Scazzi, attesa per la sentenza bis

TARANTO – È prevista per le ore 19 la lettura del dispositivo della sentenza d’appello per l’omicidio di Sarah Scazzi. Otto gli imputati, tra cui Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, condannate in primo grado alla pena all’ergastolo, per le quali la pubblica accusa ha chiesto la conferma della pena. La sentenza sarà emessa dai giudici della Corte d’assise d’appello di Taranto. Prosegue da tre giorni la riunione in camera di consiglio dei giudici della Corte d’assise d’appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) sono infatti riuniti dal 25 luglio nella foresteria della sede della Corte, al quartiere Paolo VI di Taranto. Sarah Scazzi, quindicenne di Avetrana, fu strangolata e poi gettata in un pozzo il 26 agosto del 2010. Le due imputate nel processo Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri, zia e nipote della vittima,condividono la stessa cella nel carcere di Taranto e sperano che i giudici di secondo grado possano ribaltare la sentenza di primo grado, quella del 20 aprile 2013 quando furono condannate all’ergastolo per omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere. Nel secondo procedimento penale Cosima a differenza del primo grado, in cui si era avvalsa della facoltà di non rispondere, ha reso dichiarazione spontanee. «Sono passati duemila anni e Gesù venne condannato dal popolo. Se allora tutti vogliono che siamo condannate.Oggi tutti i giorni vengono condannati degli innocenti”. Anche Sabrina Misseri ha chiesto di parlare in aula ma è  riuscita solo a dire: «Non ce la faccio se penso che io avrei potuto uccidere Sarah! Io non l’ho uccisa». Il pg Antonella Montanaro ha iniziato così la sua requisitoria: «Chi ha ucciso Sarah Scazzi». Ha aperto poi il suo discorso con una immagine choc trasmessa sui monitor: l’immagine del corpo di Sarah Scazzi che galleggia nel pozzo in contrada Mosca prima di essere recuperato. «Così l’hanno ridotta», ha commentato la Montanaro. Poi ha ricostruito il giorno della sparizione di Sarah Scazzi. «Sarah arriva a casa Misseri intorno alle 13.50 del 26 agosto 2010. All’interno avviene una lite furiosa con Sabrina. Sarah esce da casa in lacrime e si dirige verso l’abitazione dei suoi genitori in via Verdi. Cosima e Sabrina si mettono in macchina, la Opel Astra guidata dalla madre raggiungono Sarah. Cosima scende dall’auto e costringe la nipote a salire in macchina. In quel mentre incrociano il furgone di Giovanni Buccolieri, il fioraio che si sta recando dalla sua commessa Vanessa Cerra che abita di fronte casa Misseri con la quale ha un appuntamento. Inizialmente l’intenzione delle due donne non è quella di uccidere la ragazzina ma di calmarla. Ma una volta in casa la uccidono strangolandola, in due, con una cintura. Ognuno dei tre Misseri svolgono compiti diversi. Sabrina resta in casa con il telefono di Sarah per ritardare l’arrivo dell’amica Mariangela Spagnoletti con la quale devono andare al mare mentre Cosima e Michele trascinano il corpo di Sarah nel garage passando attraverso la porta interna. Michele prende il corpo di Sarah e la carica sulla Seat Marbella e insieme a Cosima puliscono le tracce di urina di Sarah lasciate sul terreno della cantina dove era stato poggiato il corpo». Montanaro al termine della sua ricostruzione ha chiesto di confermare la condanna all’ergastolo per Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri.

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