Salone del libro e Nicola Lagioia: ‘Teatrino intimidatorio spacciato per democrazia’

Tiene banco la grave prova di intolleranza al Salone del Libro di Torino nei confronti del ministro Roccella. Il presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, leggendo le surreali ricostruzioni dell’accaduto che ha impedito al ministro di parlare del suo libro non può che intervenire: “Leggo con incredulo stupore le parole dette da Nicola Lagioia ad Agorà. È grave che il direttore del Salone del Libro, uno dei più importanti appuntamenti culturali d’Italia, giustifichi gli squadristi che hanno impedito uno degli eventi del salone stesso. Significa istigare ad altri assalti del genere; significa negare la cultura che deve essere fondata sul dialogo e il confronto, almeno in un Paese libero. Ma, come molti radical chic, Lagioia accetta il dialogo solo con chi la pensa come lui. È incredibile giustificare le urlanti presunte femministe in base a un processo alle intenzioni: attribuendo alla ministra Roccella di voler modificare la legge sull’aborto. Tanto più considerato che il programma di Fratelli d’Italia esclude totalmente di farlo. Incredibile che affermi che la ministra potrebbe farlo ‘con una firma’;  dimostrando di essere in mala fede oppure di non conoscere neppure vagamente la Costituzione. Incredibile che accusi Eugenia Roccella di mancanza di dialogo quando è proprio lei ad averlo chiesto agli squadristi graditi a Lagioia. Capaci invece solo di urlare slogan imbecilli e impedire a lei di parlare”.

Pietrangelo Buttafuoco  interviene sul grave episodio di intolleranza contro il ministro Eugenia Roccella al Salone di Torino: “Aver impedito alla ministra della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità di presentare al Salone del Libro il suo volume ‘Una famiglia radicale’ (Rubbettino) è un atto “di analfabetismo” e di “totalitarismo”. Che denota una forma di “estremismo, malattia infantile dell’ideologia“.

“Se solo studiassero la storia e la genesi di ciò che rivendicano, i contestatori di Roccella non potrebbero che averne ulteriori argomenti per approfondire; e magari emanciparsi rispetto al vicolo cieco in cui si sono infilati”. Il vicolo cieco che obnubila l’onestà intellettuale è “quello dell’estremismo- afferma Buttafuoco-  malattia infantile della ideologia. Impedire fisicamente la discussione è un lapsus rivelatore ben doppio: quello dell’analfabetismo, e poi quello del totalitarismo di cui sono portatori. Non esiste altra possibilità di pensiero che quella loro. Tutto il resto è negazionismo. Nella pandemia, nella guerra, nella pioggia e figurarsi nella questione delle questioni: l’utero in affitto”.

Vittorio Sgarbi è chiaro: “La ministra Eugenia Roccella era al Salone del Libro in qualità di autrice di un libro, ed era prima di tutto un autore invitato a parlare della sua opera. Andava dunque fatta parlare, perché al centro di tutto ci deve essere il libro. Si è data voce più alle tifoserie che non al libro. Il limite di Nicola Lagioia è stato quello di non garantire che lei parlasse, doveva garantirlo e poi aprire il dibattito. Lagioia non è colpevole di nulla, ma non doveva privarsi del diritto di far parlare l’autore del libro: perché è il libro ad essere al centro”.

Per Marcello Veneziani,  “E’ un caso di intolleranza che non chiamerei, come è stato fatto, di ‘squadrismo’ o di ‘fascismo degli antifascisti’. Si tratta invece di un’intolleranza rossa, una violenza di origine anarco-comunista, radicale. E’ una forma di intolleranza che sarebbe bene chiamare con il suo vero nome. Mi pare un episodio assurdo anche perché è stato giustificato al contrario come una tutela del dissenso. Così ne hanno parlato la Schlein e Lagioia. Mi sembra veramente inverosimile che si impedisca a un’autrice, oltre che a un ministro, di parlare nel nome della difesa del dissenso. La Roccella  ha una posizione fin troppo timida riguardo alla sua difesa della famiglia: di tutto la si può accusare meno che di essere intollerante verso chi non la pensa come lei”.

Per il presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri impedire alla ministra Roccella di parlare “è una cosa inammissibile. Un fatto vergognoso, spregevole anche. Ma tutto tranne che fascista e antifascista. Non si può applicare la parola fascismo a qualsiasi cosa. Il fascismo è un fenomeno storico concluso, ben definito che non esiste oggi. Per paradosso esiste di più l’antifascismo. Che c’entra il fascismo con quello che è successo al Salone del Libro di Torino? E poi non c’entra neanche l’antifascismo. Delle persone hanno impedito a una signora di parlare. Sono antifascisti per questo?”. In realtà sono intolleranti e anche ignoranti, francamente. Non conoscono il concetto di libertà che va presa per intero”.

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