Salvini agli alleati: Giù le tasse o lascio il governo

Matteo Salvini lancia l’ultimatum a Luigi Di Maio e al presidente del consiglio Giuseppe Conte. “Subito una riforma fiscale o me ne vado”. In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, il segretario della Lega, è chiarissimo. Non utilizza mezze parole. “Dal viaggio negli Stati Uniti ho portato una convinzione fortissima: all’Italia serve una riforma fiscale coraggiosa. E quindi, il mio dovere è farla”. E poi l’avviso agli alleati di governo. “Se non me la dovessero far fare, io saluto e me ne vado”.

Per il ministro dell’Interno all’Italia servono “le politiche economiche di Donald Trump. Noi abbiamo bisogno di un approccio del genere”.

Resta il nodo dei conti e le minacce dell’Ue pronta ad aprire una procedura d’infrazione nei confronti di Roma per eccesso di debito. Servono soldi. Per ora solo due miliardi, su cinque necessari, potrebbero essere disponibili.  “Per il 2019, se è vero come è vero che lo Stato spende di meno ed incassa di più, possiamo utilizzare quella cifra per abbattere il debito, e va bene”. Ma il problema resta ed è pure grosso. Per questo Salvini vuole avere mani più libere sui conti e ammorbidire le regole dell’Ue. Tanto che dice “basta gabbie sugli anni futuri, basta con lo strozzare la crescita possibile”. Il taglio delle tasse costa e pure tanto, tanti miliardi. Tutti vorrebbero pagare di meno ma l’Italia con questo debito, deve fare attenzione, a come attuare questa idea. Il ‘Capitano’ sembra farne una questione di filosofia politica che propriamente ‘numerica’. Dice al Corriere. “Il problema è che non esiste un taglio delle tasse serio che possa richiedere meno di dieci miliardi. Ma poi, i liberali non vogliono il taglio delle tasse?”. “Ma con il taglio delle tasse si rianima l’economia e i soldi ritornano. Ma poi, ha visto i dati Istat? Io ringrazio Blangiardo, il presidente dell’Istat, che giusto oggi rende chiaro quello che noi diciamo da un pezzo: la recessione è quella demografica, il blocco delle nascite è un dramma”. Quindi ecco la ricetta salviniana. “Taglieremo le tasse a lavoratori e famiglie a prescindere dal parere di qualche burocrate. Il futuro, dei nostri figli e dell’Italia, viene prima dei vincoli decisi chissà dove”.

Ma per realizzare questo sogno l’esecutivo Conte deve andare avanti. Ma se il governo non riuscisse a varare la flat tax la Lega sarebbe pronta a staccare la spina. Un evento che lui vorrebbe evitare. “Il fatto che io oggi sia qui, al lavoro, è la migliore risposta ai chiacchieroni come Di Battista”, convinto che Salvini provochi ogni giorno il Movimento 5 Stelle per far cadere il governo.”Lui va a spasso e noi stiamo sul pezzo. Adesso stiamo organizzando per luglio gli Stati generali dell’economia a cui inviteremo tutti: imprese, sindacati, associazioni. Noi questo facciamo: lavoriamo. Altri,vabbè”, commenta piccato il vicepremier.

“Lavoro, infrastrutture, autonomia, sviluppo, Olimpiadi, futuro. Indietro non si torna!”, i temi caldi per Salvini. Che sulle autonomie, tema tanto caro ai leghisti del nord, spiega. “Ci sono stati rallentamenti incomprensibili da parte di alcuni ministeri” e “il problema è proprio la mancanza di autonomia. Ho appena incontrato l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, in Basilicata si possono investire 4 miliardi. Mentre sull’Ilva, ci sono 15mila posti di lavoro in ballo. Io veramente credo che il rispetto dell’ambiente sia fondamentale. Ma penso che anche la crescita lo sia. Il grande tema dell’autonomia è che alcuni uffici romani dicono “qui no, qui no, qui no…”. Ma il sud non è la Lombardia ed il Veneto. Purtroppo.

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