Riforma del sistema carcerario tra Di Giacomo e La Russa

‘Quanto avvenuto è un vile gesto di intimidazione che va condannato fortemente. Un gesto che colpisce un esponente sindacale e politico da tempo impegnato a denunciare le gravi disfunzioni del sistema carcerario italiano e la sempre più allarmante situazione di insicurezza dei cittadini’,  dichiara Ignazio La Russa, esprimendo la solidarietà di Fratelli d’Italia al segretario generale del Ssp (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo, per la lettera contenente polvere da sparo, batteria e chiodi, inviata alla sua abitazione a Campobasso.

Su questi temi,  prosegue La Russa,   Di Giacomo ha tenuto un lungo sciopero della fame e, in poco più di un mese, numerosi incontri in città del nord, del centro e del sud Italia, e conferenze stampa davanti ad alcune carceri. Nei giorni scorsi è stato definito un percorso comune tra Fratelli d’Italia e il Movimento Nuova Italia, fondato proprio da Di Giacomo, sui temi della sicurezza.  All’interno dell’impegno per garantire sicurezza dentro e fuori le carceri, ha un rilievo particolare la proposta di legge d’iniziativa popolare sulla modifica delle norme disciplinanti la violazione di domicilio e la legittima difesa, per la quale il Sindacato Polizia Penitenziaria ha contribuito a raccogliere circa 2 milioni 300 mila firme in tutta Italia con la sollecitazione al Governo affinché questa sia approvata prima dello scioglimento delle Camere.

Sono certo  che Di Giacomo non si lascerà intimidire e proseguirà il suo impegno contando sulla vicinanza di Fdi e di quanti sono dalla parte della Polizia penitenziaria e delle Forze dell’ordine, e si battono affinché siano affrontati sin da subito i tanti problemi legati alla sicurezza, dentro e fuori le carceri, denunciati più volte dal sindacato della polizia penitenziaria.

Con la legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative della libertà) il lungo percorso della riforma penitenziaria raggiunse una tappa decisiva, dando seguito alle indicazioni contenute nella Costituzione.

La riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975 mette finalmente in pratica, dopo molti anni, un dettato costituzionale rimasto per molto tempo inattuato.

L’articolo 27 comma 3 della Costituzione stabilisce:

‘Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’.

Il principio di base di questa concezione è che la pena possa e debba essere rieducativa, e debba includere una serie di attività e misure di natura trattamentale, finalizzati al reinserimento sociale del detenuto.

Di Giacomo è stato attivo mettendo in opera alcune iniziative per protesta contro alcune modifiche al sistema carcerario che, dice,  lo stanno rendendo il peggiore della storia italiana, con una disattenzione nei confronti dei cittadini che e’ disarmante, da parte di tutti i rappresentanti della politica.
Qualche migliaio di iscritti, ma molto agguerriti, quelli dell’Spp, che Di Giacomo guida dopo anni di militanza in sigle piu’ conosciute e con un parallelo incarico come responsabile giustizia dell’Italia dei Valori in Parlamento: ‘Si stanno facendo passare sotto traccia delle modifiche che di fatto azzerano il carcere duro e che portano negli istituti una totale confusione’.
La prima, contro cui si scaglia e’ quella che prevede – ormai da due anni – che durante la giornata le celle rimangano aperte con i detenuti liberi di muoversi: i risultati sono continue risse e una impossibilita’ di gestione da parte degli agenti.
A farne le spese sono proprio gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria: in media 12 ogni giorno sono costretti a ricorrere a cure mediche. Se si pensa che tutto il corpo in Italia ha 43mila dipendenti circa, la media di aggressioni subite non e’ bassa.  Stando a questa denuncia le carceri italiane sono totalmente fuori controllo.
I dati forniti dall’Spp raccontano di 143 evasioni nel 2016, e gia’ 111 nel 2017, quando manca ancora un mese e mezzo alla fine dell’anno; degli evasi almeno un 20 per cento fuggono durante i permessi premio. E magari delinquono anche: ‘Nel napoletano e’ nota la storia del detenuto in liberta’ vigilata che andava a chiedere il pizzo’.
A rivoluzionare il sistema carcerario c’e’ anche una circolare interna, che prevede che i garanti dei detenuti, di ogni ordine, anche quelli nominati dai consigli comunali, possano visitare senza autorizzazione coloro che sono sottoposti al 41bis. Secondo Di Giacomo, la novita’ introdotta e’ “gravissima, perche’ soprattutto nei centri piccoli questo significa di fatto dare il via libera ad un possibile passaggio di informazioni, magari da garanti nominati da amministrazione che poi vengono sciolte per mafia.
Non e’ giustizialismo, garantisce il sindacalista, che preferirebbe allargare le celle dei sottoposti al regime duro, ma piuttosto impedire loro di avere notizie da fuori.  L’isolamento in carcere, insomma, e’ solo sulla carta: ‘Si sequestrano almeno 250 telefoni all’anno’.
Ancora piu’ grave – secondo un’indiscrezione raccolta dal sindacalista – la possibilita’ che, con la Riforma del sistema penitenziario in esame in Parlamento, si prevedano le misure alternative anche per i condannati al 41bis: ‘Di fatto in questo modo si cancella questa misura e con essa l’ergastolo’.
Da discutere poi anche l’aumento della paga oraria dei detenuti decisa ultimamente da una disposizione ministeriale: ‘Si e’ passati da 2,50 a 7,59 euro: con un mensile che potrebbe sfiorare i mille euro; molto spesso pero’ sono le famiglie delle vittime a non riuscire ad arrivare a fine mese, dov’e’ il rispetto per loro, si chiede Di Giacomo.

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