Scandalo Volkswagen, nel mirino 11 milioni di auto. Tracollo in borsa

Si allarga lo scandalo Volkswagen dopo la scoperta del software che aggira le procedure di controllo antismog per i motori diesel e, secondo la stampa tedesca, Berlino era al corrente del problema. ‘Il governo federale era a conoscenza di frodi sulle emissioni’, questo il titolo del quotidiano tedesco Die Welt, secondo il quale la tecnica per la manipolazione dei motori è nota a Berlino e Bruxelles da tempo. A dimostrarlo ci sarebbe un documento contenente la risposta del ministero dei Trasporti ad una interrogazione presentata dai Verdi il 28 luglio. ‘Il fatto che ancora non sia accaduto nulla, è considerato uno scandalo dai Verdi. Il governo federale è da tempo a conoscenza del fatto che in sede di controlli i costruttori automobilistici possono utilizzare dispositivi di manipolazione’. Intanto, dal colosso tedesco arriva l’ammissione e sono circa 11 milioni le automobili del gruppo Volkswagen interessate dal software ‘civetta’ sulle emissioni. Il gruppo ha calcolato che dovrà mettere da parte  6,5 miliardi, ovvero gli accantonamenti di VW per gestire la vicenda.  Cifra peraltro che, ammettono i tedeschi, potrebbe non bastare a coprire tutte le spese. Il numero uno del colosso di Wolfsburg, Martin Winterkorn, potrebbe lasciare in occasione della riunione del consiglio di amministrazione del gruppo prevista per venerdì e al suo posto andrebbe il capo della Porsche Matthias Mueller. ‘’Spero che i fatti vengano chiariti al più presto’, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel chiedendo una soluzione rapida e trasparente. La Commissione europea, intanto, è pronta ad andare fino in fondo ma al momento non sono state aperte indagini, anche se la Commissione è in contatto con tutte le parti coinvolte. Che il caso non sia solo tedesco lo conferma il crollo delle Borse e le pesanti perdite subite da tutti i titoli del settore auto motive: -8,8 % Peugeot, -7% Renault, -7% Daimler, -6% Bmv per citarne qualcuno. Alla vigilia della riunione straordinaria del board del gruppo si moltiplicano le richieste ufficiali di chiarimenti al gruppo tedesco. Anche il governo italiano chiede spiegazioni. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti comunicato di aver interpellato sull’accaduto, sia il Kna, Kraftfahrt-Bundesamt, soggetto terzo, il maggiore omologatore delle auto in questione, sia il costruttore. In pratica il Ministero vuole sapere se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa dove vigono però regole differenti per la omologazione, risulti essere praticato su omologazioni della stessa autorità tedesca per l’Europa e se i veicoli sono stati commercializzati in Italia. Ed anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, alza la voce contro il software civetta. Con una lettera indirizzata all’amministratore delegato e direttore generale di Volkswagen Group Italia Massimo Nordio, Galletti chiede informazioni sulle vetture vendute nel mercato italiano. Ho appreso con preoccupazione le risultanze delle indagini e, scrive Galletti,  le chiedo di volermi fornire elementi oggettivi che nelle autovetture commercializzate in Italia non siano stati installati accorgimenti tecnici analoghi volti ad alterare i dati emissivi da test rispetto alla realtà. Il ministro, che ricorda l’incidenza di questi profili sulla qualità dell’aria e sul clima, fa riferimento nella lettera alla decisione assunta dall’azienda di bloccare le vendite delle auto sul mercato Usa e ritirare di quelle già commercializzate, chiedendo al gruppo, qualora necessario, di assumere analoghe iniziative già intraprese per il mercato americano anche a tutela dei consumatori italiani che hanno fatto affidamento sul marchio Volkswagen. Le richieste di chiarimenti si moltiplicano di ora in ora. In Australia il dipartimento del governo che gestisce le verifiche ambientali ha chiesto alla Volkswagen se anche i veicoli venduti nel paese siano equipaggiati con il software scoperto negli Stati Uniti. Simile richiesta a Seul dove il ministero dell’Ambiente sudcoreano ha convocato i responsabili del gruppo tedesco per raccogliere informazioni sul caso. Da Parigi, arriva poi l’attacco del ministro delle Finanze francese Michel Sapin che in un’intervista alla radio Europe 1 definisce necessaria una verifica anche in Europa sul comportamento di Volkswagen nonché dei costruttori francesi: ‘Si tratta di questioni serie, è giusto punire nel caso, ma anche rassicurare sulle pratiche dell’industria automobilistica’. E dagli Stati Uniti arriva la notizia di una indagine penale che sarebbe stata avviata dal dipartimento di Giustizia sul gruppo automobilistico, che rischia una pesantissima penale, fino a 18 miliardi di dollari.

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