MARTA CARTABIA Minister of Justice attends the debate at the Senate ahead of a confidence vote, in Rome, Italy, 17 February 2021.ANSA/LIVIO ANTICOLI/POOL 

Riforma Cartabia al centro dell’incontro tra Draghi e Conte

La giustizia dovrebbe approdare in aula il 23 luglio. C’è stato un incontro tra il premier Mario Draghi e il leader in pectore del M5S Giuseppe Conte.

Sul nodo della giustizia, Conte ha detto:  “Ho assicurato il contributo del M5S” sulla giustizia. Daremo il contributo per velocizzare i processi ma saremo molto vigili nello scongiurare soglie di impunita. Mettiamo da parte le bandierine, dobbiamo parlare agli italiani”

“Quella che attualmente è all’esame del Parlamento è una riforma approvata dall’intero governo dopo mesi di dialoghi, di confronti a 360 gradi e di lunghe e pazienti trattative e mediazioni a cui hanno partecipato e dato il loro contributo tutti i protagonisti politici della maggioranza, nessuno escluso. E tutti lo hanno approvato nel Consiglio dei ministri, fatti salvi i necessari aggiustamenti tecnici”, afferma il ministro della Giustizia Marta Cartabia, intervenendo a Firenze a una tavola rotonda organizzata dalla Corte d’appello e dall’Università sulla ‘riforma dell’Ufficio per il processo’.

La riforma della giustizia messa a punto dalla ministra Marta Cartabia,   approvata dal Consiglio dei ministri con i mal di pancia dei ministri del Movimento 5 Stelle,   non piace al leader in pectore degli stessi 5 Stelle Giuseppe Conte e al centro del confronto con lo stesso Draghi.  Ecco i tre punti, in particolare, su cui le distanze sono maggiori.

La prescrizione

Nella riforma della giustizia della ministra Cartabia la proposta di emendamento sulla prescrizione prevede lo stop dopo la sentenza di primo grado per tutti gli imputati, 2 anni per l’appello e uno per la Cassazione prima che scatti l’improcedibilità . La riforma Bonafede della giustizia prevedeva la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Il M5S difende l’impostazione dell’ex Guardasigilli che non prevedeva un limite temporale per i processi di appello e Cassazione

I tempi dei processi

Cartabia interverrà sul ddl delega per l’efficienza del processo e la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie (presentato da Bonafede): l’obiettivo, chiesto dall’Ue, è ridurre del 40% i tempi entro 5 anni. Il governo Conte II aveva dato via libera alla riforma del processo civile: un disegno di legge delega che avrebbe dovuto essere accompagnato dai decreti attuativi. L’obiettivo principale era dimezzare i tempi, con una durata media calcolata in 4 anni

Il Consiglio superiore della magistratura

La ministra Cartabia sta mettendo a punto anche la riforma del Consiglio superiore della magistratura: riguarda il sistema di elezione dei componenti e il rinnovo dei membri per cercare di limitare il peso delle correnti al suo interno. Il ddl di Bonafede sulla riforma del Csm prevedeva il sistema maggioritario a doppio turno in 19 collegi per l’elezione dei togati (aumentati a 20, più 10 laici), stop per chi proveniva da incarichi di governo e regole rigide per arginare il potere delle correnti


Video: Giustizia, Draghi vuole la fiducia sulla Riforma (Mediaset)

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La fiducia è una extrema ratio – ammette un membro di governo Pd – ma non possiamo farci dettare la linea sulla giustizia dai grillini. E nel Pd la componente di Base riformista non nasconde la contrarietà alla nuova linea del segretario. «I numeri dei gruppi Pd parlano chiaro», dicono, sottolineando che la maggioranza dei parlamentari non è disponibile ad ulteriori rinvii. E ricordano che «il compromesso sul testo Cartabia ha avuto l’ok della responsabile giustizia Rossomando, e anche Andrea Orlando nel consiglio dei ministri che lo ha varato ha detto che era una buona soluzione». Lo stesso Letta, peraltro, si era detto «soddisfatto di un compromesso che ci fa fare un grande passo avanti verso una riforma bipartisan». Cercare ulteriori mediazioni  vuol dire solo lavorare per un rinvio. Mentre Draghi era stato ultimativo: va fatta prima della pausa estiva, ne va dei fondi del Pnrr.

Durissimo anche Enrico Costa di Azione: «Pazzesco, dopo aver votato in Cdm la riforma il Pd scarica su Cartabia l’onere di una nuova mediazione, dimenticando che quel testo è già una mediazione. E solo per inseguire M5s». A questo punto, ricorda Costa, c’è il rischio che «anche il centrodestra, che ha accantonato i suoi emendamenti in nome del compromesso, li ritiri fuori. I tempi salterebbero». Ma anche nel Pd si respira un crescente malessere: «Capisco che Draghi sia infuriato: stiamo dicendo il contrario di una settimana fa, se va avanti così firmo anche io i referendum», dice una parlamentare dem, proprio mentre Salvini annuncia che sono già state raccolte 300mila firme sui quesiti. «La mediazione è sempre necessaria in una maggioranza così larga – osserva Fausto Raciti – ma la Bonafede è una delle pagine peggiori della legislatura, e occorre andare ben oltre. La visita di Draghi e Cartabia a Santa Maria Capua Vetere è il segno di una cultura garantista a cui molti di noi si sentono vicini». Ben più che a quella di Conte, è il messaggio.

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