Schiros: un monologo per la vita

Sono le 20:45, gli ultimi arrivati prendono posto sulle poltrone al Teatro Diamante di Roma. Sta per iniziare lo spettacolo “Metaforicamente Schiros” di Beatrice Schiros presentato il 20 Novembre all’interno della stagione teatrale 2025/26.

Uno spettacolo che riempie un silenzio teatrale di più di due anni e maturato come una cura sveviana che la stessa autrice e attrice definisce atto psicomagico, un neologismo fantastico che porta in seno un’eco del realismo magico degli autori sudamericani e al tempo stesso anche la magia della catarsi cara al teatro greco, insieme a un recupero del senso di coralità del teatro stesso, che chiama lo spettatore sul palco a condividere, con un monologo che diviene confessione e appunto condivisione, durante il quale la quarta parete non cade, ma semplicemente non è mai stata eretta.

La scenografia è quella attesa, essenziale, una scenografia che non distrae, che ricorda la stand up ma ne rinnega i tempi. Il palco appare spoglio, solo una sedia lo occupa, al tempo stesso però sembra carico di emozioni, di parole che aspettano di essere ascoltate.

Chi è veramente beatrice Schiros?

Per scoprirlo deve tornare sul palco, questo è quello che il suo psicoterapeuta le ha detto e così Beatrice ha fatto. Un monologo, una confessione una funambolia continua tra il comico e il drammatico che si rincorrono e si sfuggono al tempo stesso.

Quello della Schiros è un biglietto per un treno dai cui finestrini si osservano i paesaggi più svariati. Si racconta di quel misterioso mondo quale è la famiglia, delle insicurezze giovanili a cui fanno da sfondo Parma e Modena e poi ancora dei primi amori, di quelli per cui ci chiediamo “perché ci siamo stati insieme?’’

Una donna Beatrice alla ricerca come tutti di amore forse, una donna come tutti con amiche che la convincono a iscriversi su Tinder. Una donna che cena anche alle sette di sera sul divano. Ma con una differenza: lei lo fa con il sorriso, con la libertà propria solo di chi è giunto a conoscersi veramente. “Metaforicamente Schiros” è uno spettacolo che si distingue per il suo approccio innovativo alla narrazione e per la capacità di fondere concetti complessi con un linguaggio teatrale viscerale.

Le vicende intime, familiari, personali, riempiono il palco e sembrano abbattersi sul pubblico come un’onda temuta e attesa al tempo stesso, violenta ma necessaria. L’ironia, la comicità, sono come la spuma sopra la cresta dell’onda che semplicemente ed elegantemente ne impreziosisce la forma ma non ne intacca la forza.

I segreti, quelli che racconti solo a te stessa, vengono messi sul palco e si fanno risata. Tutto è personale, intimo, ma al tempo stesso sembra coinvolgere ogni persona presente, diventando universale.

La decrescita felice di cui parla Beatrice Schiros è forse ciò che ognuno rincorre ma che abbiamo paura di ammettere. Schiros è una donna come tante in questa sala, una donna che fa Pilates da un anno. A Schiros non piacciono i bambini o meglio, le piacciono quelli dei suoi amici. Il suo compagno è Fiord, un cane più fedele sicuramente di molti esseri umani.

E poi ci sono le emozioni, quella funzione catartica del teatro appunto che si fa avanti, nelle sue confessioni, nella malattia di suo padre Ignazio, e poi la madre, che le diceva sempre prima di uscire la sera di indossare qualcosa che la potesse contraddistinguere come una persona di classe e perbene.

Ho 58 anni e vacillo, queste le parole che riecheggiano sul palco buio. Risuonano queste parole di Beatrice perché coraggiosamente vere. Perché a volta la Schiros, magari la mattina quando porta fuori il cane ha ancora l’istinto di parlare al telefono con quelle persone che non ci sono più. Bea stai leggera, le direbbe il padre Ignazio Papà perché non mi hai detto che la vita non è facile, perché non mi hai detto che le cose non andranno sempre bene? Aiutatemi mamma e papà perché ho 58 anni e vacillo. Chi sono? Ancora una volta con una risata Beatrice Schiros risponde: sono quella che per risparmiare benzina mette la macchina a folle.

Una donna che ama far ridere gli altri ma che forse vorrebbe in fondo qualcuno che facesse ridere anche lei. Figlia che si sente ancora bambina

Una donna, Schiros, che piange davanti agli applausi di questa sala che stasera ha assistito a quella poetica dell’umorismo in cui riso e riflessione profonda si mescolano di cui Pirandello ci parlava.

Una donna che ci ha donato un’opera teatrale circolare, che rivela nelle battute finali gli approcci iniziali e che quindi come un cerchio abbraccia lo spettatore, lo avvolge e lo coinvolge. Una comicità a tratti travolgente che non arretra di un passo davanti ai perbenismi ipocriti e non ha paura di diventare drammatica soprattutto nella parte finale dove cede il passo alla poesia.

Una riflessione profondamente umana che porta con sè lo spettatore in un tempo che scorre agile e breve a riflettere sulla vita in modo totalizzante. L’attrice non nega che la vita sia anche, e forse soprattutto, una somma di esperienze complesse, spesso dolorose, ma con la forza del suo rito psicomagico può essere affrontata con coraggio e perchè no, anche con gioia.

Uno spettacolo che potrebbe essere rivisto due volte

Matilde Lilli

Circa Barbara Lalle

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