Camere, con una distanza non inferiore ai tre mesi tra una votazione e l’altra. Quindi, il testo dovrà tornare verso metà ottobre alla Camera per l’ultima e decisiva approvazione. Non essendoci stata la maggioranza qualificata (i due terzi) sarà poi obbligatorio il referendum confermativo, che presumibilmente si terrà tra febbraio e marzo del 2026. In questo caso, com’è noto, non serve raggiungere il quorum nella consultazione referendaria.
Cosa prevede la riforma costituzionale
Il disegno di legge sulla separazione delle carriere prevede la netta distinzione tra la carriera dei magistrati giudicanti (coloro che decidono i casi) e quella dei magistrati requirenti (pubblici ministeri che svolgono le indagini). In pratica, i magistrati dovranno scegliere all’inizio della loro carriera se intraprendere la carriera giudicante o quella requirente, e non sarà più possibile passare da un ruolo all’altro.
Saranno creati due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, per gestire nomine, trasferimenti e valutazioni di professionalità. Viene istituita un’Alta Corte disciplinare per giudicare i magistrati, sia giudicanti che requirenti, in caso di illeciti disciplinari.
Un programma chiave del centrodestra
“Questo governo ha un consenso e un programma in cui c’era la separazione delle carriere: è naturale si raggiunge un obiettivo promesso agli elettori nel programma”, ha detto il viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto. Un concetto ribadito più volte dal ministro Carlo Nordio e che avrà la legittimazione popolare proprio attraverso il referendum.
“Sul ddl sulla separazione delle carriere, “la questione è che non vi sarebbe stato dialogo. In realtà questo dialogo non c’è mai stato, perché nessuno l’ha mai voluto” ha detto il Guardasigilli.
“Dal primo giorno in cui il governo si è insediato la riforma della giustizia è stata presentata come una priorità. Se è stato scelto un Ministro della giustizia che da trent’anni predica queste cose e se nel programma elettorale queste cose erano scritte, subito si poteva e si doveva entrare in una discussione, dicendo: noi faremo questo, noi non vorremmo fosse fatto il resto, vediamo di trovare, se possibile, un punto di incontro” ha aggiunto il ministro.
“Dal 1993 c’è stata una mutilazione della politica da parte di un intervento della magistratura che non è stato programmato e voluto, ma è stato un colmare un vuoto di potere nei confronti di una politica che aveva fatto retrocessione e abdicato al suo ruolo” ha detto ancora Nordio, ribadendo che, “nel programma elettorale queste riforme erano tutte squadernate, gli italiani hanno le accettate votandoci e questo è il nostro impegno”-”
“Abbiamo detto, abbiamo ma è scritto nella norma, che il pubblico ministero rimane indipendente, esattamente com’era prima”, ha poi continuato Nordio. “Se voi volete attribuire a noi un’intenzione che non solo non abbiamo, ma che anzi abbiamo smentito per iscritto, che abbiamo dichiarato non esistere nel nostro progetto, il discorso si chiude”, ha proseguito il ministro.
“Se il Csm avesse voluto fare chiarezza e trasparenza nello scandalo Palamara avrebbe diffuso tutte le intercettazioni, tutte le chiacchierate e gli incontri avuti con tutti i colleghi e di tutte le correnti, non solo con quei quattro che sono stati sacrificati” ha continuato il Guardasigilli in aula.
“Il sorteggio non solo non è una novità nel nostro sistema giurisdizionale, ma non è nemmeno un vulnus alla professionalità dei nuovi organi, sarà il contrario; interromperà il legame pernicioso, più volte lamentato e dalla stessa opposizione e indicatore con parole terribili, un magistrato non di destra lo ha definito un ‘mercato delle vacche’ “, ha concluso il ministro della giustizia.
“Si tratta di una riforma liberale che l’Italia aspettava da tempo e che realizza il principio costituzionale del giusto processo”. Questa la premessa con cui il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro descrive la separazione delle carriere in un’intervista a Il Giornale, aggiungendo che quest’ultima garantirà “un giudice certo e la parità tra accusa e difesa: una parità che era intimamente negata dalla carriera comune tra giudici e accusatori”. In merito alle polemiche innescate dal Presidente di Magistratura democratica, che ha definito la riforma sulla giustizia come la realizzazione dei piani di Licio Gelli e la P2, Delmastro ha smentito categoricamente la cospirazione prefigurata dal giudice di sinistra: “La considero un’affermazione delirante, atteso che certamente Giorgia Meloni non prende ordine dagli spiriti. Il gioco del piattino e le sedute spiritiche li fanno altri, come è noto”. L’esponente di Fratelli d’Italia ha poi sottolineato che “ben oltre il 90% dei giudici è ben felice di una riforma che libererà dal giogo delle correnti”. Il discorso si è poi spostato verso la realizzazione di un doppio Csm per garantire l’indipendenza dei magistrati e smontando ulteriormente le polemiche messe in piedi dall’Anm, spiegando al contempo le misure della riforma.
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