Ripresa in UE frenata dalle incertezze

Da mesi in Europa ferve il dibattito intorno al Recovery fund, teso a finanziare il rilancio delle economie dei singoli Stati. Il suo impiego dovrà essere rapido ed efficiente e passerà attraverso l’analisi dei singoli Stati e delle stesse istituzioni comunitarie. Molto dipenderà da cosa faranno o non faranno i governi, i Parlamenti e le pubbliche amministrazioni nazionali; dalle loro scelte e dalla capacità di metterle in campo, deriverà il successo. Ma su tutti veglierà e sorveglierà l’Unione Europea. Ad oggi regna incertezza e confusione, senza tener conto che non sono state emanate le norme applicative che potrebbero modificare in itinere l’accordo raggiunto a luglio nel Consiglio d’Europa e non si esclude il ritorno del solito mal di pancia olandese. Tornando al ruolo delle istituzioni europee, va sottolineato che hanno varato norme molto severe per richiedere i finanziamenti accordati sul Recovery fund. Sono norme prioritarie, ma potrebbero cambiare perché sinora non sono state ancora adottate dal Parlamento europeo. Nel frattempo la Commissione cerca di far fronte con l’emanazione di linee guida; in sintesi, la disciplina formale non esiste ancora. La Commissione ha il compito di vigilare l’applicazione del diritto e di sanzionare eventuali violazioni. Dunque ogni sua preventiva precisazione e/o valutazione condiziona ogni scelta successiva. Fra le tante precisazioni  della Commissione, alcune, a nostro parere,sono di particolare interesse e ad esse  devono attenersi i singoli Stati nazionali. La prima riguarda un uso del fondo per ridurre  le tasse che dovrebbe avvenire con una progressiva riduzione di quelle sul lavoro, con un rilancio degli investimenti previa una riforma strutturale in ogni Paese, onde facilitarne gli stessi. La seconda potrebbe essere quella che prevede l’ipotesi di un uso del fondo per l’aiuto alle imprese, prendendo ad esempio le regole di applicabilità sugli aiuti che l’Ue concede agli Stati nazionali per finanziare le imprese. Tuttavia le risorse da impiegare sono gestite direttamente dalla Commissione e per giunta l’individuazione dei progetti da finanziare può avvenire solo con l’esplicita approvazione di Commissione e Consiglio. La terza riguarda quegli Stati eccessivamente indebitati, che se non dovessero mettere in atto nel corso degli anni misure tali da arginare o ridurre l’indebitamento, potrebbero incorrere in una sospensione dei benefici del fondo. Riguardo quest’ultima ci appare alquanto contraddittoria, in quanto proprio gli Stati più indebitati, come l’Italia, hanno bisogno delle risorse messe a disposizione da Recovery fund. Inoltre tale raccomandazione porrebbe questi Stati in una situazione di latente e perenne subordinazione  rispetto ad ogni decisione dell’UE. Insomma il Recovery fund non è ‘l’Isola del tesoro’,perché nasconde insidie e impone regole molto stringenti, che se non correttamente applicate, possono  creare una situazione di indebitamento che graverebbe sulle prossime quattro generazione di cittadini europei.

Andrea Viscardi

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