Sentenza confermata: Riccardo Bossi, figlio del fondatore della Lega Umberto, è stato condannato in appello a un anno e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali. Caduta la querela per minacce. L’avvocato del 47enne figlio del “Senatur” ha però già annunciato il ricorso in Cassazione.
La prima sezione penale della Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione inflitta in primo grado a Riccardo Bossi.
Il verdetto convalida le accuse di maltrattamenti in famiglia per fatti risalenti agli anni 2016 e 2017, quando l’uomo era stato accolto in casa dalla madre, la vittima dei maltrattamenti, a seguito di uno sfratto per morosità.
Secondo la ricostruzione processuale, la convivenza all’interno dell’abitazione di Azzate è stata segnata da continue e violente pressioni economiche: per estorcere denaro alla donna, il quarantasettenne l’ha tempestata di messaggi, minacciando di vendere i suoi preziosi, spingendola contro un muro e arrivando persino a rovesciarle la lettiera del gatto nel letto.
Durante il processo a Varese, la donna ha cercato in ogni modo di alleggerire la posizione del figlio, dichiarando che i rapporti erano tornati sereni e che ogni frattura familiare era stata ormai ricomposta.
Questo tentativo di riconciliazione da parte della madre Gigliola Guidali ha permesso la revoca della querela, facendo cadere le accuse di lesioni e minacce.
Ma la parziale retromarcia non ha potuto bloccare l’iter della giustizia per l’imputazione di maltrattamenti in famiglia, reato per il quale la legge italiana prevede infatti la procedibilità d’ufficio. I giudici milanesi hanno quindi confermato la colpevolezza, mentre la difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione.
Sulla testa del primogenito del fondatore della Lega grava però un’altra tegola giudiziaria ben più pesante, diventata definitiva proprio in queste ore.
La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna a due anni e mezzo di reclusione per truffa sul reddito di cittadinanza. Le indagini hanno accertato che, tra il 2020 e il 2023, l’uomo ha intascato indebitamente dodicimila euro dall’Inps presentando un’autocertificazione falsa.
Sulla testa del primogenito del fondatore della Lega grava però un’altra tegola giudiziaria ben più pesante, diventata definitiva proprio in queste ore.
La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna a due anni e mezzo di reclusione per truffa sul reddito di cittadinanza. Le indagini hanno accertato che, tra il 2020 e il 2023, l’uomo ha intascato indebitamente dodicimila euro dall’Inps presentando un’autocertificazione falsa.
Riccardo Bossi, figlio di Umberto, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza
Nel documento dichiarava di aver bisogno del sussidio statale per pagare il canone d’affitto di una casa dalla quale, in realtà, era già stato sfrattato da tempo per morosità. Oltre alla pena detentiva, dovrà versare quindicimila euro di risarcimento all’ente previdenziale.
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