Salvini e il sindaco di Napoli che dice: ‘Rifarei tutto…’

Lacrimogeni e idranti in azione da parte delle forze dell’ordine al corteo anti-Salvini a Napoli. La reazione della polizia è arrivata dopo il lancio di petardi e oggetti contro le forze dell’ordine da parte di un gruppo di manifestanti che si è staccato dal corteo organizzato.  Fitto il lancio di petardi e molotov da parte di un gruppo di manifestanti, tra cui anche i famigerati black bloc, che si è staccato dal corteo organizzato contro l’arrivo di Salvini a Napoli. Le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa a piazzale Tecchio, nei pressi della Mostra d’Oltremare, hanno risposto con un lancio di lacrimogeni. Tra i cori intonati anche ‘Un giorno all’ improvviso’, molto comune negli stadi, e la solita ‘Bella Ciao’.

Il leader della Lega, che è stato, come sappiamo, autorizzato a parlare alla  Mostra d’Oltremare dove si è svolta la convention di ‘Noi con Salvini’,  è furioso: ‘É scandaloso che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli’.

Ora che le ceneri delle polemiche si stanno finalmente posando sulla macerie lasciate in quel di Napoli da antagonisti, black block e varia umanità sfasciante, è possibile riflettere su quanto possa diventare insidiosa al Sud la saldatura tra la disperazione seminata dalla crisi e la demagogia irresponsabile di un sindaco alla De Magistris.

Seguendo con un minimo di attenzione le gesta del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, vengono immediatamente in mente due versi di una canzone di Pino Daniele: ‘Masanielle è crisciuto, Masanielle è turnato’. Perché il sindaco interpreta alla perfezione una antica anima meridionale: quella ribellista e rumorosa,   ma alla resa dei conti sterile perché incapace di tradurre la ribellione in cambiamenti.

Il modo in cui il sindaco ha utilizzato il caso Salvini è esempio di un ‘masaniellismo di maniera’ che  non aggiunge né toglie nulla,  ed è  utile solo  per conquistare qualche voto. De Magistris aveva deciso che Salvini, per gli insulti rivolti in tempi passati a Napoli,  non doveva mettere piede in città.

Resta, a parte tutto, il fatto che  i napoletani sono persone intelligenti, hanno alle spalle secoli di elaborazione culturale e non hanno bisogno di un ‘magistrino’   per decidere come comportarsi nei confronti di Salvini che gira per il Sud con intenti strumentali.

Un Sud consapevole delle sue grandi potenzialità,  e realmente orgoglioso della sua storia e della sua cultura, della venuta di   Salvini se ne frega altamente e non ritiene che possa essere il caso di  sbattergli la porta in faccia.

 Il Masaniello-De Magistris, sindaco di Napoli,  è  riuscito solo nell’incredibile impresa di veder devastata la città che amministra dai suoi sostenitori politici.  Non succede tutti i giorni che un sindaco voglia  impedire ad un leader politico, Salvini,  di poter parlare liberamente come di solito avviene in democrazia. E che il giorno dopo la messa a ferro e a fuoco di un intero quartiere della sua città,  da parte di quelli che lui aveva chiamato a raccolta contro il leader leghista, trovi la faccia tosta per scaricare su altri responsabilità solo sue.

De Magistris punta ad occupare uno spazio politico miscelando disagio urbano, ansia di riscatto e manettarsimo giustizialista, il cui comune denominatore sono la crisi economica e l’insicurezza sociale. De Magistris voleva impedire a Salvini di scendere a Napoli, quindi al Sud, non in quanto leader di una forza che si richiama espressamente al Nord, ma solo perché ne teme la concorrenza negli strati sociali più colpiti dalla crisi.

Un sindaco così andrebbe rimosso in ventiquattr’ore, cosa che, purtroppo, non accadrà con Luigi de Magistris che ribadisce  di avere la coscienza a posto: ‘Quello che è successo, forse si poteva evitare se ci avessero ascoltati.  Napoli è parte lesa e tornando indietro, faremmo tutto quello che abbiamo fatto’.

Cocis

 

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