Sciopero benzinai, gestori convocati al ministero

Il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso la riunione con i rappresentanti dei gestori dei carburanti che hanno proclamato lo sciopero di 48 ore a partire da stasera su strade e autostrade.

Le organizzazioni Faib, Fegica e Figisc-Anisa, contrarie alle misure del decreto Trasparenza sui prezzi di benzina e gasolio, nell’arco delle tre riunioni (una a palazzo Chigi e due al Mimit) avevano sospeso lo sciopero poi confermato nonostante un’apertura di Urso con un allentamento del provvedimento. Ma si sono sempre dette pronte a revocare lo stop di fronte ad una proposta convicente anche all’ultimo minuto prima della chiusura.

Finora è stato un muro contro muro tra le associazioni di categoria e il governo mentre il Codacons chiede l’intervento della magistratura sull’aumento dei prezzi del carburante di queste ore. Lo stop durerà fino al 26 gennaio.

Le organizzazioni Faib, Fegica e Figisc-Anisa hanno deciso la chiusura degli impianti per protestare contro le misure del decreto Trasparenza sui prezzi dei carburanti e in particolare contro l’esposizione del cartellone con il prezzo medio regionale settimanale e contro le sanzioni previste in caso di mancato rispetto della pubblicità dei prezzi. Una protesta confermata anche dopo che il ministro Adolfo Urso, titolare del Mimit, aveva proposto un allegerimento delle misure.

La premier Giorgia Meloni aveva difeso il provvedimento e affermato che non si torna indietro: “Li abbiamo convocati già due volte, il governo non ha mai immaginato provvedimenti per additare la categoria dei benzinai ma per riconoscere il valore dei tanti onesti. Poi la media del prezzo non diceva che erano alle stelle. Sono state molto poche le speculazioni. Ma non potevamo tornare indietro su provvedimento che è giusto, pubblicare il prezzo medio è di buon senso. Su altro siamo andati incontro. Nessuno vuole colpire la categoria”.

“Correggere il decreto Trasparenza abrogando il cosiddetto cartellone sostituendolo, se del caso, con un QR-Code o un App o con dispositivi luminosi a distanza in modo da sgravare i benzinai già oggi oberati da obblighi di comunicazioni e di conseguenza depennare le ulteriori sanzioni che non avrebbero senso in mancanza di adempimenti” è la richiesta ribadita dal presidente della Faib Confesercenti Giuseppe Sperduto alla commissione Attività produttive alla Camera che ha avviato oggi le audizioni sul decreto Trasparenza dei prezzi dei carburanti nel giorno in cui parte lo sciopero di 48 ore dei benzinai, con inizio questa sera. “La vera speculazione – ha spiegato Sperduto – si annida nella grande evasione Iva che ancora impatta sulla rete e nell’inaccettabile illegalità contrattuale che genera quel fenomeno di caporalato petrolifero che sottrae oltre una decina di miliardi di euro all’anno alle casse dello Stato, secondo le fonti ufficiali”. “Se di un decreto si sente il bisogno per la trasparenza e la legalità – ha proseguito – è di un decreto contro l’illegalità contrattuale: solo così si può assestare un colpo a chi realmente specula truffando lo Stato”.

Il presidente della Fegica, Roberto Di Vincenzo, in audizione in commissione Attività produttive alla Camera sul decreto Trasparenza dei prezzi dei carburanti, punta il dito sull'”imbarazzo del governo.

Assopetroli-Assoenergia, l’associazione che rappresenta le aziende proprietarie di oltre metà delle stazioni di servizio stradali in Italia, esprime “piena solidarietà ai sindacati dei benzinai (Figisc-Anisa, Fabi e Fegica)” in sciopero  contro le misure del Decreto Trasparenza. In una nota l’associazione parla di “ingiusta campagna di criminalizzazione delle imprese, accusate contro ogni evidenza numerica, di speculare sui prezzi della benzina a danno dei consumatori. Un’accusa dimostrata infondata, numeri alla mano, dalla lettura delle banche dati dei Ministeri competenti. Rilevazioni pubbliche, open data, che già da molti anni garantiscono piena conoscibilità e trasparenza al mercato”. “Le misure introdotte col Decreto Trasparenza – aggiunge – sono quindi la soluzione finta a un problema che non esiste, se non nella schermaglia del dibattito politico. Alcune di esse non solo sono inutili e sproporzionate, ma perfino dannose. In particolare, sul fronte della trasparenza, obbligare ad installare un cartello aggiuntivo per esporre il prezzo medio regionale può generare solo ulteriore confusione ai consumatori. Le stesse informazioni, invero ben più dettagliate, sono facilmente accessibili da anni sul sito ministeriale Osservaprezzi Carburant”i. “Potenziare la segnaletica prezzi sui 22.000 punti vendita italiani costerà circa 400 milioni di euro che finiranno per gravare sui prezzi al consumo della benzina. Dunque, fumo negli occhi, a danno delle imprese e dei consumatori” conclude Assopetroli-Assoenergia.

Il decreto Trasparenza sui prezzi dei carburanti –  ha detto il direttore di Federchimica Assogasliquidi, Silvia Migliorini, in audizione in commissione Attività della Camera – comporta “oneri gestionale e tecnico amministrativo, per inserire il prezzo medio che richiede di seguire una fase di permessi per l’adeguamento, e oneri economici che non sono giustificati e potrebbero avere un effetto che nessuno auspica di un impatto sul prezzo finale del carburante. L’indicazione del prezzo medio e l’obbligo della cartellonistica – aggiunge – darà maggiore confusione e potrebbe, c’è il rischio, avere un effetto di adeguamento del prezzo rispetto al medio e riduzione della concorrenza che è l’opposto che il governo e il parlamento hanno cercato di garantire”.

“Per garantire ulteriore trasparenza, al posto di inutili cartelli ulteriori, sui punti vendita” sarebbe meglio esporre “un QRCode, che indirizzi gli utenti effettivamente interessati ad adire al sito dell’Osservaprezzi Carburante del Mimit, con dati certificati quindi dal ministero e basati su prezzi effettivi, selezionabili per area geografica, itinerario o tratta autostradale, superando in senso effettivamente proattivo del consumatore questa inutile controversia su un concetto, quello del ‘prezzo medio’ che ha un valore puramente mediatico ed emozionale a seguito dell’attenzione sui prezzi scatenata dall’aumento delle accise”. Così il presidente nazionale Figisc Confcommercio, Bruno Bearzi, in audizione in commissione Attività produttive.

“Chiediamo che domani il Governo faccia effettuare controlli a tappeto dalle forze dell’ordine, polizia stradale, carabinieri e guardia di finanza, per accertare il rispetto della regolamentazione sugli scioperi e che, quindi, nella rete autostradale i distributori rimangano aperti almeno ogni 100 chilometri e nella rete ordinaria in numero non inferiore al 50% degli esercizi aperti nei giorni festivi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Quanto ai benzinai, se è vero che questa volta non hanno speculato non vuol dire che non commettano gravi irregolarità. E’ vergognoso, ad esempio, che 4000 distributori non comunichino al Mise, ora Mase, i prezzi o che li comunichino in modo farlocco. Per questo le multe andrebbero quadruplicate dai vigenti 516 euro ad almeno 2000 euro a infrazione. Il Governo, invece, nel tentativo maldestro di farsi perdonare per le accuse infondate di speculazioni, ora le abbassa a 200 euro. Una beffa e una farsa” conclude Dona.

In occasione dello sciopero dei benzinai i prezzi dei carburanti stanno registrando rialzi su tutta la rete, una circostanza che potrebbe rappresentare l’ennesima speculazione a danno degli automobilisti. Lo denuncia il Codacons, che contro la serrata dei distributori ha presentato un esposto in Procura per interruzione di pubblico servizio. “I rincari dei listini alla pompa delle ultime ore rischiano di arrecare un danno economico ingente ai cittadini – spiega il presidente Carlo Rienzi – A fronte di uno stato di necessità rappresentato dall’esigenza degli automobilisti di fare il pieno di carburante per non ritrovarsi a secco nei due giorni di sciopero, gli stessi sono costretti a subire prezzi in rialzo su tutta la rete, una situazione che ancora una volta conferma tutti i nostri dubbi e le nostre denunce circa le anomalie nella formazione dei listini alla pompa”. E proprio sullo sciopero dei benzinai sarà ora la magistratura a pronunciarsi: il Codacons ha infatti depositato l’annunciato esposto alla Procura della Repubblica di Roma per la possibile fattispecie di interruzione di pubblico servizio, esposto in cui si legge:ì “benché lo sciopero sia un diritto costituzionalmente garantito, la protesta dei benzinai non ha nulla di sensato e di legittimo ed è assai lesiva per i consumatori già vessati dall’aumento esponenziale dei prezzi dei carburanti. Uno sciopero che prevede la chiusura anche dei SELF non sembrerebbe rispettare i diritti costituzionali della persona annoverati dall’articolo 1, comma 1, della legge n. 146/1990. Chiudere anche gli impianti SELF preclude di fatto ogni possibilità per i consumatori di poter assolvere alle proprie esigenze di vita connesse alla libertà di circolazione. Tale sciopero sembrerebbe dunque configurare il reato di interruzione di pubblico servizio p.e.p. dall’art. 340 c.p. secondo cui “Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno.”

La Confcommercio non condivide i nuovi adempimenti, gli oneri e le sanzioni a carico dei rivenditori di carburanti e in particolare “le nuove disposizioni sull’adeguamento della cartellonistica di pubblicizzazione dei prezzi presso i punti vendita” perché “non risultano utili e proporzionate rispetto all’obiettivo della diffusione di un consumo consapevole e informato” e perché “i costi di adeguamento sono stimati nell’ordine dei 300-400 milioni di euro”. Così il segretario generale di Confcommercio Luigi Taranto in audizione in commissione Attività produttive della Camera sul Dl Trasparenza dei prezzi dei carburanti precisando che questo “si tradurrebbe in un raddoppio dei prezzi oggi pubblicizzati” con “evidenti difficoltà tecnico organizzative che realisticamente necessitano di almeno dodici mesi per essere gestite”. “Al fine di non gravare le imprese proprietarie delle infrastrutture di costi e oneri burocratici, di non attribuire ai gestori degli impianti ulteriori incombenze e di offrire ai consumatori un’informazione chiara e non ridondante – ha evidenziato il segretario generale di Confcommercio – riteniamo che andrebbe rafforzato il potenziale informativo dell’Osservatorio del ministero delle Imprese e del made in Italy denominato ‘Osservaprezzi Carburanti’. Tale strumento informativo, peraltro già accessibile su sito internet e a mezzo app, potrebbe essere potenziato, rendendovi appunto disponibile anche il dato del prezzo medio”. Taranto ha aggiunto che “si potrebbe prevedere, presso i punti vendita e in prossimità degli erogatori di carburante, l’esposizione di un QRcode che rimandi alla pagina di ‘Osservaprezzi Carburanti'”.

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