Salario minimo, cosa prevede l’accordo Ue: aumentano gli stipendi?

L’accordo raggiunto da Commissione, Consiglio e Parlamento Ue sul salario minimo promette di risolvere una situazione a lungo trascinata e dibattuta. Come abbiamo spiegato qui, la direttiva non prevede un massimo o un minimo salariale a livello comunitario, ma delinea un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi a garantire un tenore di vita dignitoso per tutti i lavoratori europei.

L’altro obiettivo dichiarato è quello di ridurre le diseguaglianze e fermare i contratti precari e “pirati”. Ma, in concreto, quali saranno le conseguenze per i lavoratori italiani?

Salario minimo in Italia: a che punto siamo

Sul tema del salario minimo, l’Italia è tra i sei Stati membri a non avere ancora una regolamentazione (gli altri sono Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia e Svezia). Il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, ha spiegato tuttavia che Bruxelles non ha intenzione di “imporre” un salario minimo all’Italia, “non è questo il punto”.

Come riporta la Cisl, il sistema italiano ha il 90% di copertura contrattuale. Motivo per cui “non serve un salario minimo per legge a 9 euro lordi”. La soluzione potrebbe essere invece quella di “rafforzare i minimi contrattuali di quelli sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative”. Una misura impegnativa, se si considera anche che gli under 30 percepiscono degli stipendi mediamente inferiori del 30% rispetto alla media nazionale.

Cambieranno gli stipendi in Italia?

In futuro gli Stati Ue dovranno fissare con precisione i loro salari minimi legali e valutarne l’adeguatezza in base ad altrettanto precisi criteri numerici. La soglia sotto la quale non si può scendere è quella di 9 euro all’ora, la soglia minima fissata dal disegno di legge ora fermo al Senato.

Bisogna tuttavia ricordare che non è affatto detto che l’approvazione della direttiva comporti cambiamenti nel nostro Paese. A maggior ragione se si considerano gli scontri sul tema in seno alla maggioranza. Secondo la direttiva, inoltre, il salario minimo sarà obbligatorio solo in quelle nazioni in cui la contrattazione collettiva è “poco diffusa”. E non è il caso dell’Italia, i contratti collettivi di lavoro coprono già circa l’80% dei lavoratori.

Per quel 20% che resta fuori dalla contrattazione collettiva potrebbe essere previsto un intervento ad hoc. L’obiettivo del Governo sarebbe comunque quello di approvare la riforma sul salario minimo entro questa legislatura, come ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

Il commissario europeo Schmit sembra anche sgombrare il campo dalle paure di conseguenze negative per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro e l’occupazione. La sua previsione si basa sull’esempio della Germania, dove l’occupazione è cresciuta dopo l’introduzione del salario minimo.

Quanto si guadagnerà in più col salario minimo

Secondo i dati Inps, in Italia sono più di 5 milioni i lavoratori dipendenti che guadagnano meno di mille euro al mese. La quasi totalità (4,6 milioni) percepisce meno di 9 euro lordi all’ora. Si tratta del 30% del totale, così distribuito:

  • il 26% nel settore privato;
  • il 35% tra gli operai agricoli;
  • il 90% tra i lavoratori domestici.

Nel caso in cui il nostro Paese dovesse introdurre il salario minimo, stando alla direttiva Ue si dovrebbe garantire un reddito minimo pari al 50-60% del salario mediano lordo. Parliamo di circa 1.250 euro al mese, poco meno di 8 euro lordi orari. Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha spiegato che “nel solo settore privato, questi due valori corrispondono a 10,59 e 7,60 euro, quindi la cifra media è 9 euro”. Con un salario minimo di questa consistenza, ai lavoratori andrebbe un totale di 8,4 miliardi di euro in più al netto delle maggiori tasse che incasserà lo Stato.

Secondo i dati dell’Istituto di previdenza, più di due milioni di lavoratori in Italia oggi percepiscono circa 6 euro all’ora. Per questi soggetti, oltre che per quelli che vengono pagati ancora meno, l’aumento sarebbe dunque molto consistente. Resta comunque da capire come verranno calcolati i contributi, il Tfr e le tredicesime.

Il Corriere della Sera segnala infine anche il tema delle variazioni e trattenute, vale a dire le voci attribuite al salario (come ad esempio la divisa o i costi per la strumentazione) che potrebbero portare a un impoverimento del valore totale.

Contrattazione collettiva e soglie: cosa prevede l’accordo

L’approvazione definitiva del provvedimento a livello europeo è attesa entro giugno, dopodiché tutti gli Stati membri avranno due anni per recepirla nei singoli ordinamenti nazionali. L’intero impianto normativo è costruito attorno alla contrattazione collettiva: l’Ue chiede di fissarla per una soglia tra il 70% e l’80% dei lavoratori, anche se sulla cifra esatta si deve ancora trovare un compromesso.

Gli Stati che già prevedono dei minimi legali dovranno invece aggiornare i salari secondo alcuni criteri, per poi aggiornarli nuovamente almeno ogni due anni con il coinvolgimento delle parti sociali. La vera sfida, che Bruxelles si è prefissato di vincere, sarà quella di dar vita a un sistema che leghi potere d’acquisto e busta paga.

Le definizioni di salario “adeguato” e “minimo” sono altri punti su cui si dovranno confrontare i negoziatori europei, anche se il testo sarebbe ormai blindato da un accordo di massima raggiunto tra Francia e Germania e resterebbero da definire solo dettagli tecnici. Il provvedimento europeo, ha osservato il ministro Orlando, “spingerà di più verso interventi che salvaguardino i livelli di salario più bassi e verso una disciplina organica”.

Salari d’Europa, la classifica: dove si guadagna di più e di meno

In alcuni Paesi europei esiste già una regola sui salari minimi, ma con profonde differenze. Si va dai 332 euro della Bulgaria ai 2.257 euro del Lussemburgo, passando per i 1.621 della Germania. Ecco di seguito la classifica della paga minima garantita all’ora nelle nazioni del Vecchio Continente:

  • Lussemburgo: 12,38 euro
  • Germania: 12 euro
  • Francia: 10,15 euro
  • Olanda: 10,14 euro
  • Irlanda: 10,10 euro
  • Belgio: 9,66 euro
  • Regno Unito: 9,35 euro
  • Spagna: 5,76 euro
  • Slovenia: 5,44 euro
  • Malta: 4,48 euro
  • Portogallo: 3,83 euro
  • Grecia: 3,76 euro
  • Lituania: 3,72 euro
  • Polonia: 3,50 euro
  • Estonia: 3,48 euro
  • Repubblica Ceca: 3,40 euro
  • Slovacchia: 3,33 euro
  • Croazia: 3,17 euro
  • Ungheria: 2,85 euro
  • Romania: 2,81 euro
  • Lettonia: 2,54 euro
  • Bulgaria: 1,87 euro

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