Scorte, arriva il taglio. La direttiva del ministro Salvini

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha firmato una nuova direttiva sulle scorte. Il provvedimento -spiega il Viminale – mira a “razionalizzare le misure di protezione esistenti” e a “fornire criteri piu’ stringenti per un’analisi rigorosa delle situazioni che richiedono le tutele personali”. Obiettivo: “rendere piu’ efficiente il servizio sia per personale impiegato che per risorse utilizzate”. “Siamo impegnati per garantire la massima tutela per chi e’ davvero a rischio – spiega il ministro – ma siamo determinati a recuperare centinaia di donne e uomini delle forze dell’ordine per assicurare la sicurezza a tutti gli altri cittadini”.

Alcune indiscrezioni spiegano che la direttiva sarà ispirata a tre criteri: attualizzazione del pericolo, abolizione degli automatismi in  base al solo incarico (magistrati ma anche qualche ministro), tagliare il numero delle blindate.

La centralità dei Comitati

Attenzione però: i nuovi criteri non svincolano i singoli Comitati provinciali dal compiere la dovuta istruttoria e relativa analisi caso per caso. E dal sottoporre poi all’Ucis (ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) la valutazione finale. Sarà sempre, quindi, il fattore umano e non una lista di elementi a valutare se una persona è a rischio, lo è stata, non lo è più o lo è ancora. E questo di per se dovrebbe mettere al riparo da errori madornali.

Gli ultimi dati disponibili e ufficiali (relazione Ucis) dicono che sono 530 i soggetti “destinatari di misure di protezione personale, una trentina in meno rispetto ad un anno fa. La categoria più protetta è quella dei magistrati (260 circa), seguono gli “esponenti politici nazionali e locali” (70), costante il numero dei “rappresentanti di governo”, sottosegretari, dirigenti. Nello stesso elenco figurano anche i capi dei sindacati, i vertici di forze armate e polizia”. Una ventina i giornalisti, per lo più direttori di giornali e quotidiani. Un sistema di sicurezza che impegna circa duemila persone tra carabinieri, poliziotti e finanzieri per un costo che supera i 200 milioni.

Quattro livelli

Sono quattro i livelli di protezione possibile, dal più “alto” (tre auto blindate e 3 agenti per ogni mezzo) a quello più basso, il quarto. Esiste poi un sistema di vigilanza mobile presso le abitazioni o imposti di lavoro di soggetti ritenuti a rischio. I dati, cioè le minacce, sono raccolte a livello locale e valutate dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. La tutela viene assegnata in presenza di “un rischio concreto” e può essere revocata solo quando il pericolo è dichiarato “cessato”.

Arianna Manzi

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