Scontro in commissione Covid, la sinistra chiede di scioglierla

Ciò che sta emergendo dalle tante audizioni in commissione Covid è pesante riguardo a molte scelte operate dal governo giallo-rosso e dal duo Conte-Speranza. Così non è un caso che le opposizioni stiano dando vita a uno scontro al calor bianco, con l’immancabile richiesta di dimissioni del presidente Marco Lisei e con la richiesta addirittura dello scioglimento della commissione stessa. Addirittura parlano di audizioni “illegittime, se non addirittura illecite”, svolte da soggetti estranei al Parlamento “attraverso discutibili deleghe”. Le opposizioni si stanno attaccando a presunti vizi di forma. Ma rimediano una pessima figura.
Commissione Covid, le opposizioni vanno allo scontro.

“In Commissione Covid abbiamo assistito ad una figuraccia senza precedenti delle opposizioni; un clamoroso epic fail in piena regola”, replicano i parlamentari di Fratelli d’Italia componenti della commissione Covid. “In apertura di seduta hanno chiesto a gran voce le dimissioni del presidente Lisei e addirittura lo scioglimento della commissione stessa: accusato di aver agito in autonomia nel disporre l’audizione delegata di testimoni chiave della sempre più inquietante affare delle presunte tangenti mascherate da consulenze sulle mascherine”. Ma è un autogol: “In realtà gli stessi componenti che contestavano la procedura al presidente Lisei, hanno scoperto che tutte le attività disposte erano state condivise senza obiezioni in ufficio di presidenza. Dove erano presenti anche i capigruppo delle opposizioni”.

“Praticamente, dopo aver dato in pasto alla stampa militante una sconclusionata violazione procedurale, oggi come una doccia gelata hanno dovuto prendere atto che hanno concorso alla decisione unanime assunta in Ufficio di presidenza. Questa vicenda così grottesca, al netto della clamorosa figuraccia, pone una grande domanda: perché le opposizioni sono così spaventate dalla raccolta di sommarie informazioni di testimoni chiave sulla vicenda delle presunte tangenti delle mascherine?”. Il nocciolo della questione è tutta qui.

Durante i lavori della Commissione Covid due imprenditori hanno ricostruito un presunto sistema legato agli appalti per la fornitura di mascherine nei mesi più critici dell’emergenza sanitaria. Venirne a capo è un dovere morale verso gli italiani. Le opposizioni stanno usando evidentemente una sorta di distrazione di massa, attaccandosi a scuse procedurali ed offuscare il contenuto di audizioni che per il governo giallorosso si fanno sempre più inquietanti.

“L’opposizione ha paura del lavoro della Commissione”
Esiste naturalmente un verbale e anche una registrazione di queste due sedute, FdI ha chiesto di ascoltarli: “Ma le minoranze si sono opposte, anche se in realtà sarebbero stati i principali beneficiari della pubblicazione. A meno che – cosa che a questo punto è palese – i colleghi delle opposizioni non sappiano cosa hanno deciso e quando. La figuraccia delle sinistre, che evidentemente per la vergogna hanno poi deciso di non partecipare ai lavori, è davvero epica”, sottolinea Bignami. La domanda è sempre la stessa: “perché la compagine giallo-rossa continua ad aver paura del lavoro della Commissione tanto da esporsi a queste figuracce?”.
Insomma, le denunce non corrispondono alla realtà e non è stato violato nulla. Francesco Boccia, capogruppo del Pd alla Camera, attacca FdI che starebbe usando la Commissione Covid come un “plotone d’esecuzione contro il precedente governo”. Ma qui non esistono plotoni d’esecuzione, si tratta di raccontare delle verità. Il M5S sbraita perché FdI starebbe usando la Commissione “per finalità politiche”.
Atti, documenti e dichiarazioni testimoniali stanno confermando che nel 2020, durante la pandemia da Coronavirus, “sarebbero state importate in Italia, da parte della struttura per l’emergenza coronavirus, allora guidata da Domenico Arcuri, mascherine con marchio CE contraffatto, pericolose per la salute e pagate il triplo del prezzo medio dell’epoca. Allora. Chi ha paura della verità?

“La pantomima inscenata oggi aveva il solo scopo di oscurare mediaticamente quanto è emerso dalla testimonianza di Marco Spadaccioli, dipendente dell’azienda di tecnologie mediche Adaltis Srl: una delle varie aziende avvicinate in epoca pandemica dall’avvocato Luca Di Donna per svolgere – stando a quanto emerso dalle audizioni – il ruolo di intermediario con la struttura commissariale di Domenico Arcuri”. A sottolinearlo è il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris, componente della commissione Covid.
“Come ha avuto modo di spiegare Spadaccioli, Di Donna avrebbe proposto una consulenza legale, ma di fatto la sua parcella da 454 mila euro avrebbe avuto più le sembianze e le caratteristiche di una provvigione. Ma non solo. Spadaccioli ha rivelato, inoltre, di aver scoperto successivamente, dalla stampa, che Di Donna avrebbe avuto questi contatti con la struttura commissariale in quanto collega dell’avvocato Giuseppe Conte presso lo studio Alpa. La sinistra smetta di gettare fumo negli occhi, è ora di fare luce su ciò accadeva nello studio degli ex colleghi di Conte”.

A leggere gli atti e ascoltare alcune testimonianze chiave si capisce benissimo perché le sinistre vogliono la chiusura della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. E perché nelle ultime ore hanno scatenato un putiferio dietro lo scudo dei vizi procedurali. Al centro dell’ultima seduta l’audizione di Marco Spadaccioli, dipendente della Adaltis Srl, azienda di tecnologie mediche, che ha rilasciato alcune dichiarazione choc sul ruolo dell’avvocato Luca Di Donna. Nome noto alle cronache per essere collega nello stesso studio dell’ex premier Giuseppe Conte. All’epoca della pandemia saldamente in sella a Palazzo Chigi.

Covid, la testimonianza choc: 450mila euro di parcella al socio di Conte
Sul tavolo della commissione nuovamente l‘affaire mascherine e il pagamento di 454mila euro per una consulenza. È il contenuto choc della testimonianza odieran. “Possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e, credo, per la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”. Così Spadaccioli rispondendo alle domande dei parlamentari sulle maxi parcelle pagate allo studio.

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