Renzi in corsa, tra sconfitta elettorale, riforme e Berlusconi

Renzi non nasconde la sconfitta subita alle comunali anche se, a suo dire, i risultati sono a macchia di leopardo: “Queste elezioni dicono con chiarezza che con il Renzi 2 non si vince. Devo tornare a fare il Renzi 1. Infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito. Una cosa è certa e dice che le primarie sono in crisi. Dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita”. Da oggi, aggiunge, le riforme sono più vicine, non più lontane. Adesso dovrò aumentare i giri, non diminuirli. La vera accusa che mi si dovrebbe rivolgere non è di avere messo i miei al governo, ma di non averli messi nel partito. La scena per ora si sposta a palazzo Madama dove sono in attesa la scuola, la Rai e la riforma costituzionale. Il ddl sulla scuola è in bilico ed alcuni senatori ribelli si mostrano interessati all’emendamento di Sel che vuole stralciare la norma sui precari. Renzi è disponibile a trattare, ma fino a un certo punto. Non sfugge sicuramente a Renzi che Forza Italia non è pronta al voto anticipato ed è pronto ad un nuovo patto che consenta di proseguire la legislatura portando a casa riforme importanti. Per mero esempio c’è interesse, da parte di Forza Italia, e per quanto riguarda la riforma costituzionale, che i senatori siano eleggibili. No, quindi, ai listini regionali. Est modus in rebus, il giusto è nel mezzo, potrebbe essere una soluzione. Ovvero, una parte con listini regionali e una parte eletti. Renzi non può evitare di parlare di sconfitta, ma da oggi per Palazzo Chigi si pone anche una questione davvero calda che è rappresentata dalla riforma della legge elettorale. L’Italicum è stato approvato in via definitiva alla Camera, ma era stato concepito dal PD renziano in un quadro politico, in cui si pensava che o il premier avrebbe vinto con oltre il 40% dei voti già al primo turno le elezioni politiche o avrebbe prevalso ugualmente e senza problema al ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza. I dati di domenica e lunedì hanno dimostrato che il centro-destra potrebbe riuscire a battere il PD anche al ballottaggio, perché non è scontato che i voti dell’M5S vadano a sinistra. Lo stesso dicasi nel caso in cui dovesse arrivare al ballottaggio un candidato di Beppe Grillo, in quanto 5 secondi turni vinti in questa tornata elettorale dimostrerebbero che anche i pentastellati avrebbero una certa capacità attrattiva nei confronti dell’elettorato alternativo al PD. Inoltre, se fino a 2 giorni fa i democratici pensavano di essere avvantaggiati nei ballottaggi, data la scarsa affluenza al voto, che storicamente colpisce l’elettorato avversario, oggi non ci sono più certezze. Anzi, l’astensionismo avrebbe colpito stavolta un pò più a sinistra, perché il PD di Renzi non sarebbe considerato riconoscibile da quel tipo di elettorato. Dunque, la certezza che Renzi vincerebbe un ipotetico  ballottaggio alle elezioni politiche non esiste più. Da qui, l’ipotesi tutt’altro che fantasiosa che il premier apra alle modifiche per correggere l’Italicum, laddove si presentasse rischioso per il suo partito. Palazzo Chigi smentisce che metterà mano alla legge elettorale, anche perché fa notare come abbia perso a questo giro anche la minoranza di sinistra dentro il PD. Se ciò è vero, è indubbio che le opposizioni, dall’M5S a Forza Italia, passando per la Lega Nord, si siano rianimate, dopo la batosta subita 13 mesi fa alle elezioni europee. Il peso contrattuale di Silvio Berlusconi, nel caso in cui il premier tornasse a trattare con lui, è cresciuto. E Renzi potrebbe aprire proprio a Forza Italia, anziché farsi rosolare dalla minoranza interna del suo partito, convinto che il leader azzurro non abbia voglia di andare alle elezioni anticipate adesso, essendo per ora secondo a Matteo Salvini. Quindi, Berlusconi potrebbe sostenerlo al Senato con una pattuglia di senatori a reggergli il governo, anche se in cambio vorrà qualcosa. La moneta di scambio potrebbe riguardare l’Italicum che ha come obiettivo stabilità e governabilità nell’interesse di tutti. Renzi, a quanto pare, non è più il padrone dell’Italia ma non è disponibile a cambiare l’Italicum. Al momento Renzi incalzerà sulle riforme e tornerà a girare attraverso l’Italia e dell’Italicum non si parlerà.

Roberto Cristiano

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