Riforma della Difesa: più tecnologia meno personale

Introduzione di forme di flessibilità della programmazione finanziaria, rimodulazione dei programmi di ammodernamento tecnologico e soprattutto riduzione del personale militare e civile. Dopo la riforma della leva obbligatoria arriva un nuovo restyling per il comparto Difesa italiano.  Il governo Monti ha dato il via libera al disegno di legge per la revisione dello strumento militare nazionale.

La riforma, proposta dal Ministro Di Paola persegue due obiettivi. Innanzitutto l’attuazione di strumenti operativi qualitativamente e tecnologicamente progrediti. Un ammodernamento giudicato indispensabile visti il rischio di terrorismo internazionale, la minaccia di proliferazione delle armi di distruzione di massa e l’instabilità di alcune aree del Mediterraneo e del Medio Oriente. E poi c’è il problema dei costi: l’attuale congiuntura economica e finanziaria obbliga anche le forze armante a tirare la cinghia. Praticamente tutti i paesi dell’Eurozona sono stati costretti a ridurre la spesa pubblica da destinare al comparto ‘difesa’.

In Italia, come si legge in una nota di Palazzo Chigi, oggi il limite di risorse che il Paese può destinare alla Difesa è lo 0,84% del PIL (a fronte di una percentuale che, nel 2004, era dello 1,01% e che attualmente negli altri Paesi europei è, in media, dell’1,61%). Però il 70% di queste risorse è “assorbito” dalle spese per il personale. Ne consegue che le spese destinabili all’operatività dello strumento militare e all’investimento sono limitate, rispettivamente, al 12% e 18%. Dunque per fare cassa si dovrà tagliare sul personale militare e civile. Secondo il Governo dovrà essere attuata una graduale revisione numerica degli addetti nel comparto Difesa che, nel lungo periodo (2024), ha l’obiettivo di ridurre il personale militare a 150 mila unità ed a 20 mila unità quello civile.

“Spendere bene quello che si ha: perché lo strumento militare nazionale ha bisogno di lavorare con le risorse che ci sono, ma anche di essere coerente con ciò che sta avvenendo negli altri paesi Ue e Nato”. Così il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha spiegato il senso del disegno di legge delega per la riforma dello strumento militare, varato oggi dal Consiglio dei ministri.

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