Salvini: ‘Anticipiamo la manovra all’estate’

Anticipare la manovra economica all’estate. Matteo Salvini rilancia la sua sfida all’Unione europea. E propone a Giuseppe Conte e Luigi Di Maio di lavorare subito a quello “shock fiscale” che ritiene sia l’unica soluzione per “non dare il sangue all’Europa”. La mossa non è concordata: fino a sera non risultano contatti con i partner di governo. E il rilancio, in piena trattativa sulla procedura d’infrazione, suona ai vertici del governo e nel M5s più come una forzatura, che fa crescere tra i pentastellati il sospetto che il vero obiettivo sia far saltare l’esecutivo. Perché la linea di Bruxelles è assai dura: senza correzioni cospicue, questa volta la procedura scatta.

Salvini sembra non curarsene. Conte, che in mattinata si reca in visita al Gran Sasso, torna da Bruxelles con un messaggio di prudenza e grande preoccupazione. Definisce la situazione “molto complicata” ma si dice “fiducioso” in un “approccio costruttivo di tutte le parti che siedono intorno al tavolo” per “evitare una procedura d’infrazione che farebbe male all’Italia”. “L’interesse dell’Italia è l’interesse dell’Europa”, avverte il premier, che in vista della Commissione Ue del 2 luglio è pronto a fare “qualsiasi cosa serva” (come Draghi fece per l’Euro), anche mischiare i tavoli e condizionare il voto italiano sulle nomine Ue al via libera ai conti del nostro Paese.

Ma è in casa che Conte gioca la partita più difficile. Mercoledì in Consiglio dei ministri Giovanni Tria porterà la legge di assestamento di bilancio, cui si dovrebbe accompagnare la proposta di destinare le risorse avanzate da quota 100 e reddito di cittadinanza al taglio del deficit. Ma è qui che il meccanismo si inceppa. Perché una norma che cambiasse la destinazione di quelle risorse potrebbe essere additata come una “manovrina”. E anche perché, nel vertice politico che il premier e i suoi vice potrebbero avere martedì, Salvini alzerà la posta. Ancora. I Cinque stelle – che lasciano alla Lega il boccino della manovra e non vogliono fornirle pretesti per rompere – si dicono pronti a sostenere un taglio delle tasse in deficit. Di Maio, a testimoniare la persistente tensione attacca Salvini per aver usato i voli di Stato in campagna elettorale, dichiara che chiederà all’Ue “flessibilità per abbassare il cuneo fiscale”.

 I mercati reagiscono se si alimenta la paura: va ridotta la sfiducia nei confronti dell’Italia non inseguendo obiettivi dannosi, ma enfatizzando la capacità di crescita. Così in sintesi il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che al Tech Festival di Venezia, organizzato dal Il Foglio, spiega: “ci vuole fiducia e capacità di programmazione, non si può vivere sotto l’incubo del disavanzo che non asseconda la richiesta di stabilità dei mercati”. “Alimentare la paura del distacco dall’Europa fa reagire in modo negativo i mercati, che si ‘assicurano’ contro questo rischio facendo salire i tassi, con un effetto che si trascina sulla crescita delle imprese”, dice. La paura principale per Visco “è quella di distaccarci dall’Europa, i mercati la ascoltano e si assicurano contro questo rischio. Così sono vari punti base di tassi di interesse più alti che vengono richiesti” e il loro peso crea “preoccupazione per gli effetti sulla crescita. Se l’emissione di titoli pubblici vede 2,5 punti in più rispetto alla Germania e uno in più di uno rispetto a Spagna, questo si trasferirà piano piano in tutti i meccanismi che concedono credito a livello privato, e alla fine rallenta la capacità di crescere dell’economia con effetti sugli investimenti”. Bisogna cambiare direzione con le riforme, che vanno fatte con serietà – ha ammonito il Governatore. Bisogna quindi ridurre la sfiducia “non inseguendo obiettivi dannosi, e va enfatizzata invece la capacità di crescita dell’economia attraverso investimenti pubblico-privati”. Secondo Visco bisogna insomma “stabilizzare l’economia, perché di fronte anche a una situazione di choc tutto dipende dalla capacità di distribuzione della spesa”. Visco respinge invece ipotesi allarmistiche sull’inesigibilità del debito italiano: “è un rischio pari a zero”.

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