Ergastolo e isolamento diurno per dieci mesi è stata la richiesta avanzata per Salvatore Vassalli, l’operaio di Canosa di Puglia dalla Procura della Repubblica del tribunale di Bari, durante la requisitoria dell’udienza di ieri del processo per l’efferato omicidio del fisioterapista Mauro Di Giacomo, freddato da diversi compi di pistola la settimana di Natale di due anni fa sotto casa sua al quartiere residenziale del capoluogo pugliese, “Poggiofranco”. All’imputato, inchiodato da alcune intercettazioni ambientali e dai tabulati del Gps del suo telefonino, il pubblico ministero titolare dell’accusa, il sostituto procuratore aggiunto Ciro Angelillis, che ha coordinato le indagini insieme al pubblico ministero Matteo Soave, addebita, il reato di omicidio preterintenzionale sostenendo, nel suo teorema accusatorio, che l’imputato avrebbe ucciso a colpi di pistola il fisioterapista Mauro Di Giacomo la sera del 18 dicembre 2023. Secondo la pubblica accusa, il Vassalli avrebbe agito con premeditazione e crudeltà, approfittando della minorata difesa della vittima che al momento dell’agguato, mentre rientrava a casa con la spesa, non si aspettava di essere affrontato da nessuno. Per queste ragioni, la Procura della Repubblica ha chiesto ai magistrati togati giudicanti della Corte d’Assise di Bari di riconoscere all’imputato l’aggravante dell’omicidio volontario aggravato. Nel corso dell’udienza di ieri, in aula sono stati ricostruiti i momenti che hanno preceduto l’omicidio in base ai quali è emersa la premeditazione del gesto e poi la crudeltà. Per il pubblico ministero Soave “Vassalli ha avuto il tempo di mirare e di puntare l’arma”, mentre la vittima, colta di sorpresa tentò di sfuggire invano alla furia omicida del rivale che addebitava alla vittima una qualche responsabilità legata prestate alla figlia a cure che riteneva sbagliate. Il pubblico ministero ha parlato di “una violenza inaudita”. Una violenza che, come rimarcato dall’accusa, avrebbe suscitato, anche, la pronta reazione di un testimone che, da lontano, gli avrebbe gridato “ehi, che stai facendo?”. Dalle indagini è emerso che Di Giacomo non ha avuto alcuna possibilità di difesa avendo le mani impegnate da buste della spesa e da uno zaino che portava con sé. “È stato colto di sorpresa”, ha spiegato il pubblico ministero, “mentre il Vassalli impugnava la pistola, pronta all’uso e nulla ha potuto fare, per difendersi, il povero Di Giacomo, spaventato che ha tentando vanamente di fuggire”. In udienza, ieri, era presente anche Vassalli che è arrivato in Tribunale scortato dagli agenti penitenziari. L’imputato ha ammesso le sue responsabilità sostenendo, però, che non avrebbe voluto uccidere il fisioterapista e che i colpi dalla sua pistola partirono accidentalmente in seguito alla colluttazione avuta con la vittima. L’imputato ha sostenuto di avere atteso il fisioterapista sotto casa per fargli assumere le sue responsabilità rispetto alle sue pretese rivendicate con la causa civile che aveva intentato in precedenza. Per il presunto assassino, la vittima avrebbe procurato lesioni permanenti alla figlia in seguito a presunte manipolazioni errate fatte sulla ragazza.
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