Renzi, malauguratamente, tra Grillo e Salvini…

Il premier Matteo Renzi ha avuto stamane un lungo colloquio telefonico con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Al centro del colloquio la lotta contro il terrorismo, con particolare riguardo alla situazione libica e ai passi politici e diplomatici, nel quadro del Consiglio di sicurezza Onu, per riportare sicurezza e pace nel Paese. “Non è il momento per l’intervento militare, apprezzo molto che su politica estera non ci siano divisioni tra i partiti. Vedremo che fare quando sarà il momento ma è bene che sulla una situazione di politica estera delicata il paese non si metta a litigare. Da tre anni in Libia la situazione è fuori controllo, lo abbiamo detto in tutte le sedi e continueremo a farlo. Ma la comunità internazionale se vuole ha tutti gli strumenti per poter intervenire. La proposta è di aspettare il consiglio di sicurezza Onu. La forza dell’Onu è decisamente superiore alle milizie radicali. Sulla Libia occorre saggezza, prudenza e senso della situazione. La vicenda è problematica, la seguiamo con grande preoccupazione e attenzione, ma non si passi dall’indifferenza totale all’isteria e a una reazione irragionevole”. Questa è stata, e letteralmente, la risposta del premier in cui esclude un intervento militare ed invita i partiti a non litigare sulla politica estera e non cedere all’irragionevolezza ed all’isteria. Vox clamantis in deserto, ovvero, voce che non viene ascoltata. Non viene ascoltata da Grillo che comicamente afferma: “Se Renzie vuole la guerra ci vada lui con Napolitano al seguito. Vedendoli, l’Isis si farà una gran risata e ci risparmierà. Non spetta al Governo decidere se entrare in guerra ma ancora al Presidente. Aspettiamo un monito dal Presidente, anche piccolo piccolo, al bulletto di Rignano. No alla guerra. Questo Governo dà i numeri, sento che parlano di soldati e guerra con facilità, ma è già stata fatta una cazzata nel 2011 con Gheddafi, lo ha ammesso anche Prodi, non ripetiamola. Prima di qualsiasi intervento bisogna capire che cosa fare, trovando accordi sul territorio e fermare gli sbarchi”. Sola nota giusta, da parte di Grillo, è quella di richiamare ad accordi sul territorio, cosa che potrebbe accadere con un intervento non da parte dell’Onu, ma da parte della Nato. Per la restante parte del suo intervento roboante Grillo non si rende forse conto che non è più su un palco per rendere performance comiche, ma è un capo politico. Capo politico da cui ci si aspetterebbe interventi di ben altro spessore. Consiglierei a Beppe Grillo di ascoltare meglio, riflettere e tacere. Mi sono pentito sempre di aver parlato ma mai di aver taciuto, diceva il grande Eduardo De Filippo, che non era un comico ma un drammaturgo. Idem con patate per Matteo Salvini che mette in guardia il governo sui rischi di un intervento in Libia senza una chiara strategia. Segue un affondo contro l’Esecutivo: “Il governo Renzi è pericoloso e parla di guerra a vanvera”. Renzi ha, diversamente, nel suo intervento escluso la guerra. E poi, dice ancora Salvini: “Leggo sui giornali polemiche inutili e prive di senso sulle mie parole a proposito degli sbarchi di clandestini. Ho solo detto di soccorrerli e aiutarli in mare, ma di non farli sbarcare. Il governo parla di guerra e poi facciamo i traghettatori per conto dell’Isis?. Alfano prima dice che le mie parole sono in commentabili e poi ammette che c’è la possibilità che tra i clandestini si nascondano terroristi”. Questo, caro Salvini, è un fatto, la guerra è altro. A mio modestissimo avviso, non bisogna mettere in tavola, come avviene a Natale, l’insalata di rinforzo perché contiene “cavoli”, che rimandano, per mera estensione, alle cavolate. Speriamo che Salvini lo colga e non spari più sciocchezze. Sulla stessa linea la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che chiede di interrompere l’accoglienza ai profughi “finché l’Isis non sarà cacciato dalle coste libiche. L’Isis gestisce il traffico quindi stop totale all’accoglienza dei profughi finché l’Isis non sarà cacciato dal Nord Africa. Perché va bene tutto, ma i flussi migratori li vogliamo scegliere noi e non farceli imporre dagli integralisti”. Anche nel Pd ci sono le prime voci critiche all’eventualità di un intervento militare in Libia. L’esponente della minoranza Pippo Civati dice: “Si parla di combattere, a me questo linguaggio non piace e non penso che si debbano mettere le cose in questi termini. Consiglio a tutti prudenza, pensando che proprio la Libia pochi anni fa è stata oggetto di un’operazione militare non risolutiva”. Questo è vero, e lo diciamo in un articolo pubblicato in questa stessa giornata. Articolo molto critico che fa un preciso riferimento ad una missione del 2011, ma per il momento non si parla di combattimenti. Gli Stati Uniti chiedono intanto una soluzione politica al conflitto  condannando l’uccisione di 21 egiziani copti da parte dell’Isis in Libia definendola spregevole e codarda. Ma sono molti i Paesi che ora chiedono una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra questi in particolare c’è la Francia, che ha diffuso un comunicato congiunto con l’Egitto in cui si esprime preoccupazione per l’espansione dei jihadisti in Libia e sottolineato la necessità di nuove misure da parte della comunità internazionale. Intanto l’Egitto  ha iniziato a bombardare Tripoli inviando il suo ministro degli Esteri Sameh Shukri a New York per incontri urgenti e per avviare contatti immediati con gli alti responsabili dell’Onu e riferire gli sviluppi della situazione attuale alla luce dell’abietto atto terroristico che ha colpito alcuni cittadini egiziani per mano dell’Is in Libia. Shukri chiederà alla comunità internazionale di assumersi le sue responsabilità e di compiere azioni forti, efficaci e decisive contro le organizzazioni terroristiche che condividono la stessa ideologia estremista e che intendono realizzare gli stessi obiettivi perversi. Il premier libico Abdullah al Thani chiede all’Europa e all’Occidente un intervento militare, “Ci stiamo coordinando con la nostra controparte egiziana per combattere l’Isis e rinnoviamo il nostro appello alla Comunità internazionale ad armare le Forze armate libiche”.  Il premier libico, in nuce, chiede alle potenze mondiali di sostenere la Libia e intraprendere azioni militari, o questa minaccia, leggi Isis, si sposterà nei Paesi europei, in particolare l’Italia. Matteo Renzi rimanda una decisione all’Onu: “Da tre anni in Libia la situazione è fuori controllo, lo abbiamo detto in tutte le sedi e continueremo a farlo. Ma la comunità internazionale se vuole ha tutti gli strumenti per poter intervenire. La proposta è di aspettare che il Consiglio di sicurezza Onu lavori  più convintamente sulla Libia, anche se è comprensibile che ci siano altre questioni: l’Ucraina, la Siria e l’Iraq, il Medio Oriente…”. La discussione sulla situazione in Libia dovrebbe tenersi giovedì. Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ha scritto alla presidente della Camera per chiedere che sia messo immediatamente in calendario un intervento del governo: “Gli ultimi giorni hanno rappresentato il momento di crisi peggiore da quando i fondamentalisti dell’Isis hanno preso di mira l’Europa”. Il tutto, quindi, sarà discusso giovedì prossimo.

Roberto Cristiano

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