Scuola, primo sì al Senato

La Buona Scuola supera la prova della fiducia al Senato e approda alla Camera. Ieri pomeriggio il voto sul maxiemendamento per la riforma sulla scuola si è concluso con 159 sì contro 112 no. La giornata è stata burrascosa a partire da quando il ministro per i Rapporti del Parlamento, Maria Elena Boschi, ha posto la fiducia in Aula al Senato sul maxi emendamento sostitutivo. Sui banchi dei grillini comparivano lumini e cartelli con su scritto: “Scuola pubblica riposa in pace”. Il gruppo   ha tolto la giacca per mostrare la fascia nera sul braccio. Il lumino rosso è uno dei simboli della protesta degli insegnanti contro la riforma della scuola. I senatori di Sel indossavano magliette con stampigliato “Libertà di insegnamento” e sfoderando fischietti usati contro il governo, finchè non sono stati sequestrati dai questori. La capogruppo Loredana De Pretis si rivolgeva provocatoriamente al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini: “Ministra, ci faccia conoscere il suo pensiero, intervenga in Aula”. Dai banchi del Carroccio si esponeva un cartello: “Difendiamo i nostri bambini dalla scuola di Satana”. Cartello in pratica rivolto all’ipotesi di introdurre nei programmi scolastici lezioni sulla teoria del gender. Giannini si è fortemente preoccupata di questo, tanto da incontrare gli esponenti di Area Popolare per assicurare che la riforma della scuola eviterà qualsiasi riferimento alla teoria gender nei piani educativi scolastici.  All’alba le organizzazioni sindacali e l’Unione degli Studenti hanno organizzato una serie di blitz al ministero dell’Istruzione e in altri luoghi simbolo di Roma, annunciando nuove iniziative di lotta a partire dall’avvio del prossimo anno scolastico. I presìdi e le manifestazioni sotto la Camera ed il Senato si sono succeduti quasi quotidianamente, precisa una nota dell’Unione degli studenti, con un successo di partecipazione e di consenso arricchito da un confronto costante con i parlamentari che hanno condiviso le ragioni delle iniziative di proposta e di protesta. Il governo tuttavia, pur promettendo tante volte il contrario, si è sottratto ad ogni confronto ponendo la fiducia al Senato e procedendo senza tener conto del netto dissenso della scuola, delle associazioni studentesche, dei genitori, delle organizzazioni sindacali e dello stesso parlamento. La democrazia italiana sta subendo una forzatura gravissima ed inaccettabile. Il Governo Renzi vuole imporre con un atto di forza un provvedimento che non ha mai tenuto conto dei bisogni e delle voci del Paese reale: “Il risultato è una riforma che rischia di accrescere le diseguaglianze già presenti all’interno del sistema nazionale di istruzione, fondata su un modello autocratico e clientelare. Una scuola che insegue la competizione invece di perseguire la cooperazione garantendo eguali opportunità per tutti”. Il testo, pur se tra le proteste delle opposizioni, come dicevamo, passa alla Camera che l’ha già calendarizzato per il 7 luglio prossimo.

Cocis

 

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