Senato tra Boschi ed avvertimenti

Maria Elena Boschi lancia secchi avvertimenti sulla riforma del nuovo Senato: “Siamo pronti a trattare ma non accettiamo ricatti e se non dovessimo finire entro l’8 agosto lavoreremo di più rinunciando anche alle ferie. L’ostruzionismo delle opposizioni non basterà”. Boschi sfida apertamente il fronte del “no” ed apre sull’Italicum. Dopo, dice: “La priorità passa alla scuola ed agli aiuti all’export”. In pratica il ministro tiene il punto e sottolinea: “I grillini, arrabbiati, sono venuti a chiedermi perchè sorridessi in aula, durante la discussione sulle riforme. Avevano scambiato il sorriso per scherno. In realtà il sorriso non è arroganza, è la convinzione che ce la possiamo fare e ce la faremo. Non siamo mai stati così vicini al risultato. E poi stiamo facendo una cosa importante e non siamo sul fronte di guerra”. Il problema reale è in realtà il raggiungimento del numero legale in aula,  che dovrebbe essere garantito dai senatori del Pd, della maggioranza e del gruppo di Forza Italia. La riforma, ricordiamo, propone il superamento del bicameralismo perfetto, abolisce il Cnel, le Province e rivede i poteri tra Stato e Regioni. E’ stato poi annunciato che le riforme saranno sottoposte a referendum per dare ad i cittadini la possibilità di avere l’ultima parola. Riguardo all’Italicum ed alla riforma del Senato Silvio Berlusconi si dice disponibile a rimettere “mano all’Italicum se dovesse servire per sbloccare la riforma del Senato”. Il Berlusca “tentatore” lascia quindi intendere che un eventuale ritorno alle preferenze potrebbe essere discutibile. Una mossa politicamente “squisita” per venire incontro alle richieste di Lega, Fratelli d’Italia ed Angelino Alfano. Riguardo ad Alfano, lo stesso ha sottolineato il punto delle preferenze nella legge elettorale ma ha chiarito, durante le sette ore dell’assemblea del Nuovo centrodestra, che il vecchio centrodestra è morto e non rinascerà più. Era una risposta a Silvio Berlusconi,  alla sua lettera pubblicata sul “Giornale”  con il  suo appello per la riunione dei moderati. L’Ncd, dice, “Resta saldamente al governo per i mille giorni insieme al Pd per cambiare il Paese. Poi ognuno per la sua strada”.

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