Renzi, tra riforma Cartabia della giustizia e referendum

La riforma della giustizia con tempi dei processi più veloci è   l’obiettivo chiesto dalla UE come condizione per il finanziamento del PNRR, a condizione che non rappresenti un regolamento di conti tra  la politica e la magistratura.  In parole semplici si devono  rispettare le prerogative di indipendenza ed autonomia della magistratura. In caso diverso  la UE la censurerebbe, come è avvenuto per le leggi di Ungheria e Polonia che hanno ridotto l’indipendenza dei giudici.

Sarà  contrastata  ogni modifica della Costituzione che alteri il rapporto tra poteri dello Stato. Questo vale per la complessiva riforma civile, penale e soprattutto ordinamentale, compreso il CSM.

Quanto alla giustizia penale conterrà   misure per l’efficientamento: sono un atto dovuto dal governo in carica e dal precedente con Bonafede ministro, completamente  insufficiente.

Si sapeva che il tema della prescrizione era incandescente, caricato com’era da valenze politiche generali. Parte del M5S con i fucili carichi stava a vedere come il governo Draghi e la ministra Cartabia avrebbero trattato la riforma Bonafede; ma senza considerare che questa, con il principio ‘fine processo mai’ riferito a quelli che registravano una condanna in primo grado, avrebbe dovuto fare i conti con il principio costituzionale della ragionevole durata del processo, contro il quale andava a sbattere. D’altra parte, la riforma della riforma a firma Cartabia conteneva termini troppo brevi per i giudizi di appello e di cassazione dopo i quali far scattare la nuova ‘prescrizione processuale’, che estingue non il reato ma il processo.

Era l’occasione per affrontare responsabilmente il nobile tema del confronto tra i due interessi in gioco, quello dello  Stato alla conclusione dei processi e quello di ogni individuo a che dopo un certo tempo non si parli più di lui (è il principio, già accolto nell’ordinamento giuridico sia pure in relazione alla cancellazione dei dati personali, del diritto all’oblio contenuto nell’art. 17 europeo del Regolamento 2016/679). Invece si è scatenato un poco apprezzabile conflitto, tutto e solo politico, che ha lasciato in ombra i veri e sostanziali aspetti del tema della prescrizione. Questa rappresenta la patologia del mancato funzionamento del processo in tempi giusti: il sistema non riesce a definire nel merito tutti i procedimenti e così una parte di essi si chiude con l’estinzione del reato dopo il decorso di un certo tempo.

Video: La riforma della Giustizia (Mediaset)

Il cuore della rivolta sulla prescrizione è la commissione Giustizia della Camera, fortino dei fedelissimi di Bonafede. Oltre al presidente Perantoni si fa sentire Giulia Sarti, che invoca l’uscita dal governo Draghi. Con lei l’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, mente della «Spazzacorrotti» insieme all’ex Guardasigilli. Dalle frange più giustizialiste del M5s arrivano anche le critiche delle ultime ore al contiano Stefano Patuanelli, che in Cdm ha detto sì alla riforma Cartabia. Silenzio da altri big considerati vicini a Conte, come la vicepresidente del Senato Paola Taverna e il capogruppo a Palazzo Madama Ettore Licheri. Per l’avvocato di Volturara Appula è il segnale che le sue truppe non sono così compatte come sembravano qualche settimana fa. La maggioranza dei parlamentari non vuole giocarsi le chance di rielezione spaccando il M5s in due partitini. La scissione, al momento, resta una minaccia.

Mossa del leader di Italia Viva Matteo Renzi sul fronte giustizia. “Dal 1992 – ha detto a SkyTg24 – l’Italia è oggetto di uno scontro tra Politica e Magistratura’  La mia idea è che questa Guerra dei Trent’anni deve finire; i politici fanno le leggi senza invasione di campo dei magistrati, e i magistrati fanno i processi senza invasione di campo dei politici. I referendum aiutano? Forse sì, ci sto riflettendo e nei prossimi giorni deciderò. Ci sono due cantieri aperti – ha aggiunto – quello del ministro Cartabia e quello dei referendum che sono stati pensati non dalla Lega ma dai radicali, storici promulgatori di battaglie”.

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