Un nuovo attacco russo contro le infrastrutture portuali ucraine ha colpito nella notte la petroliera Mt Orinda, battente bandiera turca, provocando un vasto incendio all’interno del porto fluviale di Izmail, nella regione di Odessa. L’episodio, confermato dalle autorità ucraine e dal Ministero degli Affari Marittimi della Turchia, riafferma la crescente instabilità nel settore occidentale del Mar Nero, sempre più esposto alle offensive dei droni russi.
L’attacco e l’incendio a bordo
Secondo le prime ricostruzioni, la Mt Orinda stava effettuando operazioni di scarico di gas di petrolio liquefatto (GPL) quando un drone russo, parte di un’ondata di attacchi notturni, ha colpito la nave causando un incendio immediato sul ponte. L’equipaggio, composto da 16 marinai, è stato evacuato subito dopo l’esplosione e non risultano feriti.
Le autorità turche hanno confermato che l’incendio è stato domato dopo ore di intervento da parte delle squadre di emergenza ucraine e che la nave ha riportato danni strutturali significativi. Nonostante il porto sia abituato a operazioni sotto pressione da mesi, l’attacco rappresenta uno dei più gravi contro una nave civile straniera nella zona.
Reazioni in Romania: evacuati due villaggi
L’impatto dell’attacco non si è limitato al territorio ucraino. In Romania, paese membro della NATO, le autorità hanno ordinato l’evacuazione preventiva di due villaggi dopo il ritrovamento di nuovi frammenti di droni caduti oltre il confine. È l’ennesimo episodio di questo tipo: negli ultimi mesi, resti di droni lanciati dalla Russia verso i porti ucraini sul Danubio sono stati rinvenuti ripetutamente nel territorio romeno, alimentando preoccupazione per la sicurezza dell’area.
Bucarest ha più volte protestato per la crescente violazione dello spazio aereo e ha potenziato le misure di monitoraggio lungo il confine danubiano.
Contesto: porti sotto pressione e accordi energetici
L’attacco arriva poche ore dopo la firma, da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, di un nuovo accordo per l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti. Il patto prevede che una parte del traffico energetico passi proprio attraverso i porti sul Danubio, rendendo l’area ancora più strategica e al tempo stesso vulnerabile.
Dall’inizio dell’invasione russa nel 2022, la regione di Odessa è uno degli obiettivi principali della campagna russa contro le infrastrutture portuali e logistiche dell’Ucraina. Dopo la fine dell’accordo sul grano nel 2023, Mosca ha intensificato gli attacchi con droni, missili e artiglieria, mirando soprattutto ai porti di Izmail e Reni, fondamentali per l’export ucraino attraverso il Danubio.
Preoccupazione internazionale
L’episodio rischia di aumentare ulteriormente la tensione internazionale, coinvolgendo direttamente due paesi membri della NATO — Turchia e Romania — sebbene finora nessun governo abbia parlato di ritorsioni. Gli analisti avvertono però che la crescente frequenza degli attacchi contro navi civili e l’espansione dei rischi oltre i confini ucraini rappresentano un’evoluzione pericolosa del conflitto nel Mar Nero.
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