Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, durante la trasmissione Rai ''Porta a porta'', condotta dal giornalista Bruno Vespa, Roma, 22 maggio 2017. ANSA/GIORGIO ONORATI

Salvini tra Bossi, Calenda e dazi

‘Bossi c’è, Maroni ha fatto un grande lavoro e continuerà a darci una mano. Altri hanno scelto la poltrona rispetto la comunità, liberi di farlo. Bossi è candidato a Varese’, ha detto Matteo Salvini durante il faccia a faccia di Giovanni Minoli in onda ieri alle 14 su La7.

Se devo scegliere all’interno del partito Popolare Europeo, scelgo il modello austriaco o il modello ungherese che difende il lavoro. Il premier Orban difende i confini, difende le banche, difende la moneta e blocca l’immigrazione. Se devo scegliere un paese ben governato scelgo quello.

Salvini  prende a modello il leader ungherese Viktor Orban, campione del nazionalismo e del populismo degli anni 2000. O il presidente Usa Donald Trump, che solo poco giorni fa ha imposto nuovi dazi doganali sulle importazioni di lavatrici e sui pannelli solari.

Tornando ad attaccare le regole di bilancio Ue e il vincolo del 3% nel rapporto tra defici e Pil, che ha portato in Italia fame e povertà.

Salvini annuncia poi che se sarà premier metterà dazi come il presidente Usa: ‘Se gli italiani mi sceglieranno come presidente  farò come Trump: pur di difendere i lavoratori e gli imprenditori italiani, sono pronto a mettere dei dazi a protezione del Made in Italy. Vuoi licenziare in Italia, produrre sottocosto all’estero e rivendere in Italia? Allora paghi il 50% di tasse in più, se sarò premier metterò dazi come Trump’.

 In un twett, Calenda assegna a Salvini ‘il premio per la proposta più fessa e irrealizzabile’.  Tre anni a Bruxelles a 20mila euro al mese in Commissione Commercio e non sa che i dazi li può mettere solo la Ue e che l’Italia ha un surplus superiore a 50 miliardi mentre gli Usa un deficit di 500. Quindi secondo Calenda l’obiettivo è distruggere il Made in Italy.

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