La decisione della Rai di affidare Report a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi al posto di Sigfrido Ranucci non chiude affatto la vicenda, ma apre una fase ancora più delicata, nella quale la protesta della redazione si intreccia con la battaglia annunciata dal giornalista e con la possibilità di un contenzioso con l’azienda. La notizia, ufficializzata nella serata di venerdì 28 agosto, ha infatti provocato una reazione immediata tra gli inviati dello storico programma d’inchiesta, mentre Ranucci ha lasciato intendere di non essere disposto ad accettare passivamente la decisione.
Ranucci, che attualmente ricopre in Rai il ruolo di vicedirettore ad personam, ha respinto le tre ipotesi di ricollocazione che gli sono state prospettate dall’azienda, vale a dire un incarico al Tg3, a RaiNews oppure una sede di corrispondenza all’estero, indicata successivamente dallo stesso giornalista come Il Cairo. A margine del suo spettacolo teatrale, il giornalista ha spiegato con estrema chiarezza la propria posizione: “Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”.
Nessuna quiete dopo la tempesta. Report ha eletto due nuovi conduttori, ma non è ancora chiaro in che veste e condizioni andrà in onda l’8 novembre. Dopo la decisione della Rai di sostituire Sigfrido Ranucci con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, la redazione si è spaccata: due degli inviati ai quali era stato proposto un ruolo centrale hanno rifiutato e sullo sfondo prende forma una possibile causa di lavoro dell’ex conduttore. Lo scenario più estremo è quello di un reintegro deciso da un giudice. Quello più immediato, invece, è una trasmissione costretta a ripartire con una squadra profondamente ridimensionata. Ranucci, da parte sua, ha già fatto sapere di non voler accettare le soluzioni prospettate dall’azienda e ha annunciato battaglia.
Com’è ormai noto, la Rai ha scelto formalmente la nuova coppia alla guida della trasmissione: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, presentati dall’azienda come giornalisti selezionati e vincitori del concorso, con esperienza maturata sul campo.
Il problema, però, è tutto ciò che resta dietro le telecamere. Una parte consistente del nucleo storico di Report non riconosce nei due nuovi conduttori la continuità editoriale del programma. Gli inviati hanno definito la decisione “completamente irricevibile” e hanno prospettato dimissioni in blocco.
La trasmissione, che nelle ultime stagioni aveva registrato ascolti intorno al 10% di share, si troverebbe così a poche settimane dalla preparazione della nuova stagione senza una squadra stabilizzata e, per giunta, senza una scaletta già pronta per la prima puntata, indicata al momento per l’8 novembre.
Ranucci ritiene che proprio questo sia il punto. Nell’evento organizzato a Favignana ha detto di vedere dietro la scelta un progetto destinato a “chiudere Report”, indipendentemente dalle responsabilità che gli vengono attribuite nel caso Lavitola.
A complicare il quadro contribuisce il fatto che la Rai non ha formalmente lasciato Ranucci senza incarico. Al giornalista, che ricopre attualmente il ruolo di vicedirettore ad personam, sono state prospettate tre possibilità: un incarico al Tg3, il passaggio a RaiNews24 oppure una sede di corrispondenza all’estero. Ranucci ha successivamente precisato che la destinazione prospettata sarebbe stata Il Cairo.
Ranucci escluso da Report dà l’addio sui social criticando la scelta di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Il giornalista attacca l’azienda
Nessuna delle tre soluzioni sembra però destinata, allo stato attuale, a essere accettata. “Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”, ha dichiarato Ranucci. Sul Tg3 e RaiNews ha ironizzato parlando di “asilo politico” e chiedendosi perché dovrebbe essere considerato adatto a quelle redazioni se, secondo l’emittente, non lo è più per Report.
Molto più duro il giudizio sull’ipotesi egiziana. Sigfrido Ranucci ha ricordato di vivere sotto scorta da prima dell’attentato subito e ha sostenuto che al Cairo rimarrebbe senza quella protezione.
Da qui la frase: “Forse auspicano che potrei fare la fine di Giulio Regeni”. E ha poi paragonato ironicamente la sede egiziana a una sorta di “Siberia” utilizzata per allontanare giornalisti da altre posizioni.
Ranucci può fare causa alla Rai? L’ipotesi demansionamento
La battaglia più delicata potrebbe quindi spostarsi davanti a un giudice del lavoro. Il legale di Ranucci, Roberto De Vita, ha annunciato iniziative “in ogni sede” contro una decisione che, a suo giudizio, colpisce non soltanto il giornalista ma anche l’indipendenza dell’informazione pubblica.
Il nodo è il possibile demansionamento. Per Ranucci il mantenimento di una vicedirezione ad personam non risolverebbe il problema se, contemporaneamente, venissero sottratte la conduzione e la responsabilità editoriale esercitate per anni a Report. Il giornalista è autore del programma dal 2006 e ne è diventato conduttore nel 2017, dopo il passo indietro di Milena Gabanelli.
Negli uffici Rai viene citato anche il precedente di Filippo Gaudenzi, giornalista del Tg1 che ottenne ragione in una causa per demansionamento dopo essere stato sostituito alla conduzione serale. Gaudenzi non tornò poi nel precedente ruolo, optando per un risarcimento di circa 350mila euro.
Il caso Ranucci presenta però caratteristiche differenti. Il giornalista ha 65 anni, sarebbe a circa due anni dalla pensione e avrebbe inoltre un consistente numero di ferie da utilizzare. Tutti elementi che potrebbero rendere meno probabile un reintegro effettivo, anche perché una causa di lavoro può richiedere tempi lunghi.
Il reintegro, in definitiva, resta un’ipotesi remota. Ma è proprio la possibilità che un giudice possa contestare la ricollocazione decisa dall’azienda a rappresentare una delle maggiori incognite dei prossimi mesi.
A rendere ancora più complicato il passaggio di consegne è stata la reazione della squadra storica di Report. Gli inviati hanno definito la scelta della Rai “completamente irricevibile”, contestando l’idea che i nuovi conduttori possano rappresentare la continuità della storia e dei valori costruiti dalla trasmissione negli anni.
La redazione ha inoltre prospettato la possibilità di dimissioni in blocco, precisando di non aver mai sfiduciato Ranucci e di averne, al contrario, sostenuto la riconferma. Una protesta che potrebbe avere conseguenze concrete sulla prossima stagione, soprattutto perché Bernardo Iovene e Giulio Valesini, indicati dalla direzione come figure centrali della nuova organizzazione interna, hanno deciso di non accettare gli incarichi proposti. Il problema, quindi, non riguarda più soltanto chi siederà davanti alle telecamere, ma la possibilità stessa di ricostruire una squadra sufficientemente solida per riportare in onda Report.
La possibile causa contro la Rai
Sul fronte legale, intanto, si apre un altro capitolo. Il legale di Ranucci, Roberto De Vita, ha annunciato iniziative “in ogni sede”, lasciando sul tavolo anche l’ipotesi di una causa di lavoro. Al centro della questione potrebbe esserci soprattutto il possibile demansionamento, considerando che la perdita della conduzione e della responsabilità editoriale di Report rappresenterebbe un cambiamento significativo rispetto alle mansioni svolte da Ranucci per molti anni. Il giornalista è autore di Report dal 2006 e ne è diventato conduttore nel 2017, dopo l’addio alla conduzione di Milena Gabanelli. L’eventuale mantenimento del titolo di vicedirettore ad personam potrebbe quindi non essere sufficiente, secondo la linea che potrebbe essere sostenuta dai suoi legali, a compensare la perdita delle funzioni concretamente esercitate.
Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche quella di un eventuale reintegro deciso da un giudice, anche se si tratta al momento di uno scenario possibile ma tutt’altro che certo e che potrebbe richiedere tempi lunghi. Il precedente di Filippo Gaudenzi, che ottenne ragione in una controversia per demansionamento, viene osservato con attenzione negli ambienti Rai, pur trattandosi di una situazione con caratteristiche differenti.
Ranucci, intanto, non sembra intenzionato a considerare conclusa la propria esperienza in Rai né tantomeno questa battaglia. Parlando della possibile protesta degli inviati, ha detto: “Fanno bene a dimettersi perché quei nomi vanno bene per altre cose ma non per Report. È uno schiaffo alla meritocrazia, alla squadra di Report e a quello che ha saputo dimostrare in questi anni, alla sua storia, alla sua indipendenza”. Poi l’affondo più pesante: “Credo che questo sia un progetto per chiudere Report e ci sono riusciti perfettamente, indipendentemente dalle mie responsabilità”. Una frase che fotografa bene il clima che si è creato attorno alla trasmissione. La Rai ha scelto i nuovi conduttori, ma la partita è tutt’altro che terminata, e Ranucci almeno per ora lo ribadisce senza lasciare spazio a interpretazioni: “Il mio non è un addio”.
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.