Salvini il quinto mistero di Fatima e la federazione

Non parliamo del quarto mistero perché di quello ne parlano gli apologeti delle religioni o quelli che ritengono di avere capacità divinatorie di prevedere il futuro, ma più sommessamente possiamo parlare di un quinto mistero e/o segreto, quello che è stato svelato a Salvini durante il suo viaggio a Fatima: la federazione o fusione con quello che resta di Forza Italia, prima che si dissolva definitivamente. L’idea di federarsi o fondersi nasce per risolvere alcuni problemi che hanno Salvini e Berlusconi. Salvini teme di essere scavalcato dalla Meloni, che almeno secondo quello che dicono i sondaggi, gli sta col fiato sul collo, perché nel centrodestra vale il principio che il leader lo decidono i sondaggi; Berlusconi invece ha bisogno di trovare qualche posto sicuro per i suoi fedelissimi prima che sia troppo tardi. L’effetto però non è del tutto scontato. L’ansia di alcuni esponenti di Forza Italia di passare con la Lega, potrebbe spingere molti degli elettori del Cavaliere, che non sopportano Salvini, a migrare verso altri lidi. Intanto però tale operazione potrebbe comportare delle ripercussioni all’interno della maggioranza di governo, perché è fuor di dubbio che una fusione avvantaggerebbe la destra e segnerebbe la fine del polo dei moderati. Ma ciò che più colpisce, al di là delle conseguenze, è l’improvvisazione, la teatralità , la mancanza di strategia e di visione programmatica, che sono il sale della politica. Vero è che i partiti italiani con l’arrivo della pandemia si sono trovati tutti insieme su una stessa barca sprovvista di radar, con navigazione a vista in acque procellose e sono stati costretti a comporre un governo di unità nazionale guidati da un Presidente del Consiglio difficilmente sostituibile. E’ chiaro ad essi che Draghi durerà, perché la pandemia scende, ma l’economia cresce e i prossimi mesi per l’Italia saranno fondamentali e nessuno può pensare di giocarseli con una crisi di governo. Ma pur rendendosi conto della rivoluzione operata a livello parlamentare che ha tolto a loro il potere, non riescono ancora a confrontarsi con gli effetti che essa comporta. L’unico fine, l’unico orizzonte che intravedono è solo l’imminenza di una scadenza elettorale, allora iniziano con i soliti tatticismi da posizionamento. Il problema ovviamente non riguarda solo il centrodestra. Il Movimento Cinque Stelle, sta operando una nuova rivoluzione interna, un nuovo passaggio a non si sa bene che cosa, sotto la guida dell’ex Premier Conte, che da avvocato ha transatto la lite con la Casaleggio e Associati , e a saldo e a stralcio le ha liquidato 250mila euro, per recuperare i dati degli iscritti. Mentre il Pd, con la guida di Enrico Letta va sempre alla ricerca di quell’identità di sinistra, che da un ventennio ha ormai smarrito. Il grigiore delle idee che i partiti partoriscono, la mancanza di identità culturale, si ripercuote anche nella scelta dei candidati a sindaco delle grandi Metropoli, sempre più modesti e sconosciuti. Il terreno della politica è diventato sempre più arido e da esso nascono solo sterpaglie.

Andrea Viscardi

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