Salvini: ‘È come mio figlio, sì alla cittadinanza’

Cittadinanza sì, cittadinanza no, cittadinanza sì. In pochi giorni – se non ore – il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha cambiato idea tre volte rispetto alla concessione della cittadinanza italiana a Ramy, il ragazzino che ha dato l’allarme ai carabinieri dal bus sequestrato a San Donato Milanese, evitando di fatto una strage. L’ultima giravolta è arrivata nel primo pomeriggio del 26 marzo: “Sì alla cittadinanza a Ramy perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare”. Parola del vicepremier leghista, che però solo poche ore prima, commentando un’operazione di polizia, aveva scritto su Twitter: “Altro che ius soli e cittadinanza in regalo, occorrono rispetto e controlli“. Un pensiero, quello di Salvini, coerente con quello espresso nella serata del 25 marzo, quando aveva sottolineato che “non ci sono gli elementi per concedere” la cittadinanza a Ramy a causa dei “numerosi precedenti penali” di un parente del ragazzino egiziano.

Avrebbe precedenti di polizia, ma non risultano condanne, Khaled Shehata, padre di Ramy, uno dei ragazzi ‘eroi’ che hanno contribuito a salvare i compagni nell’autobus a cui l’autista aveva dato fuoco a San Donato Milanese. A suo carico, a quanto si è saputo, il reato di permanenza irregolare in Italia, una denuncia per rapina nel ’99 e il fatto di aver falsamente attestato di essere un pubblico ufficiale, ma non condanne. I fatti sono stati commessi tra Crema e Cremona e risalgono nel tempo.

Per evitare “fraintendimenti e strumentalizzazioni” dopo “la richiesta di cittadinanza formulata da Ramy Shehata per sé e la propria famiglia”, l’avvocato Antonino Ennio Andronico, su mandato dei genitori di Adam El Hamami – che con Ramy ha avvisato i carabinieri durante il sequestro del bus a San Donato Milanese – ha precisato che “questi ultimi non hanno mai inteso chiedere e non richiedono nulla per se stessi”. “Allo steso tempo i signori Kalid e Hasnaa El Hamami – ha spiegato l’avvocato all’ANSA – chiedono semplicemente che le Autorità vogliano prendere in considerazione il comportamento eroico di Adam – il quale a sprezzo del pericolo ha contattato telefonicamente i carabinieri nel corso del sequestro per dare la posizione esatta dell’autobus declinando il proprio nome e cognome e contribuendo a salvare se stesso e i propri compagni di classe, quale ’eminente servizio reso all’Italia’ ai sensi dell’articolo 9 comma 2 della legge 91/1992 in quanto tale meritevole della concessione della cittadinanza italiana”.

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