Schwanengesang, Schubert e l’arte dell’introspezione secondo Bostridge alla IUC

Sabato 28 febbraio nell’Aula Magna della Sapienza, per la stagione musicale dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, il recital di Ian Bostridge, accompagnato al pianoforte dall’ottimo Julius Drake, si è imposto come un’esperienza di intensa concentrazione espressiva, interamente costruita attorno alla centralità della parola poetica e alla sua trasfigurazione musicale.

Cuore del programma era il Schwanengesang di Franz Schubert, raccolta pubblicata postuma che non costituisce un ciclo organico in senso stretto, ma un insieme di Lieder su testi di Ludwig Rellstab e Heinrich Heine (più il conclusivo Seidl), legati da un clima poetico che oscilla tra nostalgia, tensione drammatica e visioni quasi allucinate.

Come osserva nel programma di sala Giovanni Pariselli, si tratta di pagine in cui «la cantabilità schubertiana si incrina e si fa interrogativa», e in cui il pianoforte assume un ruolo strutturale, non di semplice sostegno ma di interlocutore, talvolta persino di controcanto psicologico.
Nei Lieder su testi di Heine, in particolare, l’armonia si tende, si oscura, anticipando esiti che guardano oltre il Romanticismo: qui la parola diventa frammento, memoria dolorosa, immagine visionaria.

Ph. Damiano Rosa

In questo contesto, una vocalità meno “espansiva” ha finito per accentuare il carattere introspettivo della lettura. Il canto sembrava nascere dal pensiero prima ancora che dal suono: sillabe scolpite, accenti trattenuti, un fraseggio che privilegiava l’inquietudine alla seduzione timbrica. La tenuta complessiva dell’arco narrativo — dalla tensione di Der Atlas alla rarefazione spettrale di Der Doppelgänger — ha mostrato quanto l’esperienza possa trasformare anche una serata non facile in un percorso coerente e profondamente meditato.

Ph. Damiano Rosa

A completare il quadro, giova ricordare l’architettura dettagliata del programma, costruita attorno allo Schwanengesang eseguito secondo l’ordine editoriale: i sette Lieder su testi di Rellstab (Liebesbotschaft, Kriegers Ahnung, Frühlingssehnsucht, Ständchen, Aufenthalt, In der Ferne, Abschied), seguiti dai sei su testi di Heine (Der Atlas, Ihr Bild, Das Fischermädchen, Die Stadt, Am Meer, Der Doppelgänger) e dal conclusivo Die Taubenpost su testo di Johann Gabriel Seidl, pagina che sospende l’inquietudine in una malinconica leggerezza.

Ph. Damiano Rosa

Il pubblico ha seguito con attenzione partecipe, fino all’ovazione finale. Generosa la risposta dell’interprete, che ha concesso tre bis: oltre alla celeberrima Die Forelle — restituita con freschezza contagiosa — e a un altro encore dal profilo più intimista, l’ultimo bis è stato Nacht und Träume, quasi un epilogo di sospirata quiete che ha offerto alla sala un momento di silenziosa, commossa partecipazione. Serata in cui consapevolezza stilistica e profondità interpretativa sono state premiate da un pubblico visibilmente coinvolto.

http://www.concertiiuc.it

Loredana Margheriti 

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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