Roma. Nasce una smart city per rilanciare la città eterna: addio alla Città dello Sport. Per Natale la posa della prima pietra

L’opera incompiuta della Città dello Sport di Roma è pronta a trasformarsi in smart city. Il progetto della “Città della Conoscenza e dell’Innovazione” da realizzarsi alle porte della capitale potrebbe prendere il via già prima di Natale. Mancherebbe solo l’ultima firma e via alla posa della prima pietra. Questione di giorni. Dopo sette anni un sogno diventa realtà. Antonella Canini, professore ordinario di Botanica presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, responsabile dell’Orto Botanico dello stesso Dipartimento e nominata dal ministro Roberto Cingolanni componente del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del Ministro della transizione ecologica. Ma è soprattutto Principal Investigator del Progetto “Città della Conoscenza e dell’Innovazione” che recupera e riconverte l’opera incompiuta della Città delle Sport, crede nella realizzazione, a breve, di questo progetto in cui si fonde lo sviluppo di tecnologie per la didattica, la ricerca, il terzo settore con un sistema di rigenerazione urbana del quadrante sud-est di Roma Capitale.  “E’ una idea che nasce sette anni fa, preparato in tempi non sospetti ed ora siamo ad un punto che definire nodale perché è un progetto che risponde a tutti i requisiti del Pnrr. Il progetto è stato definito dalla regione Lazio finanziabile, c’è l’interesse dell’Università di Tor Vergata e grande attenzione del Demanio. Un progetto che recupera e valorizza la periferia sud della capitale e proietta Roma in una dimensione planetaria di prim’ordine”.  Il progetto della “Città della Conoscenza e dell’Innovazione” è sicuramente ‘innovativo’. “Innanzitutto sarà creata una metroreil che rappresenterà il primo passo di un sistema di connessione tra la periferia ed il centro. Si farà innovazione e ricerca a disposizione delle imprese sfruttando le infinite capacità dei nostri studenti e allo stesso tempo sarà un luogo vivibile a disposizione dei cittadini”, spiega la professoressa Canini. Che aggiunge. “Se partiamo subito in due anni avremmo realizzato la seconda vela e la metroreil. Mi auguro che possa essere un bel regalo di Natale”. Un progetto, dunque, che sposa a pieno l’idea del Pnrr. Ma si tratta di una transazione ecologica vera e propria o una transazione politica che include anche quella ecologica. “Vedo segnali positivi – risponde la professoressa Canini – perché per la prima volta dopo Cop 26 ed il G20 di Roma vedo una attenzione diversa al tema del riscaldamento climatico ed alle sue conseguenze. Quindi vedo un impegno più proteso a rispettare i limiti di emissioni e, nello stesso tempo, e cercare di fare degli interventi”. Diverso, è la puntualizzazione della scienziata, “è parlare di realizzabilità perché vedo una tecnologia un pò arretrata in Italia. Ma questo non significa che non abbiamo le capacità o le tecnologiche, anzi. E poi bisogna trasformare un Paese che è stato sempre dipendente da un tipo di combustibile a qualcosa di diverso”. Per farlo, continua la professoressa Canini, “occorre avere una attenzione nella comunicazione. Occorre una sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e far capire loro che bisogna utilizzare risorse sostenibili ogni volta che si possono utilizzare. In questo contesto le istituzioni devono aiutare, invogliare i cittadini ad attuare iniziative sostenibili dando anche risorse come successo con il superbonus che trasforma le abitazioni in ‘modo ecologico’”. “Invece su autovetture e trasporti – dice provocatoriamente la Canini –  stiamo molto indietro perche ora ci sono auto elettriche, che hanno un costo elevato, con un sistema di ricarica ancora da implementare. Sicuramente le istituzioni devono avere una attenzione verso questi indirizzi e aiutarli a renderli fruibili. Bisogna far capire che l’ambiente è una cosa importante per il nostro futuro e quindi se non abbassiamo le emissioni nel giro di pochi anni non potremo fare, in futuro vicino, le stesse cose che facciamo oggi. E’ importante agire in modo rapido”. Dunque serve una transazione ecologica vera e quanto più rapida possibile: per questa new age un ruolo importante sarà svolto dai giovani, “i ragazzi comprendono il problema del clima ed hanno a cuore le tematiche ambientali”, e dalla comunicazione. “Se miglioriamo la vivibilità nelle città abbassando gli inquinanti staremo meglio con costi sociali ridotti. Manca attenzione a far capire la strategia  e l’obiettivo della strategia. La comunicazione è fondamentale per far capire e questi concetti. Perché – continua la professoressa – se attiviamo questa transazione dobbiamo cambiare tutto quello che abbiamo imparato negli anni ’70. E’ una grande scommessa ed in questo anche l’industria deve reinventarsi. E’ un cambio di mentalità fondamentale”. Un cambiamento che deve avvenire in uno dei momenti più difficili che sta vivendo la società alle prese con il covid e le sue continue varianti. “La ricerca è in una situazione ad alta frequenza nel senso che sta rispondendo a quelle che sono i cambiamenti attesi. Valutando la percentuale delle persone vaccinate e quelle che non hanno fatto alcun vaccino è probabile che possa esserci qualche variante ed oggi la variante  Omicron è uno degli esempi che ci dice che il virus sta entrando nella condizione di diminuire l’infettività cioè sta entrando in una situazione di sopravvivenza: il virus vuole che noi sopravviviamo perché altrimenti non vive neanche lui”, sottolinea la scienziata. “Stiamo in una condizione abbastanza sotto controllo anche se non si può stare mai tranquilli perché stiamo in una pandemia. Questa variante non è così pericolosa come lo sono state alcune che l’hanno preceduta e questo fa pensare che il virus stia scemando verso una condizione di costitutività cioè come il raffreddore o l’influenza entra a far parte della nostra vita”. Secondo la professoressa Canini “la ricerca sta lavorando bene ed ha prodotti dei vaccini che grazie alle tecnologie sono stati fatti più velocemente dei precedenti: abbiamo vaccinato in modo completo più di tre miliardi di persone e penso che sia stato il vaccino più testato ed applicato fino ad oggi”. “Sulla variante omicron penso che ci sia stato un difetto di comunicazione perché una variante mutata nell’immediato non significa nulla, si è fatto allarmismo senza prima avere dati certi e precisi. E soprattutto tanta spettacolarizzazione. Ce l’ho con alcuni colleghi perché hanno utilizzato questo periodo per farsi pubblicità mentre le persone che hanno lavorato in silenzio sono tantissime e a loro va la mia  stima. Insomma i talk show sono pericolosi – accusa la Canini – perché stiamo di fronte ad una comunicazione falsata: non si può fare una discussione continua in tutte le reti con persone diverse su questo tema, il rischio di distorsione della comunicazione è tanto”, conclude la professoressa.

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