Roma, Marino ha ritirato le dimissioni. Il Pd ai suoi 19 consiglieri: ‘Lasciate’

Il  sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha firmato la lettera con la quale ritira le dimissioni presentate lo scorso 12 ottobre. Così in una nota il Campidoglio: ‘Sono assolutamente pronto a confrontarmi con la mia maggioranza, a illustrare quanto fatto, le cose positive, gli errori e la visione per il futuro. Sono certo che il nostro operato abbia con fatica raggiunto l’obiettivo di ripristinare legalità e trasparenza.’ Nella missiva parla dell’attesa di verificare la sussistenza delle condizioni politico-amministrative che permettano la prosecuzione del mandato. Parlerò con la presidente Baglio e illustrerò, oltre a presentarle la lettera, la mia intenzione di avere una discussione aperta, franca e trasparente nell’Aula Giulio Cesare. Marino, quindi, ritira le dimissioni e sfida il Pd che studia le contromosse e sembrerebbe aver raggiunto ‘quota 25’il numero di consiglieri che facendo un passo indietro possono provocare lo scioglimento del Comune. Hanno già lasciato 7 assessori. Ma il passo indietro in massa degli assessori dovrebbe arrivare entro 24 ore impedendo il confronto che invece Marino chiede avvenga in Aula. Con senso di responsabilità, fanno sapere dal Pd romano al termine di una riunione fiume, nei confronti dei romani e di Roma che non merita il protrarsi di questa penosa attesa siamo uniti e determinati a dare alla Capitale da domani un nuovo inizio. Sarebbe stata raggiunta la quota dei 25 consiglieri comunali pronti a dimettersi. Ai 19 del Pd, secondo quanto si apprende, si unirebbero quattro dell’opposizione e due della maggioranza. Ai consiglieri del Pd si unirebbero dunque Daniele Parrucci di Centro democratico e Svetlana Celli della Lista civica Marino, entrambi in maggioranza. Per l’opposizione a dimettersi Alfio Marchini e Alessandro Onorato della Lista Marchini, Mino Dinoi del gruppo misto e Roberto Cantiani del Pdl. Le dimissioni contestuali dei consiglieri saranno presentate in serata. L’assessore ai trasporti Stefano Esposito e il vicesindaco di Roma Marco Causi hanno già rassegnato le loro dimissioni. Le mie dimissioni sono già partite, e non credo che sarò il solo, dice Esposito. Entrambi erano entrati nella giunta Marino con l’ultimo rimpasto, quello della ‘fase due’. ‘Torno al mio lavoro di maestro’, ha detto l’assessore alla Scuola di Roma Marco Rossi Doria dopo l’annuncio di Marino di aver ritirato le sue dimissioni. Anche lui dunque annuncia le sue dimissioni. La giunta di Ignazio Marino, intanto, ha approvato la delibera sulla sperimentazione della pedonalizzazione integrale di via dei Fori Imperiali per un anno limitatamente nei week end e nei festivi. Dunque dal 26 dicembre prossimo al 26 dicembre 2016, nei week end, nei festivi e nei ‘ponti’ anche bus e taxi spariranno da via dei Fori. Intanto botta e risposta tra pm e legale del sindaco sull’inchiesta sulla onlus di Marino.  La procura di Roma, nel frattempo,  smentisce la notizia della richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla Onlus Imagine che era stata diffusa dall’avvocato Enzo Musco, legale del sindaco di Marino. Il chirurgo sarebbe infatti indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato. L’inchiesta mira a chiarire se l’Imagine Onlus, da lui fondata per portare aiuti sanitari in Honduras e Congo, si sia mossa con correttezza. Mentre oggi Repubblica scrive che Marino sarebbe indagato anche  per la vicenda degli ‘scontrini’. Secondo quanto riporta il quotidiano , la Procura di Roma gli avrebbe consegnato mercoledì un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta per peculato e concorso in falso in atto pubblico. Le indiscrezioni sull’iscrizione di Marino nel registro degli indagati arrivano dopo che il 19 ottobre, per quattro ore, lui aveva cercato di chiarire davanti ai pm la correttezza di quelle cene, degli scontrini e di tutte le spese effettuate con la carta di credito intestata al Comune di Roma.  Il primo cittadino ha ritirato, come dicevamo, le sue dimissioni annunciando che la revoca è formalizzata con una lettera protocollata agli uffici della assemblea capitolina e indirizzata alle presidenza dell’Aula Valeria Baglio. Gli uffici della presidenza a quel punto trasmetteranno la missiva al segretariato generale del Campidoglio e il segretario generale, a sua volta, alla Prefettura. Marino ha chiesto alla presidente dell’Aula Giulio Cesare di convocare l’assemblea capitolina per un confronto con gli eletti. Sul tavolo della Baglio, da giorni, c’è già una richiesta di convocazione firmata da consiglieri dell’opposizione per affrontare la crisi politica, ma non ha ancora convocato la capigruppo per fissare la seduta. Ora che Marino ha annunciato di voler resistere fino alla fine, il Pd si prepara alle dimissioni di massa. Una strada che potrebbe aggirare il passaggio in Aula che tanto impensierisce il partito di Renzi. Oltre ai dem, in Assemblea siedono cinque della Lista Civica Marino sindaco e quattro di Sel. All’opposizione, quattro consiglieri del Movimento 5 stelle, due per Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, uno della lista Cittadini per Roma, due per la lista Marchini, uno per il Popolo delle Libertà, tre per Forza Italia, due per Alleanza popolare nazionale, uno per Centro democratico e quattro per il gruppo misto. 25 eletti in questione devono consegnare contestualmente le proprie dimissioni al segretariato generale del Campidoglio, o recandovisi di persona o con delega autenticata da un pubblico ufficiale. Diversa la situazione del M5s. Pur di andare al voto a Roma il Movimento è pronto anche a firmare una mozione di sfiducia al sindaco ma non a far dimettere i suoi consiglieri, almeno fino a quando non vedranno le dimissioni dei 19 consiglieri del Pd. La seconda opzione in campo per far cadere il sindaco è la sfiducia. Il Pd dovrebbe presentare in Assemblea capitolina una mozione di sfiducia, o appoggiarne un’altra. Una soluzione giudicata politicamente inopportuna ma anche impervia perché farebbe slittare i tempi. La mozione, che deve essere sottoscritta da almeno 2/5 dei consiglieri, infatti dovrebbe essere discussa non prima di 10 giorni dalla consegna e non oltre i 30. Tutte e due queste ipotesi , se viene approvata la mozione di sfiducia in Aula o se si dimettono 25 consiglieri, fanno decadere il sindaco, la Giunta e il Consiglio. Gli organi restano in carica con poteri di ordinaria amministrazione fino alla nomina di un commissario. Il commissario prefettizio, che può guidare la Capitale per 90 giorni e deve essere nominato dal prefetto di Roma. Entro i 90 giorni il governo, con il ministro degli Interni, proporrà al presidente della Repubblica la nomina del commissario straordinario che guiderà la Capitale fino alle elezioni di primavera. È plausibile che il commissario prefettizio venga confermato dall’esecutivo nel ruolo di commissario straordinario. La prima finestra utile per andare al voto, in base alla Legge 120 sulle elezioni negli enti locali del 1999, è quella della prossima primavera. Il voto si potrebbe tenere in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016.

Cocis

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