‘SENZA PARLARE di Lisa Moras’, domani, 8 dicembre, al Teatro del Lido di Ostia

Sabato 8 dicembre (ore 21) al Teatro del Lido di Ostia

in scena Senza Parlare, uno spettacolo in collaborazione con Le vie dei festival scritto e diretto da

Lisa Moras, che racconta i desideri e la vita di una ragazza adolescente, in un periodo di cambiamento,

di voglia di crescere, ma anche di incomprensioni e difficoltà comunicative con chi adulto lo è già.

“Una pièce sulla persona dietro alla disabilità”.

SENZA PARLARE

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da un’idea del Centro Benedetta D’Intino di Milano
drammaturgia e regia Lisa Moras
con Marco S. Bellocchio e Caterina Bernardi
scenografia e costumi Stefano Zullo – musiche e disegno luci Alberto Biasutti
assistente alla scenografia Martina Dimastromatteo

Produzione Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone
con il sostegno di Fondazione Friuli in collaborazione con Le vie dei Festival

Sabato 8 dicembre (ore 21) al Teatro del Lido di Ostia in scena SENZA PARLARE. Lisa Moras scrive e dirige uno spettacolo per raccontare la storia di una ragazza che si confronta con la propria disabilità, in un momento di trasformazione. A portarlo sulla scena Marco S. Bellocchio e Caterina Bernardi, che fanno vivere i sogni, i desideri e la vita di un’adolescente, la cui fascia d’età per antonomasia è periodo di cambiamento, di voglia di crescere, di esprimersi ma anche di normali incomprensioni, difficoltà comunicative con chi adulto lo è già.

SENZA PARLARE è il racconto di un compleanno: quello di Sara, che compie 18 anni. Il giorno in cui dovrebbe di diritto accedere all’età adulta è quello in cui suo fratello maggiore, Marco, diventa suo tutore e decide di organizzarle una festa. Sara però non ha nessuna intenzione di festeggiare. È arrabbiata. Marco rappresenta simbolicamente tutti i familiari le cui vite sono legate alla condizione dei propri cari. Familiari che hanno fatto di tutto per riuscire a scovare, sotto il silenzio, una voce, la persona dentro il corpo e che dopo averla trovata hanno fatto il possibile perché questa persona potesse raccontarsi anche agli altri. Marco è un personaggio che porta in scena la scelta di chi si prende cura dell’altro. Scelta di cui diviene vittima nel momento in cui fronteggia la situazione sulla base di una prassi acquisita, dimenticandosi i principi base della comunicazione, anticipando le esigenze di Sara, scegliendo per lei prima di aver compreso il suo punto di vista, convinto di conoscerlo già. Sara, dentro un corpo spezzato, spiritosa, acuta, diretta, non si perde in giri di parole perché non può permetterselo. E cosa succede a una persona che fin da bambina non può parlare, che da sempre fatica a comunicare, ora che sta diventando adulta? A questa e ad altre domande — legate al mondo di chi non può usare i mezzi che tutti conosciamo per comunicare ma deve cercare strategie nuove, utilizzare modi e tecniche differenti, difficili — si cercano risposte nell’indagine della relazione parentale di un fratello che decide di diventare il tutore dell’amata sorella, proprio il giorno del suo ingresso nel mondo dei grandi. «La scena è una sorta di laboratorio in casa a metà fra l’artigianale e il tecnologico nel quale il dato umano e quello tecnico devono collaborare insieme per far funzionare un sistema che altrimenti si inceppa e si blocca. – racconta la regista Lisa Moras – La struttura del laboratorio/casa simboleggia quel luogo in cui le famiglie devono lavorare per ottenere i risultati nel campo della comunicazione, è a casa che si svolge la maggior parte del lavoro ed è da qui che Marco, il fratello lavora a metà fra uno studio e un moderno open space. La scena è dunque uno spazio emotivo, ricco di rimandi al passato, necessari alla comunicazione ma funzionali anche al racconto per immagini, che ci aiuta a entrare e uscire dalla sfera della memoria dei personaggi, entrare nel mondo dell’immaginazione e del sogno».

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